arte mare

L’ARTISTA CHE LAVORAVA COL MARE

l’ARTE DI RESTITUIRE VITA ALLA MORTE

“Il mio drago mi somiglia, combatto e non mi arrendo mai.”

E così, se ne va un altro pezzo di bellezza da questo mondo…

Non l’avevo mai conosciuto di persona, ma ENRICO MENEGATTI lastricava le mie passeggiate di magia da tanti anni lungo i Lidi Ferraresi… e lo faceva con i legni portati dal mare.

E’ incredibile che io non l’abbia mai incontrato di persona, sarà perché ho sempre evitato i weekend e perché quando mi immergo nella natura selvaggia, di qualunque zona sia, non faccio caso agli esseri umani oppure me ne tengo lontana.

Però, questa mattina ho trovato uno scambio di messaggi tra me e lui che risale al 2021/2022!

Ora è partito per un’altra dimensione, lasciandoci così, all’improvviso.

Sono migliaia e migliaia le persone che sui social hanno postato e continuano a postare instancabilmente foto delle sue opere, con le quali Enrico restituiva bellezza e dignità a rami e tronchi di alberi morti scolpiti dal mare… dimostrando a tutti ancora una volta come vita e morte coesistano in un’unica Bellezza.

Questo è la Natura.

Immagine presa dal web tra gli svariati articoli su di lui

Mi mancherà quella mano maschile invisibile e non so se ci sarà qualcuno in grado di mantenere le sue sculture nelle loro condizioni da oggi in poi… pezzi d’arte quasi vivi disseminati ormai quasi ovunque lungo le coste selvagge, tra i daini e le tamerici…

Si spera che il Comune di Comacchio intervenga, oppure qualche associazione dedicata.

Non poteva mancare ne Il Bosco Femmina un ringraziamento e un articolo ricordo per questa grande anima, per averci donato Amore e Bellezza senza chiedere niente… Magari nella prossima vita ci diremo “buongiorno” davanti a un arcobaleno.

Foto di ANGELA FERRANTI

CONDIVIDO QUI SOTTO L’ARTICOLO CHE MI HA COLPITO DI PIU’ IN QUESTI GIORNI, scritto da ANGELA FERRANTI, una sua amica ed estimatrice delle nostre zone…

Attraverso le sue parole, potrai conoscere meglio Enrico…

Buona lettura.

“Non esiste un’alba senza luce….

Ieri mattina, all’alba, non potevo non essere qua, tra la tua arte e le tue creazioni, che per tante estati, autunni ed inverni, mi hanno portato a camminare su questa sabbia, su questa spiaggia, tra mare e pineta, tra conchiglie e rami portati dal mare, tra nebbia e sole, afa allucinate e freddo pungente.

E’ il giorno dell’ultimo saluto a te, Enrico, caro amico, uomo ed artista che ho avuto l’onore, la fortuna ed il piacere immenso di conoscere anni fa e col quale ho condiviso un po’ la “crescita” di questa terra, di questo lembo di terra strappato al mare e che faticosamente si cerca di preservare dal suo avanzare.

Questo era un luogo sperduto, sconosciuto, non certo inaccessibile, ma non così semplice da raggiungere a piedi soli 25 anni fa dalle Nazioni, quando lo iniziai a frequentare e vivere; era un luogo anche maleodorante, dove l’acqua del mare arrivava durante le mareggiate, stagnava per settimane e non era per nulla piacevole attraversarlo.

Poi sei arrivato tu, non so perché tu lo abbia scelto come tua seconda casa, ma forse lo hai fatto anche per dare un’anima a questa spiaggia, a questo litorale, a questa parte di Delta che oggi conoscono e amano in tanti, lo hai valorizzato, reso speciale e unico per molte persone.

Io con pentasfere e genese crystal con un’opera di Enrico all’Abbazia di Pomposa, 2023

Lo hai fatto con la tua genialità, la tua creatività, la tua arte, giorno dopo giorno, senza badare alle stagioni; lo hai fatto recandoti lì e cercando la tua materia prima e la tua ispirazione, accompagnato dalla tua immancabile bicicletta con annesso carretto ed alcuni strumenti essenziali per il tuo lavoro; lo hai fatto in punta di piedi, come sei sempre stato tu nel fare le cose, nel presentarti, nel porti verso gli altri e chiunque avessi davanti.

Quante volte ti ho osservato mentre “accoglievi” persone di passaggio sulla spiaggia, che si fermavano, ti salutavano o si complimentavano con te: puro e semplice era il tuo apparire, il tuo essere, il tuo muoverti in quel contesto che ti apparteneva, lo avevi concepito come laboratorio, era per te casa, rifugio, ispirazione.

