UN BOSCO SACRO A CUI TORNARE

bosco nell'immaginario

PERCHE’ IL BOSCO FA BENE E PERCHE’ FA PAURA

– IL BOSCO E IL MISTERO FEMMINILE

Qui vorrei parlarti del bosco che ci apparteneva, il bosco sacro (soprattutto il nostro bosco interiore), a cui dovremmo ritornare, per guarire da certi dolori, per ristrutturarci e ritrovare il nostro posto nella relazione e nel mondo.

Da che esiste l’essere umano, attraverso tutti i miti antichi, fino alla nostra letteratura, con “la selva oscura” di Dante, il bosco è stato visto come un luogo potenzialmente pericoloso. Un luogo “denso”, ossia pieno di potenzialità. Carico di una forza misteriosa e multiforme. Denso nel senso che richiama il colore del buio, il nero. Ma il nero altro non è che la somma di tutti i colori…

Dalla fine delle pratiche pagane, e della stretta connessione tra uomo e natura, il bosco è stato demonizzato in più modi.

Fino al cinema, per esempio, ad arrivare al bosco spettrale della serie I Segreti di Twin Peaks (“il male che viene dal bosco”), di David Lynch e Mark Frost, con l’enorme seguito mediatico che è riuscita a creare negli Anni Novanta. E al bosco spaventoso di The Blair Witch Project, film statunitense di Daniel Myrick del 1999.

Ammettiamolo, il bosco è da sempre – nei miti, nelle fiabe, nei racconti orali, nei film – la manifestazione materiale (o, come diceva Montale, il correlativo oggettivo) dell’inconscio umano.

L’inconscio è un mondo che ci costituisce: è dentro di noi, fa parte di noi ma non lo controlliamo – o perlomeno quasi mai, e per riuscire ad entrare in contatto con una sua parte è necessario un lungo percorso di conoscenza di se stessi, che presto o tardi è comunque necessario. Dunque, poiché l’ignoto fa paura, l’inconscio fa paura.

È una questione biologica e di sopravvivenza, scritta nel nostro DNA: il mammifero deve guardarsi bene da ciò che non conosce, perché potrebbe nascondere una minaccia. Ossia, un predatore.

Il bosco è stato spesso predatore nelle fantasie e nelle opere d’arte della storia umana.

La donna selvaggia
Photo by Kellepics

Non a caso, al bosco è stata spesso associata la forza femminile.

Le streghe si riunivano nei boschi per i loro sabba, la strega vive sempre nel bosco, buona o cattiva che sia… Ma di buono, nel potere femminile oscuro e non controllabile, gli uomini ci hanno visto sempre poco. Le cosiddette “streghe” non erano che donne libere con una grandissima conoscenza delle piante e dei loro poteri terapeutici e questo divenne un grosso ostacolo quando sorsero le caste maschili delle prime Università di medicina. Di solito, la tendenza è stata quella di combattere questa oscurità negandola, evitandola, bruciandola e demonizzandola in tutti i modi.

Il bosco è stato perseguitato e distrutto dai poteri clericali.

Bosco è il dedalo di querce e di faggi e di betulle, sì, ma bosco è anche l’utero materno.

Bosco è l’insondabile, è l’intreccio tra pini, cedri, abeti e tassi ma bosco è anche il nostro silenzio. Il silenzio sacro di quando non rispondiamo a un insulto. E il silenzio spaventoso che riceviamo quando vorremmo una risposta.

Bosco è il luogo interiore e il modo in cui recuperiamo le nostre energie e ci prepariamo a rinascere.

Il bosco è un tempio, visibile solo agli iniziati.

Il limbo terapeutico per risorgere dopo un incendio.

Bosco è il groviglio potente e caparbio dei gelsi e delle edere e dei rovi, ma è anche il nostro spazio segreto: un bosco sacro in cui nessuno mai potrà raggiungerci e far danno. 

Da lì viene la forza per tirare su un figlio o una figlia, per parlare in pubblico, per dire no, per creare, per realizzare un progetto, per non appoggiarsi a nessuno e per andare più a fondo ancora nella conoscenza di noi e del mondo.

E’ un portento, non c’è da meravigliarsi che il bosco abbia sempre spaventato.

Ma, come vedevamo, esso è anche fonte di vita e di potenzialità.

Può essere un rifugio e un luogo di riunione, cosa che auspico vivamente in questa epoca di disumanizzazione e perdita del contatto con la terra.

Un luogo di riconnessione.

Nei miti scandinavi precristiani, un bosco (quello di Oddmìmir) fu addirittura l’unico luogo sulla terra che si salvò dalle ire del dio Surtr, permettendo così agli unici due esponenti umani sopravvissuti di ripopolare il pianeta.

In realtà, se l’essere umano riuscisse a riconnettersi con le proprie radici, con il linguaggio della natura e con l’empatia, con se stesso, si vedrebbe che il bosco è necessario. Senza il bosco (non è un caso il gran numero di letali disboscamenti della nostra epoca) non ci sarebbe vita; se distruggiamo il bosco neghiamo noi stessi.

Il nostro lato selvatico. Il nostro lato saggio. Il nostro lato oscuro.

