pace interiore

DENTRO DI ME HA FATTO TEMPESTA OGGI

Chiedo alla mia tempesta un po’ della sua forza

Dentro di me ha fatto tempesta oggi.

Lui ha cancellato un appuntamento. Oppure mi ha promesso di chiamarmi e non l’ha fatto. Oppure ha scordato una cosa importante. Oppure, ha anteposto altre priorità a me.

Credo che nella loro essenza profonda, e nel regno del maschile, non si tratti di cose così grandi, eppure governano il mondo femminile con un potere che gli uomini non possono neanche immaginarsi.

Dentro di me ha fatto tempesta oggi. A quante donne sta succedendo?

Ad ogni diniego è un fantasma che si accende.

Ad ogni promessa tradita, per quanto piccola, è un demone che prende forza.

Ad ogni tradimento di aspettativa, è il diavolo che accende temporali dentro.

Ad ogni sospensione di condivisione, è un falò che divampa nel respiro.

tempesta interiore
Foto di ImaArtist

Percorrere il cammino dell’autoconsapevolezza, dell’alchimia interiore, dell’elevazione, richiede una forza che necessita l’invocazione di interi eserciti. E non si pensi che si tratti di una metafora.  

(Articolo: “Cosa non è (e cos’è) un percorso spirituale”)

Quando parte quella tempesta, riuscire a vedere obiettivamente attraverso gli scrosci di pioggia, i fulmini, il gelo, i rami e le foglie che volano e le raffiche di vento che fanno paura è un’impresa di cui credo poche persone siano realmente capaci.

Riuscire a non credere nel temporale.

 

Dentro di me ha fatto tempesta oggi.

Quando lo fa, mi attraversa completamente e io divento distruttiva come lei, perché divento lei.

Il diavolo, la furia, la potenza incontrollata degli elementi.

La dispersione energetica è totale: quando passa, il fisico è provato come se si fosse stati in guerra. E, indirettamente, le finanze magicamente si dissolvono. Il primo chakra è colpito e affondato: nutrimento, collegamento, radicamento, energia sessuale, stabilità (tradotto = equilibrio personale, denari, cibo, sesso).

Molte donne vivono questo. Qualche volta ricorrente, oppure addirittura di frequente. E con imbarazzo, spesso con segretezza, perché è un tabù condividere qualcosa di tanto devastante.

Che non si sa gestire.

Per di più senza saperlo spiegare.

Non gli è neanche stato dato un nome.

“Ferita d’abbandono”? Forse, ma non rende la sua potenza vulcanica e non spiega fino in fondo le energie che si mettono in moto. E se fosse solo quello, perché tocca così tanto più le donne?

Forse la dipendenza material-psicologica in cui si sono ritrovate per via dell’epoca del patriarcato?

(Articolo: “I danni del patriarcato”)

percorsi interiori
Image by Briam Cute

Dentro di me ha fatto tempesta oggi.

Sono passati bambini in lacrime, visioni di dolore, ci sono stati dei feriti. Per quanto io abbia cercato di evitarlo.

Mi ero di nuovo promessa di proteggermi: alla fine, non ci riesco quasi mai.

È il mio soldato interiore il primo a tradirmi. Ma quale soldato può essere tanto forte? Davanti a questo o a quell’uomo e al suo falso amore, ci vorrebbe un’armata.

Cerco ancora di perdonarmi. Di perdonarlo. In fondo, lo scopo è trasformare tutto: evitarlo è come prefiggersi di fermare il vento, forse.

Guardare in faccia alla bestia e chiederle: “Vieni con me di un’ottava più in su?” È tutt’oggi che mi ruggisce in faccia.

Che poi, “non stupirti”, mi dice l’anima, “se hai desiderato salire fin quassù ti aspettano grandi prove.”

“Sono solo le prove che testano ciò che hai conquistato.”

“Bevi molta acqua.”

Cerco di crederle. E così, il perdono riesce più facile.

