civiltà matriarcali

QUANDO DIO ERA DONNA

LE CIVILTA’ MATRIARCALI

QUALI ERANO, QUANDO SONO ESISTITE e COME SONO SCOMPARSE

Forse, dopo questo articolo non sarai più la stessa donna

Tra i 35.000 anni fa e l’impero egizio, Dio era femmina. Ciò è stato concordato da un gruppo di studiosi provenienti da tutto il mondo nel 2005 negli Stati Uniti, dopo lunghe e complesse ricerche tra passato remoto e presente. Il mondo è stato dominato da civiltà matriarcali per 25.000 anni.

Tra le altre cose, lo si desume dalle statuette di quell’epoca, ad esempio le cosiddette Veneri, rappresentanti donne dalla corporatura abbondante quando non obese, gravide, con i genitali in vista e dall’aspetto potente.

Tutto ruotava attorno alla figura della Grande Madre. Simbolo della Madre Terra, della maternità, della rigenerazione, della vita, del nutrimento e dell’abbondanza.  Ne sono state trovate a Malta, in Turchia, nel bacino mediterraneo, in Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Irlanda: forme di donne in carne che venivano adorate come dee della fertilità e della vita.

Si pensa che le stesse sacerdotesse, rappresentanti del culto locale, fossero donne.

 

Quello che molti non sanno è che matriarcato non significava sottomissione dell’uomo, ma vivere in armonia tra i sessi e con la natura, in società prevalentemente basate sulla preghiera e la cura reciproca.

donna dea
Photo by Boris Krizmanic

I centri abitati di quel periodo non presentano fortificazioni: segno che non c’era bisogno di difendersi. Non sono state trovate prove di conflitti o guerre.

Come al solito, è probabile che anche in questo caso i miti non fossero mere invenzioni e dunque che i miti greci riguardanti certe figure femminili fossero in realtà il ricordo di una grande civilizzazione precedente a Greci e Sumeri e di un conflitto che portò infine al ribaltamento delle forze e all’inizio del patriarcato (ipotesi dello storico Johann Jacob Bachofen).

Medusa in greco significa “colei che domina” e nella sua uccisione da parte di Perseo lo storico vede l’annientamento di una matriarca. Ma pare che, prima che avvenissero queste deformazioni di storie e ricordi tramandati oralmente, queste figure femminili non fossero affatto negative o fonte di paura.

Probabilmente, tutto ciò si è originato dal pensiero filosofico greco stesso in poi, che immette nel nostro mondo il concetto di dualità, di separazione e quindi anche di conflitto e allontanamento dal pensiero olistico dell’unità.

 

Lo sai com’è nato il patriarcato? Il patriarcato è nato dal momento in cui si è diventati consapevoli della paternità, ossia del ruolo attivo che anche l’uomo ha nella procreazione, prima attribuita tutta alla donna, per questo venerata come essere divino.

 

“L’archeologa Marija Gimbutas, che dedicò la sua vita a studiare le antiche popolazioni dell’area europea , scoprì nei reperti le tracce di una civiltà estremamente raffinata nata 25.000 anni fa, caratterizzata dall’ assenza di guerre e da una grande fioritura culturale.

Il legame assoluto fra gli esseri umani e la Madre Terra celebrato naturalmente nel corpo femminile e nel culto della Grande Dea , diede luogo a società così sostenibili da durare per circa 20.000 anni. E’ questa cultura atavica che i popoli del mediterraneo condividono: essa era talmente radicata da influenzare profondamente le popolazioni successive quali i Lici, gli Etruschi, i Berberi, e ancora oggi la sua eco fa vibrare corde profonde in chi ne senta parlare.

Testo tratto dal bellissimo progetto Sulle Tracce Della Grande Madre:

libro fotografico di Giuditta Pellegrini con illustrazioni di Marina Girardi e Miryam Molinari e direzione artistica di Chiara Nevian.

Donna dea

Le ultime civiltà matriarcali furono un po’ alla volta sopraffatte da popolazioni di guerrieri provenienti dalla zona che oggi è ricoperta dalla Russia sudorientale.

Per i Sumeri, la Grande Madre fu rappresentata dalla dea Inanna, per i Babilonesi da Ishtar e per i Fenici da Astarte.

 

Il sito Mamani Inca dello scrittore di La Profezia Di Una Curandera, Hernan Huarache Mamani, dice:

“Nel periodo d’oro degli Inca c’era una organizzazione di donne sagge, chiamate Mamakuna, che furono le artefici di una forma di organizzazione socio-economica molto evoluta chiamata Tawantinsuyo, cioè il Governo delle Quattro Regioni. Scopo di questa organizzazione era il mantenimento della pace e la difesa della vita in tutti i suoi aspetti: e dunque degni di rispetto non erano solo gli esseri umani, ma anche gli animali, le piante, l’ambiente.

