Noi e gli alberi in città

IL BOSCO IN CITTA’

MITI DA SFATARE SUGLI ALBERI

Errori di convivenza

Guardandomi intorno e partecipando a seminari ed eventi sul verde pubblico, mi rendo sempre più conto di quanto sia urgente diffondere informazioni banali ma fondamentali che il cittadino medio non pare conoscere.

E’ ora di farlo, è un dovere di ciascun* di noi, perché l’aria è di tutti e anche se monetizzano il valore degli alberi in città, l’aria non è monetizzabile. Ed è un bene finito, l’aria non è infinita. E non ci è dovuta, se distruggiamo chi la produce.

Gli alberi sono organismi auto-costitutivi, che reagiscono in maniera profonda e puntuale allo stress ambientale che li circonda (stress meccanico, dinamico, fisico/chimico), modificandosi per sopravvivere al meglio in forma, struttura, baricentro…

Gli alberi sono fondamentali, oltre che per darci l’ossigeno di cui viviamo, per il raffreddamento termico delle città (qualche anno fa nelle nostre zone si è speso più in energia elettrica per i condizionatori che in opere per il verde pubblico, il quale avrebbe impedito le spese di cui sopra). Oltre al fatto che il valore di un albero sarebbe inquantificabile anche solo per via dell’età e della grandezza in grado di raggiungere – che può essere vista e goduta da noi solo se la generazione precedente o le generazioni precedenti a noi gli hanno permesso di vivere secondo natura.

E’ incredibile quante persone si tengano strette false ed erronee conoscenze sugli alberi, prive di qualunque base reale o riconosciuta da qualunque professionista del mestiere. E non parlo delle pseudo-conoscenze di giardinieri improvvisati, sorti a migliaia negli ultimi anni, che pur credendo di fare del bene a sé e agli altri causano danni ingenti agli alberi che ci forniscono l’aria per vivere (e non solo). Parlo delle figure professionali a cui si dovrebbe fare riferimento se si tratta di alberi. Arboricoltori, agronomi, o in alcuni casi architetti paesaggisti.

 

alberi e arboricoltori

 

L’essere umano, in Occidente, è diventato negli anni sempre più pauroso di tutto, al limite del paranoico. Il cambiamento climatico in corso ha contribuito poi ad accelerare e moltiplicare il fenomeno della caduta di rami o di interi alberi nelle nostre città. Fenomeno causato sempre, quasi senza eccezioni, 1) a monte, da una scelta sbagliata degli esemplari vegetali stessi, per quella location, oppure 2)  a seguito di un errato intervento umano sull’albero “incriminato” stesso – spesso avvenuto anni prima del cedimento vero e proprio.

Purtroppo, le nostre Amministrazioni oggi agiscono sulla logica del massimo risparmio. E’ così che spesso i nostri alberi non sono affatto, come comodamente ci piace credere, nelle mani di persone competenti e lungimiranti.

Reduce da conferenze tenute dal grande spirito Carlo Signorini, erborista da una vita, da Vincenzo Blotta, esperto di valutazione statica degli alberi e consulente della Fondazione Villa Ghigi a Bologna nella gestione dell’area verde e, recentemente, dall’agronomo Giovanni Poletti (Doc Green), oggi vorrei condividere ai quattro venti alcune informazioni di base che debbono smettere di venire considerate tecnicismi ed entrare finalmente nel novero delle informazioni essenziali alla nostra sopravvivenza in città (e dico “nostra”, prima che degli alberi, in quanto essa dipende dagli alberi stessi). Informazioni che devono circolare nelle mani di uomini così come di donne.

@ Tutti gli alberi in cui vi imbattete che sono stati moncati (sembrano, appunto, dei “moncherini”) sono stati sottoposti ad uno scempio che nel gergo tecnico si chiama “capitozzatura“. Personalmente, preferisco dire “decapitati”, perché rende meglio l’idea di ciò che avviene.

Questa pratica, nata con l’arrivo della motosega e del fai-da-te, modifica per sempre, in modo irreversibile, la crescita sana e naturale di qualunque albero. Gli abbrevia di molto la vita, lo rende debole e più soggetto a malattie, parassiti e di conseguenza le cadute di rami che i cittadini ignari tanto temono.

