mente olistica

HAI UNA MENTE DUALE O OLISTICA?

NON E’ IL MONDO, E’ LA MENTE CHE E’ DUALE O OLISTICA

Ieri, uno scambio con un altro divulgatore/influencer mi ha accompagnata a un punto di vista che non avevo considerato.

A fronte del fatto che ormai siamo a conoscenza, anche in occidente, di sistemi di guarigione olistici (quindi globali, della persona “a tutto tondo”), con risultati tangibili e duraturi, scopro da una delle persone che, come me, opera per il benessere di sé e degli altri, una posizione inaspettata.
Il quid che potrebbe finalmente spiegarmi il perché, tra le altre ragioni (superstizione, identificazione con il proprio male o altro), davanti a possibilità di questo genere, le persone non accorrano in massa – come mi aspetterei, se tutti l’avessero vissuta come me.

healing


La frase che ha usato mi ha acceso la lampadina, e la frase è stata: “Noi siamo di un’altra parrocchia.”
Il motivo mi viene poi spiegato solo a fronte di mia insistente richiesta – “ma perché, se io sono guarita e vedo regolarmente persone guarire davanti ai miei occhi? Cosa mi sto perdendo”?

Voglio sempre arrivare in fondo alle cose: non è un atto di sfacciataggine, è l’esigenza esistenziale di vedere il tuo punto di vista perché potrebbe, un giorno, finalmente, completare il mio quadro.

Ha poi continuato spiegandomi che il problema non è che non ci crede ed esclude la possibilità, e non è neanche di antipatie o simpatie verso chi opera. Bensì che, secondo lui, guarigioni tanto prodigiose abituerebbero le persone a cercare la soluzione all’esterno anziché guarirsi da sé e che non esiste una guarigione all’infuori di sé.

Fabio Guido Pea


A parte il fatto che questi termini, e questa posizione, mi ricordano tantissimo uno stampo educativo molto noto a tutti nel nostro paese, ma questo discorso apre un tema che è, per me, almeno dieci volte più grande di questa semplice scelta, che a me pare tanto una chiusura.

(Il nostro stampo educativo ci fa vivere con voci non nostre che spesso ci guidano da dentro, quali: se è facile è per forza “demoniaco” o sbagliato; è troppo bello per riuscire ad accettarlo e farmene carico; me lo devo “meritare”; dovrò per forza “scontarlo”; non sono degno; accettare il miracolo sbarellerebbe via tutte le mie convinzioni; vivere il miracolo mi renderebbe responsabile dell’infinito).

Facciamo un po’ di chiarezza, perché forse mi sono sempre spiegata male.

🔎PUNTO 1

Qualunque passo io abbia mosso e chiunque abbia collaborato con me ha sempre esplicitato chiaramente l’invito a risveglio e responsabilizzazione.

Lo dico spesso: se vuoi guarire un dito, vai dal medico. Se vuoi che la guarigione del dito sia una conseguenza, magari non immediata, dell’aver guarito tutto quello che ti ha portato a quel giradito, vai da un operatore che agisca a livello olistico. Quantistico.

In tutti i casi, se non ci metti del tuo, non cambierà nulla. Neanche di fronte a un dio, perché nessuno può intervenire nel tuo campo se non lo permetti tu, se non lo vogliono tutte le tue parti – anche quelle di cui sei inconsapevole (un bel guaio… e la chiave di tutto).

Infatti, se sai di non essere solo una macchina, sai anche che esiste il libero arbitrio.

🔎PUNTO 2

Abbiamo finalmente accesso ad attivazioni energetiche e capacità di spostamento energetico e materico, tra chi si fa ponte e il richiedente, che ci rendono liberi da un sistema che spesso non solo non è riuscito a guarirci, ma che vive per sua stessa natura sulle nostre malattie (questo discorso NON riguarda assolutamente i medici coscienziosi, capaci, comprensivi e al servizio dell’essere umano).

E noi, che ci autodefiniamo “olistici” e frequentiamo ambienti sedicenti “olistici”, cosa facciamo?
Iniziamo a creare “parrocchie”… A cercare di confutare l’altro o a trovare conforto nella tendenza di ravvisarvi un avversario.

Questo, in un momento storico che aspettavamo da millenni, in cui finalmente potremmo unire TUTTE le forze in campo in una coesione inedita, dalla vera medicina, alla scienza in genere (non scientismo, come giustamente distingue Faggin), alle guarigioni erboristiche, energetiche – frequenziali delle svariate tipologie e quantistiche… – e a quelle spirituali.
Ma non solo “potremmo”: questo è IL passo che si rivela ormai necessario per la Guarigione in senso lato, per la collaborazione a cui ci spingono gli stessi eventi sociali e “politici”, per la salvaguardia dell’umano e dell’ambiente in cui vive.

Il mondo si è letteralmente rovesciato. Questo mi crea ogni giorno lo stupore che susciterebbe guardare, per esempio, un arcobaleno al contrario.
Così, mentre uno dei massimi luminari della scienza, come Faggin, predica l’inesistenza della morte e il libero arbitrio della nostra coscienza quale entità creatrice, gli stessi che si proclamavano “avanti” o depositari delle conoscenze “indietro” dei lontani antichi, proprio oggi, in piena “Rivelazione”, navigano verso la separazione dei saperi e la non collaborazione. Divulgatori, figure guida, carismatici, aggregatori, influencer del settore.


