bussola interiore

LA TUA BUSSOLA INTERIORE

NON PORTA SOLO AL PIACERE

Pensare che seguire la tua anima ti porti inevitabilmente e infallibilmente a successo e piacere è una delle false credenze più nocive della nostra cultura.

Se c’è qualcosa che l’ultimo anno in particolare mi ha insegnato, a trecentosessanta gradi (in caso non l’avessi capito in passato – e infatti non l’avevo capito bene) è che il fatto di riuscire a seguire la propria voce interiore, anima, bussola, intuizione, sistema emotivo di riferimento (quello che Vadim Zeland chiama “il fruscio delle stelle del mattino”) non significa per forza andare a stare bene, attrarre il piacere, evitare il dolore, il disorientamento, il senso d’impotenza e qualunque altra esperienza che consideriamo “negativa”.

seguire l'anima
Foto di Enrique Meseguer

Un problema centrale della nostra cultura è che consideriamo “sbagliate” tutte le esperienze “negative”, ossia dolorose. Mi è successo, così, come sarà forse successo anche a qualcuno di voi, quanto segue:

– anni e decenni ad allenarmi a seguire la mia voce interiore, a liberarmi dai condizionamenti;

– l’intuito è allenato, acceso come un fuoco, guizzante: lo ascolto, mi guida;

– dopo diverse esperienze che considero “positive” perché piacevoli o esaltanti, capita, qui e là negli anni, che la stessa fidata fiamma mi guidi in un cul-de-sac che poi mi richiede mesi o anni di sofferenza per uscirne e “tornare me”, per come mi conosco: la persona solare che mi considero.

Lavoro “sbagliato”, uomo “sbagliato”, casa “sbagliata”, una volta addirittura paese “sbagliato”, e sono dolori.

Qual è dunque la cosa più grave che avviene dentro di noi, grazie a questo pregiudizio?

Smettere di fidarci della nostra bussola interiore.

Arrabbiarsi con essa e con noi stessi.

E, addirittura, abbandonarla. Con la conseguenza che altri possono guidarci, con il loro sistema di riferimento – che non è il nostro. Nel loro interesse, naturalmente (sia ciò in un’azienda, in una coppia, tra figli e genitori, così come in un circolo spirituale).

In pratica, significa smettere di ascoltare la nostra stessa anima – quella che guida le nostre azioni in ogni incarnazione, per chi è diventato in grado di sentirla e di obbedirle. Il “cocchiere” nella metafora della carrozza di Gurdjieff:

metafora anima

In questo caso, spesso ci convinciamo che il nostro pilota interno sia difettoso e che sia meglio in effetti assumere il sistema di pilotaggio di qualcun altro – “in fondo avevano ragione loro” (questo avviene in particolare dopo un trauma o una grossa botta, presa perché abbiamo seguito la nostra strada).

In questo modo, il tradimento è compiuto, la disfunzione regna e noi non siamo più allineati con il nostro progetto animico. In questo caso, vivi la vita di qualcun altro (secondo il parere dei tuoi genitori, di un tuo maestro, di una tua amica o consigliera o altro).

La verità è che questa è la cosa peggiore che tu possa fare.

Diffidare della tua bussola sacra significa frammentarti, tornare indietro, alla scissione e in preda ai condizionamenti, alle voci degli altri.

La verità è che la tua bussola interiore non ha sbagliato.

Il fatto che l’esperienza in cui ti sei trovata questa volta sembri un fallimento, produca lacrime, rabbia e altro dolore, non significa affatto che essa sia stata frutto di un errore della tua bussola.

La tua bussola è sana come un pesce, se sei giunta fin qui e fino a un buon livello di consapevolezza e di allenamento della tua intuizione. Semplicemente, ti ha portato in un luogo e in una situazione in cui dovevi essere, che dovevi vivere, perché esattamente quello corrispondeva o corrisponde all’eventualità più evolutiva per la tua coscienza.

bussola interiore
Foto di Muffelz

Qualcuno dovrebbe insegnarci una volta per tutto che ciò non significa per forza che sia piacevole. A volte è piacevole, a volte è molto doloroso.

La bussola ti ha guidata bene in entrambi i casi: nel luogo in cui dovevi essere proprio in quel momento e nell’esperienza che dovevi fare, senza la quale non saresti mai arrivata a certe conoscenze, conclusioni, opportunità, aperture, trasmutazioni.

Quello che la tua anima sceglie, se hai ascoltato lei e non altri, è sempre la massima scorciatoia possibile verso il tuo sviluppo e la tua conseguente liberazione.

Quante volte avrai sentito raccontare di un’esperienza negativa che poi nel tempo si è rivelata la migliore cosa successa a quella persona per farle cambiare vita, in meglio? A volte il dolore è l’unica esperienza che ci allinea con il nostro massimo interesse.

Dobbiamo toglierci dalla testa l’idea che il dolore sia qualcosa di “sbagliato”, che corrisponda a un fallimento. Aggiungo che spesso non è il dolore dell’esperienza o situazione in sé che ci fa soffrire così tanto, quanto il nostro stesso allontanamento da noi stessi, quando iniziamo a rimproverarci per una scelta fatta perché abbiamo seguito le nostre “antenne” – e il coro degli altri si va aggiungere ai rimproveri nostri, giusto a conferma del fatto che qualcosa dentro di noi e “difettoso”.

La nostra anima non è separata dalle sincronicità che ci attendono, dalla legge di attrazione e dal nostro stesso progetto divino. E, in questa dimensione, esso non risulta sempre piacevole! È molto importante non abbandonarla se essa ci conduce a un’esperienza difficile. E sappiamo che ci ha condotto lei quando sentiamo quel “senso di chiamata” che pare davvero irresistibile, cristallino e indubitabile.

Per approfondire questo discorso, ti consiglio anche il mio articolo: “La persona che dovresti sposare”.

Concludo dicendoti che la nostra bussola interiore richiede mantenimento, ascolto, pulizia. Non è detto che essa non venga smagnetizzata da voci altrui, da condizionamenti esterni: puntare verso il progetto di qualcun altro perché tu l’hai permesso.

Per cui, chiediamoci sempre “perché” sentiamo quel richiamo, quando lo sentiamo – e stiamo ad ascoltare se siamo davvero noi a rispondere, o se abbiamo fatto nostra l’idea o la percezione di qualcun altro.

Un’anima che venga ascoltata non rimarrà mai muta e saprà sempre darti la risposta giusta: la tua.

Buon proseguimento, in qualunque punto della giostra tu sia.


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