L’AI STA CONSUMANDO IL PIANETA
LA CONSEGUENZA DELLE NOSTRE AZIONI
Non sono mai stata una conservatrice.
Curiosa ed esploratrice per indole, ho cambiato pelle mille volte nella vita (relazioni, case, lavori, paesi, continenti, compagnie, oggetti).
Quindi se divulgo i danni dall’intelligenza artificiale (AI) sull’ambiente (e di AI e social sul cervello umano) non è perché sono invecchiata. Non è perché sono conservatrice. Non è perché non sto “al passo coi tempi”.
Non è perché non accolgo il progresso.
È perché questo è regresso. Involuzione.
E non dipende da qualche “cattivone” a piede libero: dipende sempre dalle nostre scelte quotidiane, dalle nostre azioni quotidiane: da noi.

Ho sempre amato progredire ed evolvermi, imparare regolarmente cose nuove, cambiare, trasformarmi; e l’ho fatto con tutti i mezzi, anche a costo di grandi perdite, iniziazioni, salti nel buio, tante solitudini, morti e rinascite.
Ma adeguarmi a, o addirittura promuovere ciò che inibisce il cervello umano, che ne disattiva delle funzioni, che crea tossicodipendenza (reale tossicodipendenza fisica da dopamina) e che appiattisce tutto perché lo rende, oggettivamente, artificiale, non rientra nei miei valori né nei miei piaceri, ma soprattutto non è progresso.
Non è espansione.
Non è miglioramento.
A meno che, come ci avevano già promesso nell’800, le macchine non occupino tutti i posti di lavoro più svilenti, disumani, meccanici e faticosi e interi popoli inizino finalmente a dedicarsi a ciò che ognuno ama; al gioco, alla convivialità, allo studio, a creare, a gioire, a fare cose belle, a ripulire e ripristinare l’ambiente, alla musica, all’arte, alla crescita personale e alla spiritualità.
Ma non mi pare sia questo ciò che sta avvenendo. Tu cosa dici?

Inoltre, diciamocelo, le immagini e i video prodotti dall’intelligenza artificiale sono kitsch, impersonali e quasi tutti uguali.
Non hanno anima.
E non è assolutamente una questione moralistica, è proprio che un alimento o nutre o è junk food.
Io non potrei mai ridurre i miei messaggi in simili deformazioni – sia estetiche che di frequenza. Quando ne usufruisco, non ricevo nutrimento.
Manca il quid dell’esclusività personale. L’essere creatore tipico dell’umano e di tutto ciò che viene dalla natura, laddove ogni singolo essere e suo prodotto è simile ma mai uguale a un altro.
Mai perduto in una perfezione vuota e sterile, priva di rami e di agganci per lo scambio.
Inoltre: è da quando eri bambino che ti spingono ad adeguarti.
Se sei qui, magari hai abbracciato percorsi di consapevolezza e conoscenza di te stesso. Possibile che, ancora una volta, tu cada nella trappola dell’adeguarti a uno standard per riuscire a lavorare (o a sopravvivere), quando tutto quello che dobbiamo fare, soprattutto oggi, è fare emergere la nostra unicità imprescindibile?
Lo dico a te perché ci stavo per cadere anch’io, ma l’ho pagata a caro prezzo. Non ci è più consentito scordarci di noi e del nostro vero scopo di vita.
Per questo, e per i motivi di salute ed ambiente di cui puoi leggere qui sotto, oltre all’arbitrarietà degli algoritmi di tanti canali ormai ingestibili e alla trasformazione di social da mezzi di comunicazione a lager di rabbia e conflitto, – io prevedo un ritorno al “dal vivo” e alle reti di persone.
Fuori dai mezzi di mediazione.
Ed è anche già questo il modo in cui spesso si organizzano eventi altrui oggi: ognuno nella sua zona di appartenenza, magari remunerato, spargendo voce ai quattro venti alle persone amiche e conoscenti o clienti e habitue della zona.
Una sorta di passaparola 2.0 – oggi coadiuvato dai cellulari e dal numero di persone con cui si entra in contatto rispetto a tanti anni fa.
Di solito, che si tratti di una pizza insieme, di un aperitivo o di un evento ricreativo, artistico o olistico, queste sono le esperienze che riescono più appaganti. Prova a farci caso.
E un caso non è. È che nascono da una qualità naturale, quindi possono davvero convogliare qualcosa di efficace. Di comune. Di vivo.

L’AI STA CONSUMANDO IL PIANETA
Ora, andiamo a verificare i danni ambientali che l’uso indiscriminato e di massa dell’intelligenza artificiale sta creando, e che potrai facilmente verificare.
Ovviamente, non intendo promuovere una demonizzazione di strumenti in grado di salvare vite o di liberare delle persone. Ma per essere realmente utili a un miglioramento nella qualità della vita, è sulla consapevolezza di ciascuno di noi che dobbiamo lavorare.
Ti piace giocherellare a tempo perso con l’AI? Indulgere in giochi e filtri sullo schermo? Far creare una scenetta con attori finti, musiche finte, video e immagini finte anziché crearle tu?
L’intelligenza artificiale viene spesso presentata come “immateriale”, ma dietro ogni risposta generata ci sono data center, energia, acqua e infrastrutture enormi.
Ecco alcuni dei principali danni ambientali legati all’uso massiccio dell’AI:
Uso intensivo di acqua
I server devono essere raffreddati continuamente. Molti data center consumano milioni di litri d’acqua per evitare il surriscaldamento. Acqua che non può più diventare potabile.

