storia dei disboscamenti europei

IL DISBOSCAMENTO RELIGIOSO

I GRANDI DISBOSCAMENTI DELLA CHIESA

Tanto si parla dei disboscamenti attuali, mentre pochi sanno del disboscamento sistematico e millenario che si operò in Europa, dalla nascita della Chiesa, fino all’arrivo della Rivoluzione Industriale – che ha solo completato l’opera sotto un’altra egida.

Liberamente tratto dal libro “Mitologia degli alberi” di Jacques Brosse e inframezzato da me:

Un libro che consiglio di cuore, in cui potrai scoprire come tutte le mitologie delle più diverse civiltà, dagli antichi Greci ai Celti, dall’India al Nord Europa, si corrispondessero in quanto a divinità della natura e connessione con gli alberi, e come e quanto le persone operassero in stretta connessione con il bosco ai fini di conoscere, curare e migliorare la propria e altrui esistenza.

Tutte le divinità sorgevano infine da elementi naturali, personificandone la qualità primaria, l’energia, la potenzialità, le vibrazioni e le funzioni sull’organismo e sullo spirito.

Sotto gli alberi ci si sposava, si pregava, si cantava, si festeggiava, si soffriva, si sacrificava, si lasciavano doni… l’albero era (e ancora dovrebbe essere) il Maestro per eccellenza, il Genitore, e per eccellenza il collegamento tra ciò che sta in basso e ciò che sta in alto. Quindi, un ponte, un canalizzatore. Un canalizzatore molto sensibile e realmente interattivo, come hanno finalmente dimostrato le scienze odierne.

“Quando i missionari cristiani cominciarono a convertire le popolazioni pagane, uno dei loro primi compiti fu quello di proibire il culto che si rendeva agli alberi e di distruggere i boschi sacri.”

Sono rimasta infatti colpita da quanto, nonostante il Cristianesimo e la presenza della Chiesa, fino addirittura al Milleduecento le persone ancora avvertissero l’importanza di parlare con gli alberi, avvertissero la loro energia e la possibilità di sfruttare la loro forza per rafforzare le loro preghiere e i loro rituali.

 

noi e gli alberi
Photo-Poetry – Cedro di Pontecchio Marconi (Bo)

 

La cosa era scomoda per la nuova istituzione e il tutto fu bollato come “idolaria” e severamente perseguitato. Umani…. e alberi. Millenari e secolari.

Esseri portatici via per sempre, che solo decine di generazioni umane dalla sviluppata coscienza ambientale potrebbero riprodurre per qualcuno che arriverà un migliaio di anni dopo di noi. E potrà, forse solo allora, goderseli di nuovo.

“Per i Celti il bosco sacro era il nemeton, termina che deriva dalla stessa radice di nemus. Secondo i celtisti, nem- indicherebbe il cielo in senso religioso, e perciò sembrerebbe che il nemeton sia stato “la proiezione ideale di una parte del cielo sulla terra, una specie di paradiso, o meglio di “frutteto meraviglioso”, come se ne incontrano nelle leggende celtiche o di origine celtica.”

Lucano, Sulpicio Severo, Tacito, Plinio il Vecchio, raccontano di una vera e propria strage di boschi sacri e dunque di alberi millenari e secolari.

“Cesare narra di radere al suolo questa foresta”.

“Il concilio di Arles, nel 452, legiferò contro l’adorazione degli alberi, delle fontane e delle pietre; quelli di Tours, nel 567, e di Nantes, nel 568, scagliarono fulmini contro gli uomini che praticavanoun culto sacrilego in luoghi selvaggi e nascosti in fondo ai boschi, contro gli alberi consacrati ai demoni.”

“San Maurelio, vescovo di Angers e discepolodi san Martino, per far cessare i baccanali che degeneravano in massacri e si svolgevano su una roccia elevata, coperta da numerose varietà di alberi, dovette incendiare questi alberi durante la notte. Il bosco sacro, bruciato, fu in seguito consacrato a san Pietro.”

