il vulcano nascosto

CUSTODE ELETTIVO DI UN BOSCO SACRO

IL VULCANO NASCOSTO SALVATORE FOSCI

Se ne va in giro come la persona più umile del mondo, con l’aspetto di un viandante, con un bastone da cammino sulla cui sommità ha scolpito lui stesso la testa di un aspide.

Il punto d’incontro con noi sarebbe stato “sotto la seconda quercia”, e in un bosco vi sfido a trovare quella giusta…

Si mette a disposizione di chi passa, si unisce a gruppi che si avventurano lì o che si stanno perdendo, elargisce conoscenze d’oro senza pretendere niente in cambio, sorride bonariamente di fronte alla presunzione cittadina di trovare antichità segrete che il bosco vuole trattenere per sé e che protegge gelosamente dal fragore umano…

Chiamato “custode volontario” (della cosiddetta “piramide etrusca” in mezzo al bosco di Bomarzo), in realtà lui stesso è la personificazione del “vulcano nascosto”, appellativo attribuito, durante le ricerche sue e altrui, all’antico vulcano del Cimino a cui qui si devono le conformazioni e la qualità della roccia. Si tratta di Salvatore Fosci.

Bomarzo - Piramide Etrusca

Grande esperto di simbologia, mitologia, storia, arte pittorica e archeologia (anche se non lo dà a vedere e lo scopri solo parlandogli), ex operaio e agricoltore tuttofare, è stato invitato a trasmissioni televisive, intervistato da scienziati e scrittori… Mentre lui continua a sorridere umilmente e di nascosto di chi pensa di saperne più di chi su quelle rocce è cresciuto, assistendo a ogni loro metamorfosi da secoli e conservando i racconti e le testimonianze pratiche e orali dei suoi predecessori.

Il post che segue è ciò che scrissi sui social durante il viaggio itinerante #ilboscofemminaontour (relativo libro in uscita a fine estate) dopo l’incontro con la cara Francesca Pontani, archeologa, che mi aveva contattata per incontrarmi e guidarmi nella sua magica Tuscia etrusca (viterbese), e Salvatore Fosci, il cosiddetto “scopritore” della “piramide etrusca” di Bomarzo (e scoprii, poi, anche “scopritore” in senso letterale, perché è stato proprio lui a mani nude, senza sovvenzione alcuna e senza mezzi a motore a liberare l’importante reperto archeologico dalla vegetazione del bosco!).

Ecco quello che fu il mio post riassuntivo:

“IL BOSCO FEMMINA grazie ai social oggi mi ha portata a conoscere anche Francesca Pontani, che ha fondato il canale ARCHEOTIME su YouTube: un’archeologa pronta ad accompagnare me e la mia amica a visitare resti etruschi (e forse precedenti) nel mezzo dei boschi sacri della Tuscia, e come se non bastasse…. ha chiamato L’UOMO DEI BOSCHI, il piacevolissimo SALVATORE FOSCI, cresciuto qui, tra gli aspidi e le querce. L’uomo più esperto in assoluto del Boschetto Sacro di Bomarzo e di tutte le rovine ancora nascoste nel bosco (case rupestri, “piramide etrusca”, praticamente scoperta dai suoi avi e liberata da lui stesso dalla fitta vegetazione).

Una sorta di Efesto vivente, un uomo che sembra stato modellato dal bosco stesso, di cui consiglio vivamente i due libri:

1) “Vulcano nascosto. Una interpretazione alternativa del Bosco Sacro di Bomarzo” e

2) “I misteri della piramide di Bomarzo. Indagine sulle origini dell’enigmatico monolite nascosto nei boschi viterbesi”.

Ma la vera RETE di significati e sincronicità a cui le sue intuizioni lo hanno portato per questi boschi ha davvero del magico e sarebbe bello sentirla raccontare da lui, come ho avuto il privilegio di vivermela oggi.

Due anni fa l’avevo cercata e non l’avevo trovata, la “piramide etrusca”: mi stava aspettando oggi con voi, durante un tragitto tra querce e gole e caverne realmente indimenticabile.

Siete stati impagabili, a voi la mia gratitudine.”

Salvatore Fosci

Salvatore è, in parte, un uomo di altri tempi, che ci tiene a preservare il valore delle scoperte, delle fatiche e degli usi e costumi dei suoi avi in una terra considerata da molti sacra ancora oggi. E in parte “uomo nuovo”: colui che ha compreso il valore della connessione con Madre Terra e l’ha fatta sua, non solo nelle sue forme più fiabesche e romanticizzate, ma anche nella sua durezza e nella severità dei suoi insegnamenti. In pratica, in tutta la sua sacralità.

