Da sempre la danza del ventre viene considerata come uno degli stili di danza più sensuali al mondo.
Per me, ha sempre significato una delle massime espressioni di femminilità della razza umana.
Quando si scrive un articolo sulla danza del ventre, non può che essere un articolo molto limitato rispetto a tutto ciò che ci sarebbe da dire. Uno scritto che si ripromette per forza di cose sviluppi futuri, estensioni, compendi. Perché qui si parla di una tradizione sacra e di una forma d’arte altamente raffinata e completa.
Si tratta di una danza antichissima.
Il suo fascino dunque è dato non solo dallo stato ipnotico a cui induce assistere ai suoi movimenti sinuosi, flessuosi, rotondi, veloci e sensuali, accompagnati alla ripetitività dolce della musica mediorientale. Ma anche proprio dalla storia stessa insita nelle origini di questa meravigliosa tradizione artistica.
Specifichiamo che il nome “danza del ventre” è stato attribuito in Occidente a quella che si chiamava “danza orientale” o, in lingua originale, “raks sharki”. Chiamata anche “danza della felicità” o “danza della poesia”.
Vi sono varie versioni sulle sue origini, ma tutte nascondono un alone di mistero e di divino.
Essa potrebbe risalire ai culti della dea Iside dell’antico Egitto. O addirittura ai rituali della Mesopotamia, in nome della dea femminile Ishtar. Dunque, la danza del ventre come la conosciamo oggi risale a danze che sono tra le più antiche del mondo, collegate alla figura del femminino e alla forza riproduttrice della donna e della natura. La terra. La Dea Madre.
Photo by Adina Voicu
Anche se in Occidente si pensa erroneamente che tale danza sia stata sempre funzionale alla seduzione e al compiacimento degli uomini, la danza orientale nasce in realtà con scopi terapeutici psicofisici, come forma d’espressione che incarna una vera e propria forma d’arte e come mezzo per comunicare con la divinità e con la Madre Terra. Con le forze naturali all’origine della vita e con la stessa natura intrinseca della donna.
“E’ una sorpresa per molti scoprire che la danza orientale non nasce per essere uno spettacolo che allieta gli uomini, bensì come una danza delle donne per le donne […]. Si narra che essa venisse danzata in cerchio intorno alla partoriente dalle altre donne che, in questo modo, partecipavano simbolicamente alla messa alla luce del nascituro, o ancora che fosse utilizzata durante le festività agricole per propiziare un buon raccolto.” Dal sito Benessere.com.
“Oltre al movimento di singole parti del corpo infatti, un altro principio su cui si fonda la danza del ventre è quello della libertà di manifestare quello che si prova (dolcezza, gioia, sensualità, malinconia, rabbia…) attraverso la combinazione e le varianti dei passi-base. Ciò può divenire un importante momento psicologico di catarsi in cui le emozioni abitualmente trattenute vengono espresse grazie ad un processo di sublimazione che opera una loro trasformazione in forme la cui manifestazione è personalmente e socialmente accettabile.
L’espressione simbolica di sé trova in tal modo diverse strade che si intrecciano e, attraverso i processi creativi, acquista il sapore del gioco e della fantasia. Ne è un esempio il far tintinnare i sonagli sul proprio corpo che consente di conoscersi meglio aumentando la propria consapevolezza fisica attraverso un’esperienza sensoriale che ricorda la passione infantile per gli oggetti sonori che guidano alla scoperta del mondo.”
Nulla nella danza del ventre è lasciato al caso.
Il velo (da cui questo ballo di è chiamato anche “danza dei sette veli”) è sempre costituito da una sostanza molto morbida, quale seta, velluto, mussola o organza. Il giocare con il velo permette alla protagonista della danza non solo di creare fantasiose coreografie di vedo-non-vedo, di nascondersi e rivelarsi, imitando i cicli del giorno e della notte e della natura in genere. Ma le permette anche di aggiungere all’intera arte di cui stiamo parlando l’elemento sensoriale della carezza, dell’auto-coccolarsi, del contatto con tessuti in movimento, che sfiorano ma non imprigionano.
Sonagli e medagliette servono a riconnettere il movimento fisico, come delle parti attorno al primo chakra (quindi quelle rappresentanti sessualità, istinti, creatività, terra, radici) al suono. Un’esperienza sensoriale fondamentale nei primi anni di vita e riscoperta attraverso tecniche come questa. In cui la danzatrice non è una musicista, ma fa del proprio corpo lo strumento.
La cintura, poi, ha una storia a sé. Posso testimoniare che perfino nelle prime lezioni delle principianti si consiglia di portare con sé un foulard da legare in vita. Perché la cintura è un simbolo e uno strumento antico.
