animaliste per finta

ANIMALISMO E FERITE EMOTIVE

QUANDO L’ESSERE ANIMALISTI NASCONDE FERITE INTERIORI

Spesso dietro l’essere “animalista” si celano ferite interiori che ci tengono in realtà separate dalla Natura.

Nei cammini di consapevolezza e riconnessione a Madre Terra, ho conosciuto persone che sono parte della natura, che nella natura si sono integrate, e altre che la difendono strenuamente, ma da fuori – da un’idea, da una struttura mentale o da una ferita.

  • Le prime sono persone pacifiche e sono per il “vivi e lascia vivere”.

Sono fiduciose della Legge di Natura, appunto. Sanno che le cose vanno comunque come la Natura vuole – la Natura in terra e la natura dello Spirito – due dimensioni che, peraltro, non sono mai separate.

Possono avere scelto di mangiare vegano, crudista o quello che sentono, ma non portano in sé la ferita dell’ingiustizia da riparare.

Possono avere scelto stili di vita alternativi, di vivere in un bosco o in campagna, fuori dall’esubero e dal rumore, dalla fretta e dalle imposizioni arbitrarie, ma la loro priorità è la pace, stare bene, seguire tempi naturali. Non combattere chi non lo fa.  

  • Le seconde sono arrabbiate con il mondo, si sentono vittima di una continua ingiustizia e giudicano il modo di mangiare o di comportarsi di chi non ha fatto le loro stesse scelte.

Sono ancora distanti dal provare la pace di un delfino, di una pecora, di un gatto o di una quercia, se non a piccoli sprazzi. E non sono consapevoli di essere in qualche modo “fuori” dal flusso di costoro e degli altri esseri naturali, che per loro natura vivono senza filtri o sovrastrutture mentali.

In questo modo, purtroppo, si continua a farsi del male. A perpetrare rabbia e violenza. Si crede di essere parte dell’insieme naturale, ma non lo si è. Permangono ancora troppe strutture mentali e soprattutto ferite aperte, spesso vecchie o antiche.

Troppo spesso oggi, per esempio, si assiste a un accanirsi sanitario su animali sani nei canili, nei gattili e anche nelle case. Troppo spesso femminili deviati e frustrati esercitano sull’animale il lato “ombra” del sacro Femminino.

Infine, ci sono le persone che fluttuano nel mezzo, che presentano vari gradi dell’uno e dell’altro insieme a seconda delle situazioni. A seconda di quanto hanno lavorato sulle loro ferite e quanto sono riuscite a suturarle e a trovare un loro spazio integrato nell’ecosistema.

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L’ANIMALISMO E L’OMBRA DEL FEMMINILE

Cos’è l’ombra del Femminino?

Parliamo della Gorgone divoratrice, la Madre invadente, la Matrigna manipolatrice piena di paure (in realtà, è terrorizzata), l’Imperatrice rigida e severa, che non ti permetterà di adottare un gatto se non lo tieni chiuso in casa e ti controllerà a vista se non fai la punturina al cane.

È la Regina di Biancaneve, ossessionata dal controllo e dal voler fermare il flusso della vita. È Demetra che blocca la fertilità di tutta la terra quando la figlia Persefone finisce nell’Ade.

La ferita del vuoto da colmare. La ferita da ascoltare, da curare, da integrare.

Queste figure rappresentano:

  • il femminile che non genera, ma trattiene o congela
  • la madre che non lascia andare
  • la regina senza terra fertile
  • la donna che ha perso il corpo, il ritmo, il limite

Canili e gattili ne sono pieni, e in un mondo a rovescio, queste persone si considerano e vengono considerate “animaliste”.

Interi imperi patriarcali, oggi come ieri, prosperano su questo femminile deviato.

Interi business oggi ruotano attorno al nostro estraniamento dalla natura, ci costruiscono castelli dentro, mangiano grazie alle nostre paure – che tutto hanno tranne che essere naturali. E se vivi a stretto contatto con il selvatico e con gli animali e li osservi questo ti sarà chiarissimo.

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IL MONDO AL CONTRARIO

Purtroppo, a farne le spese sono gli animali stessi: per esempio, cani e gatti imbottiti di antibiotici e altri farmaci, e ridotti in cattività, sia nelle strutture che li raccolgono, sia quando vengono dati in affido.
L’essere umano disconnesso dalla natura ha dimenticato che vale più un giorno da liberi esposti alla vita e ai pericoli che comporta che cento in un immaginario e arbitrario “riparo” dalla morte, lontano dal sole, dalla terra, dal contatto con i loro elementi.

Perché vale più un giorno da vivi che cento da esperimento sintetico, simulazione di vita. Ma un cuore che è stato disinnescato non è più capace di sentirlo.

In tutti questi casi, il problema non è mai la sicurezza o meno dell’animale.

Quello che è in ballo qui è il terrore della vita (che è anche dolore e morte) dell’umano coinvolto. Il quale, a sua volta, fa da fulcro inconsapevole a un intero sistema schiavista e sfruttatore.

La solita ferita non vista e non ascoltata. È questo che crea “il mondo al contrario”.

Molti sedicenti “animalisti” non hanno un’idea della natura dell’animale, dato che la vita la temono. Sono terrorizzati dall’idea che chi amano possa vivere libero. Fuori dal loro controllo mentale, con il rischio di perderlo. E lo chiamano amore.

Ed eccovi servito il mondo al contrario. Un mondo di persone che, dagli animali, devono ancora apprendere l’ABC.

Il loro cuore, per paura di soffrire, è chiuso. In questo modo, nessuna lezione dal mondo naturale può entrare per riconnetterli. Ma sono convinti di essere “dalla parte degli animali”.

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QUAL È LA DIFFERENZA TRA I DUE INSIEMI DESCRITTI?