Il mare, per chi lo ama davvero, non è un semplice panorama ma è uno specchio dell’anima che riflette ogni nostra emozione: se poi dal mare “nascono” opere dal fascino sorprendente, dove la fantasia dell’uomo incontra ciò che la natura plasma, allora puoi solo ringraziare di esserci ad osservare questo.

Enrico raccoglie ciò che il mare restituisce, legni consumati dal tempo, levigati dalle onde, arrivati chissà da dove e, con uno sguardo capace di vedere oltre, li trasforma in opere semplici (all’apparenza) ed originali (uniche ed irriproducibili), perché ogni pezzo è tale, ogni visione di quel pezzo è soggettiva e frutto di una sensibilità, genialità, colpo d’occhio che solo un’artista vero può avere, e tu lo eri: ogni pezzo porta con sé un viaggio e, nelle tue mani, trova una nuova storia.

È la genialità di chi non impone una forma alla materia, ma sa riconoscere quello che la natura ha già iniziato a creare.

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Ogni tua opera ha sempre un motivo, una collocazione storica anche di eventi, che si susseguono o stanno per accadere, sono omaggi, e soprattutto trova la sua collocazione naturale in un contesto di bellezza, talvolta artistica (come l’Abbazia di Pomposa), altre selvaggia (come il litorale), genuina, pura, che non stanca mai e che senti la necessità interiore di vivere quotidianamente anche da lontano, immancabile poi ogni volta che ti trovi ad essere nelle vicinanze: un bisogno di vivere questo mix di natura e arte, metro dopo metro, e a piedi lo può avvertire ancor più intensamente, potendone osservare le diverse prospettive, sentendo odori, profumi, il costante rumore del mare, il fruscio della pineta piuttosto che il rumore delle cicale, scovando un daino che sta brucando l’erba indifferente, un altro che osserva sospettoso, oppure un cavallo bianco del Delta che arriva a passo d’uomo col suo cavaliere, o un ciclista che percorre la splendida pista ciclabile.

Un giorno ti trovo accovacciato sulla spiaggia ad installare provvisoriamente in acqua l’ultima tua opera di allora, un fenicottero che inizialmente pensavo vero: è bellissimo e la sagoma, controluce, in mezzo al luccichio dell’acqua, acquisisce ancor più fascino, emoziona per la sua reale corresponsione al vero.

Per non parlare poi del ritorno di Dino, un dinosauro che attende il battesimo fotografico dell’alba: un capolavoro osservarndo come è stato assemblato e creato, il dettaglio ed il posizionamento di ogni singolo pezzo è geniale.

La tua passione e genialità traspare in ogni tua parola e spiegazione per come lo hai realizzato; affascina sentirti parlare, quando a tavola, lo scorso settembre, dopo la pulizia della spiaggia con gli amici di Bulldozer, racconti come è nato il pescatore, intento a pescare nel mare con la sua piccola canna, seduto su un grosso tronco portato dalla mareggiata sulla palizzata antistante la “tua” spiaggia.

Impossibile da rimuovere per la dimensione, ha sfiorato il cavalluccio marino, risparmiandolo ed incastrandosi a soli pochi centimetri: tu trovi la strada per renderlo parte di quel contesto, come ci fosse sempre stato ed un giorno della scorsa estate, osservando la posizione di un signore che si trova lì per caso, racconti che ti nasce l’idea di farlo sedere su quel tronco e mettergli un legno tra le mani.

Ecco che l’ispirazione dà forma a ciò che saprai realizzare per far sognare chiunque sia di passaggio.

Mi ha sempre colpito quella tua immensa umiltà e semplicità, il sorprenderti per una menzione del tuo nome in un articolo, o un intero articolo di giornale che ti raccontava e raccontava delle tue opere.

L’entusiasmo che traspariva dai tuoi messaggi quando mi comunicavi che Il Provinciale, nella persona di Federico Quaranta ti aveva contattato per un servizio in tv, piuttosto che il National Geografic e, non da ultimo, Linea Verde: eri sorpreso per tutta questa attenzione, stupito per ciò che ti stava accadendo, per il susseguirsi di contatti che ti chiedevano di realizzare questo o quest’altro, non riuscivi quasi a capacitarti di tutto questo “rumore”, che la tua arte fosse arrivata al cuore di tanti, che dei semplici legni arrivati dal mare e assemblati in riva al mare potessero creare un’onda di interesse e bellezza gratuita così diffusa.

