I SIGNIFICATI DEL BOSCO
LE DIVERSE PERCEZIONI DEL BOSCO
Il bosco nella storia umana ha offerto sia riparo, che pericoli. Sia déi, che mostri.
Il bosco è stato origine di fiabe e di leggende, scorta di provviste e di acqua, frutteto diffuso e frigorifero naturale. Generalmente il bosco è registrato nelle nostre memorie come rifugio, casa, cibo e ossigeno, palestra naturale e strumento di crescita e apprendimento; quindi, vita.
Da quando ho aperto questo bosco/blog, ho percorso i diversi significati che il bosco ha per gli esseri umani in occidente. Quelli che ha perso, e quelli che gli sono stati cuciti su.

Archetipicamente il bosco rappresenta l’utero: ombroso, scuro, fermento misterioso e origine di mille forme di vita.
Nello stesso tempo, in una società che ha bandito qualunque verità ciclica insita nella natura, e in particolare le fasi più “scomode”, tutto ciò che è poco visibile e poco controllabile è diventato un tabù.
(Leggi anche: I MISTERI DELLA LUNA OSCURA)
E anche un facile spauracchio da brandire all’occorrenza per controllare le masse – si pensi per esempio a quanto è stato demonizzato il bosco del Medioevo in poi e anche quanto i notiziari della nostra epoca lo associno spesso a una zona piena di potenziali assalitori o scena di delitti.
Sì, se una volta afferravamo un ceppo di legno infuocato per allontanare lupi, felini o orsi, oggi lo agitiamo contro i nostri simili.
In particolare, contro chiunque osi sfidare le tenebre, il freddo, le fiabe di paura e tornare al SELVATICO (video: L’ARCHETIPO DEL SELVATICO), per dimostrare che è lì che si cela il segreto della vita e della nostra libertà.

(Leggi anche: DAL CUBO AL BOSCO)
Oggi, esistono anche diversi rituali reinterpretati dal passato pagano o reinventati, che mirano a riportare le persone in contatto con le loro capacità percettive nel bosco, anche di notte. Il forest bathing. L’ogham celtico rivisitato. La silvoterapia.
I nostri sensi si sono infatti otturati, alcuni si sono spenti (un esempio su tutti l’organo di Jakobson), altri possono essere riattivati e diversi canali possono essere sbloccati, affidandosi al bosco e agli alberi. E non solo i cinque sensi, ma anche il cosiddetto “sesto”, che in sé racchiude diversi approcci e modi di recepire e interpretare la realtà fuori dai soliti recinti percettivi cristallizzati in una vita asettica, sconnessa e sotto pressione.
(Leggi anche: SEI DEL BOSCO O SEI STATO ADDOMESTICATO?)
È nel bosco che possiamo riattivare certe connessioni neuronali. Possiamo lasciarci guidare da qualcosa che non si può né vedere, né toccare, ma che interagisce decisamente con noi.

Ogni essere vivente nel bosco porta un suo campo elettromagnetico e i suoi ricettori visivi, olfattivi e telepatici super raffinati rispetto ai nostri. Oltre a questo, le radici degli alberi formano una rete comunicante che contribuisce a far divenire il tutto un unico essere, senziente, super-sensibile e pulsante, in cui ogni sua parte collabora con le altre nel mantenimento dell’equilibrio del sistema.
Quindi, quando entri in un bosco, entri in un’identità e in un essere vivente con un suo spirito. Vieni immediatamente e completamente scansionato. Metti in allarme un’infinità di foglie e di occhietti e di micro-radici che stanno ad ascoltare se rischiano qualcosa o se sei inoffensivo.
Chi ha imparato a interagire con i boschi, non ne può più fare a meno. Anche perché non si tratta di un interesse come un altro: ne va del suo equilibrio psicofisico e della salute.
(Leggi anche: L’ALBERO DI GUARIGIONE)
Poi, c’è anche la tendenza crescente a lasciare le città e tornare a vivere nei boschi, nel nostro ambiente naturale, lontano dallo stress (malattia dell’epoca), dove i bambini possono crescere sviluppando le loro naturali facoltà fisiche e cognitive (cosa che oggi la scuola pubblica impedisce), anticorpi gratuiti e gioia. Dove l’aria è pulita, le temperature sono più sopportabili d’estate e d’inverno il freddo non è mortifero, ma semmai salvifico e medicina che tempra.

Ieri sera mentre scrivevo a un amico parlando del mondo di oggi, mi è uscita la frase: LA GENTE STA TORNANDO A VIVERE NEI BOSCHI.
L’ho sentita come un concerto bellissimo. Non ti sembra un mantra stupendo?
Ti immagini se decine di migliaia di persone ripetessero questa frase ovunque, nei loro dialoghi quotidiani, sottovoce tra una casa e l’altra, nei loro racconti e sui social? Ecco che questa bella immagine diventerebbe reale.
Ma io sento che è vero, che in effetti sta avvenendo. Prima in modo più sopito e fuori dai riflettori, poi assisteremo a uno scatto sempre più veloce e visibile, che porterà a una vera tendenza.
Questa volta, potremo davvero chiudere un cerchio epocale.
Ritornare a inginocchiarci davanti al nostro ambiente originario. Riaccogliere tutto ciò che in natura è a titolo gratuito, dato per diritto di nascita, come gli elementi.
Ripristinare rituali di preghiera, di guarigione reciproca e di ringraziamento.
Trovare il modo di chiedere scusa e di farci perdonare per i millenni devastanti nei confronti di Madre Natura e di tutte le sue creature, visibili e invisibili.
E poi, finalmente, tornare al BOSCO con le conoscenze tecnologiche di oggi, con la grazia della bioedilizia, con l’intelligenza dell’ingegneria ecologica che ha copiato i suoi strumenti dagli alberi, con la gentilezza della comunicazione non violenta, con le conoscenze per la risoluzione dei conflitti e la gestione della comunità nella comunicazione in cerchio.
Non si tratta affatto di un tornare indietro. Si tratta di un tornare a casa.
Tornare a casa con i bagagli pieni di consapevolezza e di strumenti utili a non ripetere mai più gli stessi errori. E a sposare, finalmente, Madre Terra nel rispetto e nel ritrovamento del proprio vero ruolo di figli e di custodi.
IL BOSCO FEMMINA è nato su questo influsso.
Scrivimi nei commenti cosa ne pensi tu…
(Segue con una Parte 2 tra qualche giorno)
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