Tawantinsuyo era basata su tre punti basilari: l’amore, la ricerca della verità e il rispetto per gli esseri viventi.
Con questi tre principi gli Incas crearono una civiltà che diventò la più grande del Sud America.”

Esistono ancora oggi più di un centinaio di piccole società matriarcali, organizzazioni pacifiche ed egalitarie, per esempio (cito Focus):  i Mosuo dello Yunnan cinese, i Bemba e i Lapula delle foreste dell’Africa centrale, gli indiani Cuna al largo di Panamá, i Trobriandesi della Melanesia, i Minangkabau di Sumatra (Indonesia).

 

“Fondamentale è uno studio sui Minangkabau di Sumatra, circa 4 milioni di persone. L’antropologa Peggy Reeves Sanday, dell’Università della Pennsylvania (Usa), ha trovato che i loro valori sono incentrati sulla cura, sui bisogni della comunità invece che sui principi patriarcali di “giustizia divina”, sacrifici e rigide prescrizioni sessuali dettate dall’alto. I valori di cura, i cerimoniali in onore dei cicli della natura e dono discendono da antenate mitiche divinizzate.”

 

Nelle civiltà matriarcali ancora esistenti, vige l’accudimento e la crescita dei figli da parte della madre e dei parenti della madre, la sacralità della terra, il rispetto altrui e della natura e leggi e regole si basano sul consenso. Nel caso delle civiltà matriarcali che siano anche matrilineari, il nome che viene tramandato è quello delle madri. Vige la libertà sessuale, si pratica un’agricoltura di base, non invasiva, di auto sostentamento.

Ancora oggi per la legge ebraica una persona è ebrea se la propria madre (e non il padre) è ebrea.
La cosa era probabilmente vera anche nella società araba islamica pre-moderna.

Da tutte le parti del mondo, gli archeologi sembrano concordare su un periodo di decine di migliaia di anni privo di guerre.

Il patriarcato si sarebbe imposto in pieno portando con sé la fase delle guerre e delle grandi sopraffazioni a partire da circa 5.000 anni fa – che guarda caso è anche l’unica porzione di storia che di solito ci trasmettono a scuola. E che (sarà un caso?) coincide più o meno con l’inizio dell’era chiamata Kali Yuga dai testi sacri induisti: una fase di oscurità della storia umana, in cui saremmo immersi in pieno, caratterizzata da un’enorme regressione spirituale.

Voglio qui citare un brano del sito Terra Nuova:

“Le società matriarcali che ci hanno fatto conoscere questi studi rappresentano per noi una terapia dell’immaginario, oltre che un’importante cassetta degli attrezzi da adottare e adattare ai nostri sistemi sociali occidentali.

Senza un lavoro di trasposizione e adeguamento ai nostri contesti attuali quelle società restano esempi impraticabili, e gli Studi Matriarcali un ambito di ricerca relegato a una nicchia di appassionati di etnografia o, peggio, l’ennesima bandiera per una nuova corrente di femminismo radicale.

Gli studi su queste società possono invece fornire alle donne e agli uomini “in cammino” strumenti e mezzi per intraprendere un reale cambiamento contro il dominio locale e globale del patriarcato, la logica del profitto, la supremazia di un sesso sull’altro e quella di un’etnia su tutte.”

matriarcato
Dipinto di Tomas Alen Copera

Al contrario della storia dei grandi imperi, le civiltà matriarcali si basavano su piccoli insediamenti che non necessitavano della reciproca depredazione ed erano più facilmente gestibili. La medicina dell’epoca matriarcale vedeva ogni individuo come unico e aveva un approccio olistico alla persona.

Un’altra eco di queste epoche la ritroviamo nella divinità egizia Nut, la dea che quando si distende crea il cielo.

Poi, lentamente, gli dei acquisirono sembianze e tratti maschili. Al punto che al tempo degli antichi Greci, ritroviamo Zeus partorire sua figlia Atena dalla testa, in una totale rimozione del potere femminile.

L’angelo della tradizione cattolica era una figura femmina fino al tempo degli Etruschi, per cui era la Lasa, alata e nuda, ad accompagnare all’altro mondo le anime dei defunti, e Iside per gli Egizi.

E chi erano le amazzoni? Un’altra parte di storia che è stata prima deformata e poi volutamente relegata a leggenda: Erodoto ne parlava come di una realtà storica. La ricercatrice e scrittrice Adrienne Mayor, autrice de The Amazons, ripulite queste figure selvagge dal mito, ne traccia una versione degna e realistica come segue.

“Tutti i più grandi eroi greci avrebbero combattuto con qualche amazzone, ma non si è trattato di invenzioni: gli studi ne attestano la veridicità storica e la loro appartenenza al popolo scita, popolo nomade e guerriero che utilizzava il cavallo. In queste condizioni, tutti dovevano saper lottare e difendersi fin da giovani: sia uomini che donne.