“Tacito riferisce che il console Svetonio Paolino aveva fatto distruggere, nell’Isola di Mona (Anglesey), i boschi sacri ai loro riti superstiziosi e selvaggi“…

divinità e boschi
Photo by Photo-Poetry – Sonia Serravalli

“All’inizio dell’undicesimo secolo Raoul Glaber ricorda nella sua Chronique: “Si faccia attenzione alle forme tanto varie di inganni diabolici e umani che abbondano nel mondo e che hanno una particolare predilezione per quelle sorgenti e quegli alberi che i malati venerano senza alcun discernimento.” Per buona parte del Medioevo i parroci riprovavano pubblicamente nelle loro prediche alcuni parocchiani  che innalzavano specie di altari sulle radici, portavano offerte agli alberi e li supplicavano emettendo lamenti…. Eppure, fin dal quarto e quinto secolo i primi evangelizzatori dei Galli si erano dati da fare per estirpare queste usanze.”

“Alcune foreste erano personificate e divinizzate, come quella dei Vosgi, la Foresta Nera, consacrata alla dea Abnoba, e le Ardenne, regno di Arduinna, la dea del cinghiale, assimilata a Diana, il culto della quale risaliva probabilmente all’età della pietra.”

“Ci volle certamente molto tempo al cristianesimo per convertire quei pagani che erano i contadini. Ma ben presto nelle foreste si stabilirono i monaci e le esorcizzarono dissodandole. Accadeva che dove prima erano stati dei boschi sacri venissero fondati monasteri.”

“Carlomagno distrusse il santuario in cui era venerato “Irminsul”, un gigantesco tronco d’albero”….

“I Capitolari del 789 denunciarono gli insensati che accendono candele e praticano superstizioni di ogni specie accanto ad alberi, a pietre e a fonti.”

“Così in Lituania, dove i pagani si meravigliavano di non veder sgorgare sangue dagli alberi mutilati dai cristiani.”

Come si può vedere, le cose non sono cambiate tanto da allora

La Chiesa aveva bisogno di demonizzare qualunque forma di energia terapeutica e potenziante presente nell’intelligenza animale e vegetale per consolidare il suo ruolo scelto di intermediaria tra l’individuo e Dio.

Ne parla ampiamente un uomo che ammiro molto, Michele Giovagnoli, nelle sue conferenze di estremo interesse, tutte consultabili in Youtube e in particolare nella sua presentazione del libro “La messa è finita”.

 

In questo interessantissimo monologo si può capire tanto di come il polmone verde che erano l’Europa e l’Italia stessa in particolare sia stato estirpato grazie agli interessi di questa istituzione e oggi ne stiamo pagando le conseguenze – sia sul piano fisico che su quelli energetico e spirituale.

 

 

Michele è una persona che vale la pena seguire. Ti spiegherà bene da che ricerche vengono le sue conclusioni e ti illustrerà anche molto bene le proprietà terapeutiche del bosco, la maniera in cui con questi grandi esseri vegetali possiamo affinare i nostri sensi e iniziare finalmente a prendere in considerazione percezioni, energie e cose che ci sfuggono semplicemente per incuranza ma che, se lo vogliamo, abbiamo sotto gli occhi, con tanto di prove e risultati.

E tornando al testo di Brosse:

“Già da un pezzo la paleobiologia dimostra e insegna che gli animali procedono dalle piante, i primi organismi vissuti sulla terra e in precedenza in mare, e che le cellule animali non sono altro che cellule vegetali trasformate. Ogni cellula, qualunque essa sia, gode di un certo grado di autonomia, ha un proprio sistema regolatore di equilibrio e di ifesa e quindi possiede in potenza il principio della vita psichica.”

“Che le piante siano dotate di una sensibilità reattiva, in grado di inserirsi in loro sotto forma di ricordi, che possano presentare manifestazioni di benessere o, come ripetuti esperimenti hanno dimostrato, di paura e perciò di memorizzazione non è forse quanto esprimeva, nel suo modo allegorico, il “pensiero selvaggio”?”

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(Sonia Serravalli ha scelto come missione quella di vivere solo della sua Arte, in quanto dono. La scelta, quasi obbligata, è avvenuta dopo essersi dovuta arrendere di fronte all’evidenza che quando non ci prendiamo cura del dono divino del nostro personale daimon, tale dono diventa handicap e non ti lascerà mai libera/o in ogno caso. Manifestarlo al mondo e metterlo al servizio degli altri, al contrario, diviene sia dovere morale imprescindibile che unica via d’uscita)

 

 

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