Se avrete la fortuna di visitare le rovine etrusche (e precedenti, fino a quelle preistoriche) nella zona della Tuscia laziale attorno a Bomarzo guidati da Salvatore Fosci – nato qui e da sempre amorevolmente al servizio del bosco e interessato a leggere i segni del tempo nelle rocce e nel terreno – potrete godere di una lettura archeologica e simbolica molto più avvincente, veritiera e profonda di quanto potrete mai trovare in documentari “ufficiali” o in libri classici degli accademici.

Con lui arrivammo finalmente a questo impressionante monolite antico, detto “piramide etrusca” ma in realtà di origini ancora sconosciute, che già due anni prima avevo ricercato e non trovato. A parte l’incredibile energia e potenza mistica di questo luogo, rimasi impressionata per la similitudine di questa misteriosa opera con la piramide maya che avevo visitato in Messico a Cobà!

Salvatore è anche un fervido appassionato della figura del “Conte Vicino Orsini” (Pierfrancesco II Orsini, nato a Bomarzo nel 1523). Addestrato a combattere per lo Stato Pontificio, il nobile locale arrivò a sviluppare una sua squisita sensibilità rendendolo un precursore del risveglio maschile in pieno patriarcato: sensibilità umana rara che, ai suoi tempi, lo portò a rifiutare la guerra e qualunque forma di conflitto e violenza per dedicarsi a creare la bellezza attraverso una storia di simboli, in quello che oggi chiamano “Parco dei Mostri di Bomarzo”. E che Salvatore insiste sia invece giusto chiamare con il suo vero nome originario: il “Boschetto Sacro di Bomarzo”.

(E notiamo, anche qui, come i nostri tempi rispettino sempre la tendenza ad imbruttire e demonizzare ciò che era bello e sacro – anche e soprattutto attraverso le parole).

bosco sacro
Immagine di Salvatore Fosci

Dalle parole di Salvatore:

“E’ il periodo della controriforma, ogni eccesso di libertà di espressione viene punita, e in questo caso il boschetto di Vicino Orsini non viene visto di buon occhio dalla Chiesa al potere, anche se Orsini è protetto da Alessandro Farnese e il cardinal Madruzzo.
Il suo uscire già giovane dall’ambiente militare, lo penalizzerà con il rapporto di altri nobili militari.
Le voci di un Orsini quasi stregone lo costringeranno ad isolarsi nel suo boschetto.”

“Gli altri giardini come quello di villa Lante ideato dall’inquisitore cardinale Gambara proseguirà nei secoli ad avere rispetto, un classico giardino del ‘500 che rispetta i canoni della Chiesa, il boschetto invece diverrà un luogo da dimenticare, quasi eretico.”

(Vedi anche l’articolo: “Il disboscamento religioso”)

Tra un accenno all’incontro con una vipera di prima mattina e l’indicarci querce rimaste curiosamente “bonsai”, a causa dell’antica roccia sottostante – con nonchalance Salvatore ci spiega anche che il percorso del parco di Bomarzo (il suddetto Boschetto Sacro, lì vicino) non è quello che si racconta di solito. Ma come si tratti in realtà di un diario sulla roccia. Di una storia di simboli, anche sofferta, vissuta a fondo: una lista di personaggi antichi e di archetipi personalizzati, una storia di fasi di sofferenza e di liberazione dell’ex guerriero divenuto uomo d’amore e di pace, e di bellezza (di cui godiamo ancora oggi).

Ecco, se si dovesse ricercare la “piramide etrusca” (o “sasso del predicatore”); se si dovesse approfondire la storia di un uomo come il Conte Orsini e leggere realmente nelle rocce del Boschetto Sacro di Bomarzo, secondo me sarebbe un grande spreco farlo da soli (cosa che consiglio invece in altri luoghi): l’ideale sarebbe farlo proprio attraverso le ricerche di Salvatore.  

Una curiosità: lo stesso Vicino Orsini si identificava con il dio Vulcano. E Salvatore ci confidò che, man mano che procedeva la sua trasmutazione nell’archetipo che più sentiva suo congeniale (Vulcano/Efesto), a terra nel pieno del bosco trovò una moneta da cinquanta lire che rappresentava proprio Vulcano all’opera (e che ora Salvatore porta sempre al collo). Sembrava davvero lì ad aspettare lui, dopo una ventina d’anni di trasformazioni e di passaggi.

Questa e tante altre sono le preziose storie che si possono portare a casa se si sta ad ascoltare questo misterioso esploratore dei boschi per ore, tra una casa rupestre che da soli non avreste mai trovato e una necropoli etrusca nascosta dietro more, querce e ginestre.

Non potevo, ovviamente, mancare di dedicargli uno spazio nel nostro bosco sacro, il Bosco Femmina.

Gruppo Salvatore Fosci Sonia Serravalli
Photo-Poetry – Sonia Serravalli

(Foto di copertina di Salvatore Fosci)


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