Resta che la figura dell’amazzone, di questa donna libera, fiera, selvaggia, avventurosa e guerriera, che faceva uso di stupefacenti (piante di cannabis bruciate sui falò), che cantava e ballava davanti ai fuochi notturni, resta ancora viva fuori di noi (cinema, moda, attualità) e dentro di noi e nessuno è riuscito a rovinarla sul serio né a cancellarla.”

Riguardo il matriarcato, ho trovato questo blog (“Matriarcato”) particolarmente ricco e completo di approfondite ricerche storico-culturali.

Ho trovato divertente la coincidenza dell’uscita del libro “Dio è tornata” di Vauro Senesi proprio mentre scrivevo questo articolo! Cito dal libro:

“Non amo il dolore. Anche se so che è proprio l’assenza di amore che lo genera e lo alimenta”.

La studiosa Margaret Maed dice che:

“Nelle società in cui non era riconosciuta l’autorità femminile, ne soffriva tutta la popolazione.”

Engels spiegò la fine dei grandi matriarcati con la perdita di potere economico, lo storico Bachofen con la perdita del ruolo religioso (o direi più spirituale)…

Resta in ogni caso ancora nell’aria oggi l’eco di quella frattura che si dev’essere prodotta nel momento in cui il maschio ha capito di essere coinvolto nel processo di creazione di vita.

L’essere umano, allora, ha perso l’occasione di creare società basate sulla parità tra i due sessi, in quanto entrambi essenziali alla vita.

Riusciremo a coglierla noi oggi?

 


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7 Comments

    1. Grazie Giovanni per il tuo contributo! Li aggiungerò!
      Questo blog, come tutte le cose che creiamo nella vita, cresce anche e molto grazie ai contributi esterni. Non sono una tuttologa, per questo continuo a imparare ogni giorno! E nello stesso tempo, non sarebbe neanche possibile citare tutti coloro che hanno contribuito alle ricerche sulle civiltà antiche matriarcali in un semplice articolo di blog, per quanto io ci metta cuore e anima.
      Certo continuerò sempre ad aggiornarli! Grazie ancora e alla prossima! 🙂

  1. Posto anche qui perché l l’informazione è fondamentale.
    “Posso permettermi di contestare l idea, inventata dagli oppositori del matriarcato, che sia stata la conoscenza della paternità a farlo cadere? Ne ho scritto e scriverò ancora.
    Non dobbiamo cadere noi in queste trappole . Prima di me ne ha scritto anche vicki Noble.
    Argomento un poco.
    Basta fare una ricerca dei reperti “preistorici” per rendersi conto che conoscevano bene a cosa serviva un pene. Tra i più antichi, Chatal huyuk, dove ancora sono visibili decorazioni di edifici con motivi di yoni e lingam, ovvero organi femminili e maschili.
    Di più.
    Le civiltà matriarcali ancora esistono un po’ ovunque nel globo (fonte heide Goettner abendroth “le civiltà matriarcali).
    Come prova evidente di ciò che dico. A parte un caso al mondo, dove più che altro a loro non importa proprio la questione del ruolo maschile, tutte le altre la conoscono eccome eppur ciò non è bastato a far comparire magicamente il patriarcato.
    Presso i moso ad esempio, il matriarcato più famoso in italia grazie al lavoro di francesca rosati freeman, è la nascita del primo figlio a ufficializzare la relazione. Lo sanno eccome.
    Dobbiamo fare attenzione perché quando ci scivolano queste cose e diventano virali, diamo argomenti ai nostri oppositori: se fosse vero questo, se fosse vero che il matriarcato è possibile solo perché non si sa che ruolo ha l uomo nella procreazione, significgerebbe:
    1-che non avrebbero senso i matriarcati oggi
    2-che non hanno altro senso che quello: invece il matriarcato è tutto un sistema organizzativo che permea ogni espressione dell umano
    3- rimaniamo nel dualismo oppositivo m vs f.
    Perché per capire il matriarcato occorre considerare che non è qualcosa che taglia fuori gli uomini. I moso si definiscono materni senza che questo sia sentito come attacco alla loro viralità. Ce lo spiegava francesca.
    Quindi matriarcale è una scelta culturale portata avanti anche dagli stessi uomini.
    Fu una teoria patriarcale quella del “non conoscere la funzione maschile”. Una distorsione del fatto che non esiste la figura paterna come la intendiamo noi.
    Proprio perché il punto di osservazione è pregno di dualismo.
    Nei matriarcati i figli sono “del clan” e il clan è su base matrilineare.
    Significa semplicemente che “gli obblighi” spettano al clan intero e, poiché anche le figure maschili son importanti, agli zii materni.
    Ma, come accade per i moso, questo non solo non significa che non si sappia chi è il padre biologico. Ma quest ultimo può avere un rapporto affettivo col figlio pur senza onere di mantenimento eccetera.
    Spero non offendere ma il tema mi appassiona ed è fondamentale che vengano date le giuste info”