Consumo enorme di energia elettrica
Addestrare e far funzionare modelli AI richiede quantità gigantesche di elettricità, spesso prodotta ancora da fonti fossili.
Emissioni di CO₂
I data center che alimentano l’AI contribuiscono alle emissioni globali di gas serra, soprattutto nei Paesi dove l’energia proviene da carbone e gas.
Crescita incontrollata dei data center
L’espansione dell’AI sta accelerando la costruzione di nuovi data center, con impatti su territorio, reti elettriche e risorse locali.
Effetto rimbalzo tecnologico
Più l’AI diventa facile e diffusa, più viene usata anche per attività superflue, aumentando consumi e sprechi.
Estrazione di materie prime rare
GPU e chip richiedono litio, cobalto e altri materiali estratti con forte impatto ambientale e sociale.
Aumento dei rifiuti elettronici
L’hardware AI diventa obsoleto rapidamente, generando enormi quantità di SCORIE tossiche difficili da riciclare.
Pressione sulle reti energetiche
In alcune aree i consumi dei data center stanno mettendo sotto stress le infrastrutture elettriche, aumentando il rischio di blackout e rincari.
Consumo “invisibile” moltiplicato per miliardi di richieste
Una singola richiesta può sembrare leggera, ma miliardi di prompt, immagini e video generati ogni giorno producono un impatto enorme.
AI generativa = costi energetici ancora più alti
Generare immagini, video e audio richiede molta più potenza computazionale rispetto a una normale ricerca web.
Concentrazione delle risorse nelle Big Tech
Pochissime aziende controllano enormi infrastrutture energetiche e computazionali, con impatti ambientali difficili da monitorare pubblicamente.
Greenwashing tecnologico
Molte aziende parlano di AI “verde” senza pubblicare dati completi su consumi reali, emissioni e uso dell’acqua.
L’AI non è “gratis” per MADRE TERRA.
Può avere applicazioni utili, ma il suo utilizzo di massa ha un costo ambientale enorme di cui pochissimi parlano e che spesso rimane nascosto dietro la comodità digitale.
Almeno adesso lo sai anche tu.

FARE RETE TRA UMANI
Le reti umane si sono dimostrate molto efficaci in tutti i momenti di emergenza, sia minore che mondiale. Ma anche nei casi di organizzazione territoriale e comunitaria di tipo ricreativo.
Anche negli ultimi anni, per esempio con il Covid.
Non intendo invitare a non utilizzare più i social e internet oggi, ci mancherebbe. Ma, a parte che per “AI” si intende generalmente ben altro, vorrei ricordare che si tratta di mezzi, non di scopi. Non dell’obiettivo della giornata.
E se abbiamo mezzi sempre più potenti, per quei mezzi deve passare della sostanza.
La sostanza la dobbiamo fare noi.
Quindi, tutti questi canali di comunicazione dovrebbero essere ricollocati all’interno del loro scopo divulgativo (quando funzionano) e poi uscirne e creare e sperimentare nella vita vera, che è quella dei sensi, della relazione in presenza e delle nostre funzioni cerebrali e fisiche.
Pena il deperimento cerebrale della razza umana (lo dice la scienza).
Cerca il film IDIOCRACY, è di vent’anni fa ma aveva già previsto tutto.
Ti consiglio di cuore anche questo video provocatorio di Antonio Martone che diffonde grandi verità e consapevolezza:
“Perché le PERSONE INTELLIGENTI si stanno ALLONTANANDO DAI SOCIAL”:
Le reti umane inoltre non sono in balia delle “falle di un sistema”, non comportano l’interazione con haters e perditempo, non assorbono le nostre ore in uno stato ipnotico, non dipendono da alcun algoritmo, sono solide e non rischiano di scomparire con un blackout, un golpe o una tempesta solare.
Aggiungo un pezzo di una persona che mi segue che rispecchia il mio sentire di questo periodo, che mi ha scritto:
“Il campo al momento è fortemente attivo sul disvelamento del vero nelle relazioni in generale.
Crollano amicizie decennali per nulla, lavori che non sono allineati, le persone che resistono alla Verità si ammalano.
È il Vuoto gestazionale del Nuovo Mondo, Sonia. Sempre più Anime si incontrano nella verità per accompagnarsi. Dobbiamo fare comunità.” – Manuela Vuolo
E noi la stiamo già facendo
A proposito, se vuoi collaborare con me e organizzare il mio laboratorio esperienziale “AMARTI – DIVENTARE UNO” nella tua zona, scrivimi per info: info@soniaserravalli.com
Il Bosco Femmina, Sonia Serravalli
Chi sono
La donna che scrive nel bosco
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