I social hanno sicuramente amplificato ed agevolato tutto questo, ma tu rimanevi la stessa persona di sempre, sempre più impegnata nel creare, sempre disponibile agli altri ed amante di quella natura parte del tuo animo che ti abbracciava e accoglieva: una persona positiva, e propositiva, sempre con un’ottica al domani, al futuro, un visionario.

La scorsa estate mi inviasti un video mentre ti trovavi nella pineta di Volano e ti eri imbattuto in una tartaruga che attraversava il sentiero: un’estate torrida dove l’acqua è stata un bene raro e scarso e tu le vuotavi sulla testina un po’ di acqua con una bottiglietta, intento a darle sollievo, a dissetarla: quanta sensibilità e quanta dolcezza in quel gesto durevole minuti.

Come un inverno, in una giornata bellissima e soleggiata, mi inviasti un video con un daino adulto che camminava, chissà in cerca di cosa, sul fondale basso, oltre l’argine di grossi massi che separa Volano da Nazioni, e quasi smarrito ed impaurito cercava un varco e via d’accesso per risalire: tu l’hai condotto, con le tue parole ed i tuoi movimenti, sino alla spiaggia, così che potesse riappropriarsi del suo habitat.

Una coppia di delfini, un dinosauro, un rinoceronte, una giraffa, un toro, un leone, San Giorgio e il drago, un cavallo rampante, un asino, una moltitudine di daini, un fiocinino, un tennista (Sinner), un portiere, un ginnasta/tuffatore, un cavalluccio marino, una foca, un pescatore, un fenicottero, uno struzzo, un bassotto, un lupo, un lidosauro, un orso polare, un coccodrillo, diversi musicisti, un lupo: si dice che la bellezza non sia nell’oggetto guardato ma nei nostri occhi!? In questo caso è proprio negli oggetti guardati, nell’infinito dinnanzi e in tutto ciò che li circonda, che quegli occhi hanno la fortuna di vedere.

E credo che tutto questo sia stato il frutto del suo sentirsi parte di un paesaggio incantevole, pur non essendo altro che un granello di sabbia.

E credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza, proteggerla, proteggere tutte le tue opere, situate in questo luogo, all’Abbazia di Pomposa, sulla Via degli Dei, in altri luoghi disseminati nella sua terra e non solo, dalla violenza delle maree, piuttosto che dall’imbecillità dell’uomo o dal deperimento naturale.

Non si disperava se qualcosa o qualcuno le distruggeva: qualora fosse stata la mano dell’uomo si stupiva della cattiveria umana, qualora fosse stata la natura, erano gli eventi, lui le avrebbe ricostruite, oppure avrebbe trovato altre ispirazioni o scovato tra tutto ciò che accumulava, nascondeva in pineta (e solo lui sapeva dove) ed il mare gli regalava, qualcos’altro per far sognare lui e tutti noi sognatori, che abbiamo ancora la voglia di meravigliarci e sentirci vivi.

E ora che Enrico “continua a scolpire l’infinito” avverto e comprendo tante cose, che sembravano scontate ma scontate non lo erano.

Ho sempre fotografato per non dimenticare, per non smettere di guardare queste immagini ogni volta che lo vorrò, per ricordarmi quegli istanti, per rivivere i mille ricordi che mi legano a questo luogo e ad Enrico inevitabilmente, che tante volte ho visto all’opera o semplicemente mentre allestiva la tenda sotto la quale prepararsi per vivere la sua domenica di mare in tranquillità con la famiglia.

Ricordi, immagini, emozioni che riaffiorano nella mente in una sequenza oggi ancora sconfusionata ma ben nitida, dove mente e anima si incontrano.

“Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”, non si tratta di possedere nulla, ma forse di meritarselo, di meritarsi tutta questa sensibilità, questo talento, questa capacità attraverso la semplicità della materia prima di raccontare storie, suscitare emozioni e trasmettere l’anima più autentica di questa terra: in maniera gratuita, disinteressata, solo per il piacere e l’amore di farlo.

Grazie Enrico per tua inesauribile arte ed ispirazione.

A te Sabina, l’amore della sua vita, auguro la forza di continuare a guardare la vita anche con gli occhi e lo spirito di Enrico: sei speciale quanto lui, ieri più che mai lo hai dimostrato.

Spero che tutto l’affetto e gli abbracci dati e ricevuti dalle centinaia di persone presenti, che tutto ciò che è stato detto e scritto, possano alleviare questo infinito dolore.

“Anche oggi sono passato / per essere presente / nel tuo futuro” – Enrico Menegatti”

– ANGELA FERRANTI


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SITO PERSONALE

Sonia Serravalli
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