    1. Carissima Laura Ghianda, ti ringrazio per la tua ricca ed esauriente dissertazione. Ci mancherebbe, la conoscenza non mi offende mai, semmai mi offende il suo contrario! Faccio umilmente il mio dovere al servizio di Madre Terra e dell’Amore cercando di trattare diversi temi in questo blog attorno a questi elementi, ed è ovvio che non posso conoscerli approfonditamente tutti, quindi i vostri interventi mi servono eccome.
      Detto questo, non ho studiato archeologia e quindi ritengo di non aver potuto entrare in quella sensibilità specifica così a fondo come chi fa ricerca di reperti e di storia. Per quanto mi dice la mia sensibilità, potrebbero essere avvenute entrambe le cose: in certi casi, sia l’ipotesi che ho trovato io, riguardante tempi e culture molto lontane dalla nostra forma mentis, sia quanto affermi tu. Diciamo che ho sempre creduto che non ci sia possibile dal presente, per quanto ricerchiamo, ENTRARE realmente in una forma mentis che possiamo solo immaginare, perché riguardante un’altra era e una totalmente diversa “mappa del mondo” (detta “alla PNL”). Invece, per quanto riguarda i casi di culture matriarcali più vicini a noi, certamente le tue informazioni sono azzeccatissime, ci mancherebbe. Infatti, su presente e futuro, non potrebbe sussistere una misconoscenza sul ruolo maschile nella procreazione e ciò non toglierebbe appunto niente alla valenza del matriarcato, in un’ottica olistica di totale inclusione armonica dei principi maschile e femminile in tutte le loro potenzialità… Sul passato, non ci giocherei la testa, ma mi inchino comunque alla tua conoscenza e se è come dici tu, ancora meglio 🙂 . Grazie <3

    2. P.S.
      Di nuovo io, ora sovviene a me qualche domanda.
      Non ho mai pensato che la tesi che il matriarcato sia decaduto con la scoperta del maschio del proprio potere di creazione potesse essere una tesi anti-matriarcato (non vedo perché debba essere per forza così, l’essere umano potrebbe esser stato sconvolto e travolto a più riprese dalle sue scoperte e dal continuo cambio di vedute, mi pare normale), così come questa conoscenza non dovrebbe intralciare alcuna cultura matriarcale odierna. Nel frattempo, mi chiedo: questo culto del pene accanto a quello degli organi sessuali femminili non potrebbe esser stato semplicemente testimonianza della sua funzione sessuale e di piacere/porta anziché per forza prova della conoscenza della capacità di generazione dell’uomo – in senso strettamente biologico/chimico?
      Dietro tutti i ragionamenti, resta comunque un’indubitabile realtà: senza l’unione di entrambe le potenzialità, la vita non si genera (se non in laboratorio). Quindi, non si pone nemmeno la prevaricazione di un “potere” sull’altro. Un anima-le non ci avrebbe mai pensato… Grazie ancora!

  2. Appassionato di storia e della verità, ho fatto qualche ricerca sul tema di come fossero organizzate le comunità protostoriche ante invasione indoeuropea (2000-3000 a.C.). Non sto qui a esporre teorie già ben delineate in questo sito. Non sono un archeologo, né un antropologo e quindi, sulla tesi matriarcale di quei millenni dimenticati, ho scritto un romanzo, per illustrare in modo il meno pesante possibile, il periodo in cui l’invasione di popoli bellicosi provenienti da est ha mutato radicalmente le società investite e sconvolte da queste non pacifiche migrazioni. Il libro s’intitola “Prima della Storia al Tempo delle Donne” ed è reperibile su Amazon in forma di ebook. Non ha formato cartaceo perché è un esperimento fuori dai canoni editoriali ufficiali. Amazon dà una libertà espressiva che non avrei mai potuto avere altrimenti. Grazie per l’attenzione e l’ospitalità.
    Marco Ciro Bargerri
    https://www.amazon.it/dp/B07KCMRQ5X/ref=sr_1_4?ie=UTF8&qid=1541831281&sr=8-4&keywords=prima+della+storia+al+tempo+delle+donne

    1. Grazie caro Marco e perdona il ritardo ma ero a un ritiro nei boschi e senza internet da 6 giorni.
      Grazie mille del tuo contributo!
      Anch’io dopo tante pubblicazioni con svariate case editrici italiane ho deciso per il fai-da-te e Amazon è ottimo (se ti servisse permette anche il formato cartaceo!) – oltretutto con un’assistenza veloce, precisa e chiarissima.
      A presto! Sonia S.

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