🔎PUNTO 3

Come spiegavo al mio interlocutore, una qualsivoglia cura, che sia di carattere chimico o energetico (classico o quantistico), richiede per sua natura una responsabilizzazione del soggetto.
Se la persona arriva dal terapeuta/medico/guaritore/sciamano/donna-medicina o chi per esso/a senza avere intrapreso il percorso (“conosci te stesso”) che la rende PRONTA a quell’incontro, pronta a cogliere e a guarire, semplicemente non otterrà alcun risultato.

O, se li otterrà, dureranno poco, perché nel corpo si manifesteranno di nuovo gli stessi “disturbi”, che altro non sono che gli indicatori di modalità di reazione e memorie non rimosse a monte. E il corpo, che non è stupido né casuale, riproduce l’effetto di quella causa. Lui “parla” così.

Perché, mi chiedo, questa semplice e universale NATURA DELLE COSE fa così fatica a venire recepita da chiunque – passi pure i medici “classici”, ma perfino da coloro che si professano i portatori del “mondo nuovo” e dell’emancipazione della nuova Era, i colleghi che dovrebbero già da tempo avere acquisito una visione olistica e “quantistica”?

In questi termini, è assolutamente VERO che la guarigione è SEMPRE un’autoguarigione.

Se non fai la tua parte, nessun terapeuta potrà mai entrare nel tuo sistema e muovere le carte che ti permetterebbero di sciogliere il dolore. Ed è anche questo il motivo per cui un medico guarisce una persona e, davanti agli stessi identici sintomi e valori e con gli stessi rimedi, non riesce a guarirne un’altra.
Il fatto però che in occidente se succede con un medico ciò sia accettabile e venga vissuto come “normale”, mentre se questo avviene per mezzo di un guaritore energetico o spirituale gli si ritorcano contro beffa, dileggio o denuncia, mi pare un marcatore chiarissimo del fatto che l’impronta cattolica continui a guidare anche coloro che si ritengono più emancipati, evoluti e iniziati.

Il percorso di cui parlo qui sopra è naturalmente a tutto campo (olistico): purtroppo non è sufficiente accumulare tanta cultura esoterica. Ne basta meno, o a volte zero (Maometto era analfabeta, le pastorelle di Fatima non avevano studiato la Bhagavad Gita): quello che conta è viverla nel corpo e nella propria vita quotidiana.

A volte, anche se i paurosi dell’autorità fiutano una minaccia, “percorso” è PROPRIO arrivare dal guaritore giusto, dove il guaritore è solo la meta di un lungo viaggio e NON il tuo salvatore.

La mia esperienza nel mondo dell’allineamento e delle guarigioni spirituali (testimonianza del 2023 qui) solleva poi anche un’altra questione. Un fenomeno che, dopo aver viaggiato tanto, ritengo tipicamente italiano.

Quello delle “voci di corridoio”.

🔎PUNTO 4

Spesso, nonostante la disponibilità di tanti operatori nel mondo energetico/spirituale, che portano un approccio più empatico e umano rispetto alla deriva degli ultimi decenni, le persone che non hanno visto o avvertito un risultato fisico tangibile e immediato (ovviamente capita, anche per via delle leggi naturali che ho spiegato qui sopra), spesso si limitano, scopro dopo, a lamentarsi sulle retrovie, quando non a diffamare – sviando così anche altre persone da una possibilità di guarigione – anziché alzare la testa e telefonare direttamente all’operatore di riferimento per chiedergli ragione di ciò ed eventualmente pretendere risposte, spiegazioni, supporto. Che viene immancabilmente fornito, gratuitamente, anche a distanza, se richiesto.
Molti non l’hanno ancora capito, ma scegliere questa seconda strada FA PARTE integrante di alcune guarigioni.


Chiamo il primo caso la fase dell’adolescente scontento, mentre il secondo caso è quello dell’adultità.
Sapere che in Italia la fase dell’adolescente scontento è estremamente diffusa, al punto da essere vista come l’unico modello possibile di reazione e “la norma”, in tutti i campi, potrebbe se non altro aiutarci un po’ a renderci conto della situazione in cui versiamo, sia come comunità che come singolo individuo. E farci comprendere che questa non è l’unica posizione che possiamo scegliere di adottare.

Solo uscendo dalla sfera di soggezione dell’adolescente e rapportandoci al nostro terapeuta da suo pari possiamo davvero guarire.
L’autorità non esiste se non siamo noi, con il nostro assoggettamento, a rendere l’altro autorità e a temerlo. Esistono solo persone che collaborano in base ai loro ruoli e conoscenze di quel momento.

Solo chiedendo possiamo ricevere. Solo prendendoci in mano la nostra vita possiamo guarire.
E solo se comprendiamo – diventando davvero olistici – che la guarigione è SIA sempre un’autoguarigione CHE la ricerca di un “altro” che ci faccia da ponte verso il campo di coscienza unificato – senza per questo viverlo come un assoggettamento in senso cattolico o adolescenziale (ossia a un’autorità), ma come una legge ascensionale naturale di inclusione e integrazione, – possiamo davvero guarire.
Anche se ci appare più accomodante e ci dà un piacere da dopamina scegliere con un AUT-AUT, le due cose coesistono.

La guarigione è una riconnessione. Quando comprenderemo che dire riconnessione a noi stessi, dire agli altri o dire a Dio è la stessa cosa, forse potremo anche eliminare il dolore in maniera definitiva dal mondo.

Con amore (che non è un termine new age),

vostra, Sonia


Sonia Serravalli
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