La capitozzatura NON rafforza l’albero, come molti ancora credono. Oppure, lo rafforza tanto quanto ci rafforzeremmo noi se ci tagliassero un braccio o una gamba. Un dato di fatto che è ora di riconoscere e di scrivere sulla pietra, o si continueranno a causare danni gravi e irreversibili.

 

capitozzatura
Abete capitozzato in precedenza e cresciuto storpio
alberi capitozzati
Tiglio capitozzato in precedenza e cresciuto storpio
capitozzatura
Platano capitozzato da poco

@ Prima di invitare a gran voce i nostri Comuni a gettare tonnellate di sale sulle nostre strade d’inverno, pensa qualche volta in più a dove finirà quel sale. E al fatto che il sale distrugge qualunque forma di vita del nosro suolo e sottosuolo, dal lombrico, alla siepe, alla pianta da giardino, all’albero secolare o millenario. Pensa che nulla scompare, che qualunque gesto ha una diretta conseguenza, che qualunque sostanza immessa nell’ambiente resta nel nostro ambiente, in qualche forma, per sempre, perché viviamo in un sistema.

@ Gli alberi non sporcano. Le foglie non sono “sporco”. Le foglie a terra ci isolano dal fango, servono per arricchire e fertilizzare il terreno d’inverno e per proteggerlo dal freddo intenso. La natura non fa niente a caso. Il concetto di “sporco”, quando si tratta di elementi naturali, è alienante e mera conseguenza della nostra disconnessione dall’ambiente.

@ Non si dovrebbe parlare di “manutenzione” degli alberi: gli alberi non sono macchine. E, senza di noi, saprebbero benissimo quello che fanno. Quanto, semmai, sempre solo di prevenzione. Prevenzione perché in natura l’albero si pota da solo, quindi da qui segue il punto successivo:

 

@ L’unica potatura giustificata, accettabile e salutare è quella degli elementi secchi che l’albero scarterebbe da sé. Fatta in prevenzione, prima che il cosiddetto “secco” lasci il corpo dell’albero cadendo su eventuali persone o automobili parcheggiate. Ma si tratta di una minima parte rispetto alle potature da macellai cui assistiamo oggi.

@ Sottoporre alberi sani a una potatura regolare cadenzata, come fanno le nostre Amministrazioni, è come sottoporre esseri umani sani alla chemioterapia ogni tot anni per prevenire il rischio della malattia.

@ Tutti gli scavi effettuati in città per le utenze (tubature, cavi, tombini – utilizzo internet e fibra, acqua, energia elettrica, ecc.) o per altre opere (costruzione palazzi o piazze, cementificazione, ecc.) recano danni seri agli apparati radicali degli alberi, che in città soffrono 7 volte di più che in bosco o comunque in natura.

@ Ad ogni ramo che tagliamo, muore la sua radice corrispondente nel sottosuolo (cala la stabilità).

@ Applicare mastice o altro materiale all’interno di una ferita dell’albero non gli permette di rimarginarsi.

@ Idealmente, la cosa migliore che può fare l’essere umano per la natura è non fare niente.

 

noi e gli alberi in città

 

In questa occasione, linko qui di nuovo un mio articolo precedente sullo stesso tema, incluso il brano di un arboricoltorePotatura e convivenza“, per colmare qualunque eventuale dubbio o lacuna rimasta.

La sacralità della natura si sta risvegliando in molte persone e in particolare nell’animo femminile, da qualche decennio a questa parte. I movimenti ambientalisti ma anche spirituali di riconnessione con la natura continuano ad aumentare.

E’ ora di uscire dall’ombra e di smettere di fidarsi di chiunque crediamo sia competente, mentre agisce soltanto per il proprio tornaconto personale.

E’ ora di prendere parte attiva nella diffusione di informazioni utili, pertinenti e nel rimuovere una volta per tutte l’ignoranza che non ci permette di riallacciarci alle forze naturali, origine della nostra stessa esistenza, del nostro benessere e del nostro equilibrio psico-fisico.

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