L’aver fatto pace o no con la dimensione terrena. L’avere accettato o no che il dolore del mondo non è risolvibile – e non è da “risolvere”.

L’aver compreso che il disegno è molto più grande, ed è tutto “Natura”.

L’avere integrato oppure no la Morte come non-opposta alla Vita e il dolore come non ingiusto, come parte della Natura stessa e di ciò che essa ha richiesto come portale transitorio e motore.

L’avere compreso e accettato il libero arbitrio di ogni anima – e quindi di ogni essere incarnato come individuo autonomo e responsabile di sé.

L’avere accettato oppure no che ogni dolore ha dietro un senso molto più grande di quello che vedono gli occhi e una certa logica limitata – quella puramente mentale, sconnessa dal cuore e dalle radici.

Il fidarsi o meno della Natura stessa e del suo corso. La capacità – o meno – di rinunciare a controllare le cose.

La capacità o meno di sentire – non il dolore di proprie ferite mai curate, ma gli stimoli che ci arrivano da chi abbiamo davanti nel presente e la capacità di coglierne i messaggi sottili.

La capacità – o meno – di comprendere la nostra finitezza e il nostro umile posto nel quadro generale.

La consapevolezza di essere parte di un insieme, e non protagonisti assoluti. L’umiltà e la fiducia nel Tutto e nelle sue leggi.

La vera pacificazione non è resa: è essere davvero DENTRO, affidarvisi e vedere o sentire il disegno generale.

Le ferite aperte – il dolore che ci fa provare un gatto che non torna o un animale che muore o un essere che vive fuori dal nostro controllo – causano i danni più grandi sugli altri, all’esterno, nel mondo.

Ed è raro che qualcuno causi danni per malvagità. Guardati dentro: quasi tutti lo fanno e lo facciamo per un dolore non curato in noi, che poi tramite un gioco di proiezioni va ad inficiare la vita di un essere libero.

E qui spesso è l’anima animale a doversi sacrificare in questo ruolo, finché non ci risveglieremo.

Nell’antichità si usavano i sacrifici animali, finché non c’è stato un passaggio di frequenza di un’ottava e l’essere umano, dove la spiritualità è sopravvissuta, ha potuto traslare sul piano simbolico e immateriale ciò che voleva celebrare e ottenere.
Da lì in poi, non c’è più stato bisogno che certe anime scegliessero di sacrificarsi per sopperire a quella incomprensione, quella mancanza, quella incapacità di trascendere.

Ecco, oggi ci è richiesto un altro upgrade di questo genere.

Dovremmo smettere di proiettare sugli animali le ferite che portiamo dentro, che sono punti dolenti a tutti gli effetti nostri.

Dovremmo metterci mano noi e solo questo renderebbe possibile una vera integrazione tra di loro, che vivono a tutti gli effetti nel presente, incapaci di pre-occuparsi, di giudicare e di provare stress inutile e ingiustificato.

Ecco come rendere possibile una riconnessione alla nostra Fonte naturale – in terra come nello spirito, perché si tratta realmente di un ponte sempre attivo.

ESSERE, davvero, essere e basta. Come un gatto, un cane, un serpente, una coccinella, un acero.

ESSERE Natura e non limitarsi a parlarne o a vivere la natura secondo le proprie ferite.

La Natura non giudica e non pre-giudica.

La Natura prevede sia momenti di violenza, che momenti di dolore – sebbene molti meno di quelli creati e causati dall’essere umano, che sono in gran parte frutto di costrutti mentali.

Dispiace che tante persone vengano allontanate dalla possibilità di re-integrarsi in Natura a causa della rabbia di altri esseri umani che sono puramente in reazione, e che magari si definiscono “animalisti”.

Non ne sono consapevoli, ma loro gli animali li conoscono solo come oggetto di loro proiezioni, ansie e paure, non nella loro essenza.

Dispiace scoprire che quando consigli un menù vegano da leccarsi i baffi (e poter mangiare il triplo degli altri!) molte persone si mettono sulle difensive, come se tu stessi per aprire una guerra mentre volevi solo condividere una ricetta!

A che grado è salita la reattività delle persone oggi?

Dispiace anche il dolore-per-il-dolore, nel quale vivono tante persone, mentre gli stessi spiriti animali ci insegnano e cercano in tutti i modi di comunicarci che c’è un senso…

Che a volte il dolore è una compensazione per essere stati prima, per esempio, un umano crudele con gli animali stessi; altre volte è un percorso iniziatico di quell’anima, per esempio mettendosi a disposizione come Maestro, come discepolo o come vittima sacrificale; a volte è un’anima novizia che sperimenta la vita in un soffio prima di tornare per un’intera esistenza terrena (come sostiene Chantal Dejean); altre volte ancora è l’anima animale che sceglie di immolarsi per qualcun altro e così evolvere esponenzialmente, come fanno solo i Messia – e, appunto, gli animali…

Oltre al fatto che un animale soffre per un dolore reale, mentre l’essere umano se lo crea prima che avvenga qualcosa a causarlo (appunto con preoccupazioni, idee limitanti, convinzioni errate, ansie a vuoto).


UMANO-ANIMALE: LA VERA OPPORTUNITA’

C’è un mondo immenso dietro tutto quello che muovono in noi gli animali. Da un animale da compagnia a un popolo di animali selvatici a un animale in prigionia a un esemplare spuntato dal bosco a un banco di pesci…

Queste anime possono muovere leve che un incarnato umano non riuscirebbe a muovere.

Cerchiamo dunque di approfittarne a piene mani e di mettere mano a quello che ci fanno sentire e che suscitano in noi, anziché cercare di fermare il corso della vita e della libertà altrui…

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Sonia Serravalli

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