Nel bosco, nell’immaginario collettivo, vi sono anche fate, elfi, creature sacre e benevole, bellezza infinita, alberi che parlano, rami che indicano e guidano, esseri che cercano di dirci qualcosa, ma noi non li ascoltiamo quasi più.

Ecco perché il titolo di questo blog. Il Bosco Femmina. Un BOSCO SACRO e creativo che dobbiamo assolutamente far rivivere.

Invoco anche il tuo aiuto per ricercare la tua connessione col bosco, dentro e fuori di noi.

Sono certa che questa pacificazione possa avvenire solo tramite l’energia femminile, con il supporto di quella maschile risvegliata.

Anche e soprattutto per questo, sono molto dispiaciuta del fatto che oggi i media ci abbiano trasmesso l’associazione frequente: “bosco = crimine”.

Io sto bene quando vado in un bosco. Nei momenti bui o incerti della mia vita lo ricerco proprio, ne ho bisogno. Il bosco mi abbraccia e mi protegge. Mi rende invisibile. Ed è una rete di comunicazione. Trovo comunicazione con tutti quegli esseri viventi, sono certa che mi avvertano, che mi sentano. Al loro cospetto mi sento piccola e sempre troppo giovane, inesperta, impulsiva: loro possono insegnarmi i tempi lunghi della calma e dell’immobilità. Di fronte alla loro storia e immensa saggezza, siamo esseri barbari e squilibrati. 

il bosco e la donna

Non mi va affatto che ogni volta che stiamo per approcciare l’ingresso in un bosco, ci debbano venire in mente scene di telegiornale, o di giornali o di film dell’orrore in cui tra gli alberi si trovano cadaveri di donne straziate o di bambini dispersi, o uomini malvagi pronti ad assalirci.

Di fatto, non ho mai incontrato esseri umani nei boschi o boschetti dove vado a camminare e ad ascoltare i suoni della natura: le persone non sono interessate ai sacri luoghi naturali e non pensano neanche più di attraversarli, figuriamoci poi quelle malvagie… Loro li temono.

Le persone che hanno perso la connessione con il proprio lato oscuro, oggi si muovono nei vicoli bui di città, in periferie malfamate o nei grandi centri commerciali. Alla solitudine del bosco, preferiscono le luci dei grattacieli, dei bar, degli stadi e delle strade.

Io penso che dobbiamo riappropriarci del bosco (quello fisico e quello interiore del nostro lato oscuro). Senza i boschi, non riuscirei a scrivere nulla, non sarei cresciuta come sono cresciuta, tra pioppeti, saliceti e pinete, non avrei ispirazione neanche per le foto che scatto. Non sentirei il richiamo suadente e morbido del lato oscuro, con tutta la sua ispirazione e le sue lezioni di vita. Insomma, non sarei la stessa persona.

(Articolo: Come le fiabe ci hanno iniettato la paura del bosco)

Ti invito dunque, quando sei alla ricerca di te stessa/o, o di una risposta, o di energia, di silenzio, di risposte, di equilibrio, a una bella camminata del primo bosco raggiungibile da casa tua, dalla tua città o da dovunque tu viva. Può essere solo l’inizio di una nuova apertura, fuori e dentro di te.

È un viaggio iniziatico, oggi quanto nella lontana antichità, quanto nella Divina Commedia. Ritrova l’anello perduto tra i miti, le fiabe e la tua esperienza di oggi, nella natura. E, in sua corrispondenza, lo ritroverai poco alla volta anche dentro di te. Basta che stai in ascolto. Non pensare più di tanto.

Il bosco fisico si estenderà anche dentro di te e riscoprirai uno spazio con cui avevi perso la connessione.

Se hai anche solo un piccolo giardino, se possiedi un tuo orto o uno spazio aperto condominiale in comune, ti invito vivamente a pensare di piantare un albero. Un albero che possa essere protetto nel luogo che sceglierai per lui, che possa vivere appieno le sue varie fasi senza rischiare abbattimenti. Forse non sei consapevole di quanti vantaggi dia un solo albero alla vita tua e della tua comunità. Lo puoi scoprire qui.

In alternativa, puoi pensare di far piantare un albero a una delle tante associazioni che trovi online, come Plant For The Planet o Treedom, o ad adottarne uno a distanza. Leggi anche questo!

Ti invito ad ascoltare un albero anche per un’ora o due, a cercare di interagire con qualunque forma di vita tu possa percepire lì dentro, a lasciare fuori la mente razionale e le preoccupazioni e a permettere a loro di entrare. Tu non ci pensi forse mai, ma lì è pieno di esseri viventi che vivono a un’altra velocità. Che ti osservano, ti ascoltano, sentono anche il tuo stato d’animo (come fanno d’altronde anche i cavalli e i cani), hanno visto tanta più storia di noi.

E, poi, sentiti libera/o di raccontare qui sotto la tua esperienza o le esperienze già fatte in cui hai sentito che attraverso un albero o nel bosco potevi ritrovare una parte perduta di te.


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Sonia Serravalli scrive

Per aiutarti: ARMONIZZAZIONE DELL’ANIMA

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(Questo blog è frutto di pura passione, canalizzazione e ispirazione dell’autrice, creazione di un’unica persona, con tutto il lavoro umano – pratico, vissuto, – il lavoro intellettuale di ricerca che esso richiede e le relative ore quotidiane dedicate alla scrittura.

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