 

Dentro di me ha fatto tempesta oggi.

Gli uomini non capiscono.

E il fatto è che non servirebbe neppure: questa tempesta è mia. È nostra.

Gli uomini non la vedono. E forse è così che deve essere, forse è così che deve essere meglio. Non è “roba loro”. La sfida è dentro, così come la soluzione.

Ho un sole intrappolato in cantina.

E quando i tuoni ti fanno tremare, e quando gli scrosci e quel vento ti attraversano, mentre ti difendi con le unghie e con i denti per proteggerti e poter finalmente avanzare, cercando di uscire, rischi di riversare tutta quella foga e quell’energia e quella rabbia su di lui. Che non ne sa niente, che non se ne fa carico, che non se ne ritiene responsabile, che non capisce, che non sente, che è incaricato di altri compiti e altre battaglie.

È in questo modo che si perpetua la storia infinita al negativo. È in questo modo che abbiamo scritto un’intera storia umana fatta di donne ferite e di uomini inconsapevoli. Di uomini che acconsentono a farsi arruolare da entità superiori e di donne a casa ad aspettarli piangendo anziché dedicarsi al proprio benessere.

Fin dai tempi delle tre Marie piangenti, basta: è ora che ridano.

Ma quella è solo l’immagine a cui ci siamo abituati. È solo l’unica lettura che vogliamo dargli. Le cose non possono stare realmente così.

È solo un’illusione ed è perfino comoda.

È la voce di tua madre e di migliaia di madri prima di te quella che ti dice: “Feriscilo, puniscilo, non ti merita.”

Chiedo alla mia tempesta un po’ della sua forza.

Chiedo alla mia tempesta il potere di capire.

Chiedo alla mia tempesta la possibilità per tutti, donne e uomini, di trovare i fili del nodo e scioglierlo.

Non possiamo continuare così per sempre.

Esisterà la maniera di costruire un’arca per salvarci, un rifugio caldo e tranquillo per quando fa tempesta, oppure la capacità di starci dentro impassibili, quando ogni goccia di quella pioggia è un fuoco e ogni alito di vento un tornado, contro un peso di cinquanta chili.

Dentro di me ha fatto tempesta oggi.

Le chiedo il suo nome.

Le chiedo cosa vuole.

Cosa vuole disfare e distruggere ancora.

Cos’altro vuole che io diventi.

Cos’altro vuole che io perda: sono tutt’ossa quando è passata. Forse, di nuovo ragazzina.

Non è in colui che ha acceso la tempesta la soluzione. E allo stesso tempo, non può essere un’esperienza che non condividerai mai con lui. Anche perché, presto o tardi, la tempesta uscirebbe da te per farsi vedere. Nasconderla è straziante. Contenerla impossibile.

Forse, potremmo usare insieme la sua forza. Donne e uomini. Conoscerla, spiegarla pubblicamente, darle nomi. Forse smetterebbe di mietere vittime se la considerassimo.

Invoco l’energia del suo vento e della sua acqua, del fuoco che essa accende in me e della terra che la riceve, a mostrarci la soluzione e l’assoluzione.

L’elemento primo in grado di restare indenne e inerme alla sua forza, che deve essere sacra se è così grande. Trasformabile in qualcosa di sacro.

E che ci mostri la pace della comprensione e lo scioglimento di questo diluvio universale di perenne dispersione, nonostante il lavoro incessante per impedirlo – affinché diventi flusso amico e fiume da cavalcare, fiume da assecondare, fiume di cui fidarsi.

Potessi convogliare e commerciare quell’energia, illuminerei il mondo e le centrali elettriche chiuderebbero.

Possiamo definirci sacerdotesse, guru, iniziati, yogi, Discepoli o Maestri, ma davanti a questa cosa, il novantanove percento di noi è ancora e sempre un moscerino davanti a una turbina.

Così è, si vede che la perfezione del presente è fatta così.


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