Ricca di storia e di potere, la cintura protegge le nostre parti più fragili e vitali.
Rappresenta il cerchio della vita e la simbologia del ciclo. E allo stesso tempo, accompagnando i movimenti circolari, sincopati o flessuosi della vita e dei fianchi, funge quasi da “evidenziatore” nel sottolinearli, nell’accompagnarli, nel renderli centrali all’occhio dell’osservatore. Oltre che servire per controllare meglio l’entità e la portata dei propri movimenti muscolari da parte della danzatrice stessa.
“Nell’antica tradizione dell’Estremo Oriente, il plesso solare o celiatico, collocato leggermente al di sopra dell’ombelico, è considerato il vero e proprio punto centrale del nostro corpo, dal quale vengono distribuite le energie fisiche ed emozionali. L’ombelico, unico punto di contatto sul piano fisico tra la madre ed il nascituro, è un canale di scambio energetico tra il mondo interno ed il mondo esterno, un elemento di connessione tra corpo fisico e corpo spirituale, delicato a tal punto da far suggerire che venga tenuto coperto e protetto da influenze esterne. Un retaggio di tale usanza potrebbero essere infatti le pietre e gli ornamenti che fin dall’antichità coprivano il ventre femminile” (dal bellissimo e completo articolo a questo link, del Circolo Zagharid).
Foto di Sonia Serravalli Photo-Poetry
Pare che la danza del ventre sia riuscita a sopravvivere per millenni, per arrivare fino a noi nella forma in cui la conosciamo. A tratti nascondendosi nell’ombra tra poche astanti e a tratti tornando in auge con un pubblico ufficiale, tra Corti antiche e locali moderni, tra celebrazioni di nozze, banchetti, antichi riti funebri, riti propiziatori, feste popolari, teatri e harem. Attraversando indifferentemente epoche di matriarcato ed epoche di patriarcato, senza mai perdere il suo lustro e la sua importanza.
Meravigliosa la testimonianza della campionessa italiana Francesca Donninelli, che descrive così l’essenza della danza: “I movimenti del seno sono allusivi dell’allattamento, il roteare del ventre della fecondazione. C’è una sensualità che va oltre la fisicità.”
E la giornalista Talita Frezzi spiega perfettamente l’effetto che la danza del ventre ha avuto su Francesca: “In quelle danze arabe Francesca ritrova la sua anima più pura, un’essenza che per anni ha tenuto nascosta, per pudore e per timidezza, forse anche un po’ per paura. Quella paura che oggi è riuscita a esorcizzare con la danza della spada, tecnica, passione vibrante e forza, con cui ha sconfitto e trafitto simbolicamente anche la sua parte più maschile, un’armatura che le impediva di vivere appieno della sua grazia.”
Questo articolo di Cultura e Culture parla sia della storia che dei diversi fraintendimenti e dell’errata lettura che in Occidente viene spesso data a questa pratica in realtà estremamente raffinata, ricca di storia, di cultura e molto vicina alla sacralità.
La danza del ventre ha, per chi la pratica, sia vantaggi per il benessere psicologico, che fisico, che energetico.
Premesso che l’uno è sempre collegato all’altro e non esiste separato dagli altri, vediamone alcuni.
I benefici psicologici si possono misurare nella possibilità che il mondo di questa danza offre di approcciarsi in maniera totale e profonda con la propria femminilità e con la propria fisicità. Con il proprio equilibrio. Con la possibilità di vedere parti del proprio corpo valorizzate e utilizzate in pieno in un flusso, in un fluire e non nella maniera statica o plastica cui la nostra cultura spesso ci porta.
Oltre al benessere dato da musica e ritmo. Alla musica orientale sono infatti state riconosciute proprietà profondamente rilassanti e curative, con ritmi che entrano in risonanza con i nostri stessi ritmi fisiologici.
I benefici fisici riguardano il quasi immediato cambiamento e miglioramento della postura, oltre che l’abilità di coordinare muscoli, il cui movimento normalmente non riusciamo a separare e anche il potenziamento di muscoli altrimenti poco utilizzati.
I benefici energetici riguardano lo sblocco di certi chakra e il permettere il costante libero fluire delle energie, dal primo chakra, legato alla terra e agli istinti, al chakra della corona, deputato alla nostra parte più spirituale.
Ho sempre pensato che il fascino esercitato da Shakira sul suo numerosissimo pubblico sia stato dovuto in gran parte anche al suo modo di muoversi, che ritengo in qualche modo davvero ipnotico sia per uomini che per donne. Il suo talento nella danza del ventre non smentisce naturalmente le sue origini libanesi. Qui sotto solo un esempio.
E tu, hai fatto qualche esperienza di danza del ventre? Cos’hai provato e cosa ti ha lasciato?
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