amore incondizionato

TI AMO MA SPERO CHE CAMBI…

…O TI AMO MA NON CAMBIARE

Nella vita è possibile sperimentare diversi tipi di amore.

Ma non tutte le persone hanno il privilegio, spesso attraverso grandi sofferenze, di fare quello scatto.

Lo scatto di sentire la differenza tra l’amore che parte dall’ego, potente ma fino a un certo punto perché centrato sul soggetto, e l’amore ampio, onnipotente, pronto ad abbracciare la natura tutta dell’altr* e del tutto indipendente dalle sue metamorfosi.

L’amore incentrato sull’ego richiede attenzioni, sicurezze, conferme, a volte richiede anche abitudini consolidate. Non è da demonizzare o da criticare, ma è un amore che sarà sempre fragile, esposto alle intemperie della vita e agli imprevisti, esposto ai cambiamenti altrui come un fiore nella tempesta.

È il tipo d’amore che abbiamo provato tutti. È basato su quelle che Lise Bourbeau chiama “ferite dell’anima”.

 

L’altr* deve, se è il nostro compagno o la nostra compagna, rivestire la funzione di ovviare a queste ferite, di completarci e di curarci. Cosa che, però, sul lungo periodo non avviene. Anzi…

In particolare, le ferite dell’anima sono:

  1. FERITA DEL RIFIUTO
  2. FERITA DELL’ABBANDONO
  3. FERITA DELL’UMILIAZIONE
  4. FERITA DEL TRADIMENTO
  5. FERITA DELL’INGIUSTIZIA

Colui o colei che diciamo di amare dovrebbe risolverci per sempre uno o più di questi temi (ricorrenti).

Per farlo, chiediamo alla persona amata

– di cambiare, oppure

– di non cambiare mai.

In entrambi i casi, il focus dell’amore va a cadere fuori dal tema centrale.

L’amore, quando è vero, basta a se stesso. Non solo non ci sarebbe nessun bisogno di desiderare che l’altr* cambi per noi o che si immobilizzi nel suo divenire per non trasformarsi mai, ma sarebbe addirittura controproducente.

Finiremmo ad amare un singolo fiorellino dell’intero albero. Una stella dell’intero universo che una persona è, nel tempo e nello spazio.

Le aspettative e le pretese che maturiamo nei confronti della persona amata presto o tardi diventano le nostre stesse gabbie. Siamo noi a costruircele, è solo che non ce ne rendiamo conto.

L’amore di tipo ampio, onnipotente, basato sull’oggetto dell’amore e non sul soggetto, è infinito: di conseguenza non ha e non avrà mai bisogno di “paletti”, né di sostegno (di sé) né di limitazione (dell’altro).

Amare una persona con questa capacità, con questa forza, con questa visione e con questo dono significa includere già nella luce con cui la abbracciamo tutte le sue necessarie trasformazioni: passate, presenti e future.

Si tratta delle trasformazioni che caratterizzano la vita e qualunque essere vivente ha il pieno diritto di sperimentarsi e di manifestarle seguendo esclusivamente il suo sentire. Non certo quello che noi vorremmo fosse il suo sentire.

 

amore incondizionato
In_Harmony_Art By Adelaide Markus

 

Sai qual è la differenza tra il primo caso e il secondo?

Nel secondo caso stai guardando una fogliolina e credi di amare quella, quando davanti a te, se solo lo vedessi, c’è un intero bosco.

Sempre nel secondo caso sei tu, una miliardesima frazione di Dio/Dea/Cosmo/Luce a pretendere di sapere cosa sia meglio per te, per l’altr* e per il tuo amore.

Nel primo caso è Dio/Dea/Cosmo/Luce a guidare il disegno.

Ti pare faccia poca differenza? Quale delle due parti avrà la visuale più ampia? Ma naturalmente tu puoi sintonizzarti sul sapere profondo di Dio/Dea/Cosmo/Luce ed agire di conseguenza.

 

Il rischio del fraintendimento

Quando si tratta questo tema il rischio è sempre quello di essere fraintesi e di pensare che con questa possibilità di amare in modo infinito si giustifichi tutto e si giustifichino anche le violenze di coppia (siano esse fisiche o psicologiche).

La doppiezza di senso delle parole è molto ingannevole, la linea di demarcazione che separa l’amore incondizionato dal vivere da vittima sembra sottile, mentre al contrario questi due status, queste due modalità sono separate da un abisso vastissimo. Stiamo parlando praticamente di due punti opposti della scala delle possibilità nelle esperienze di amore, non-amore o Amore.

Per essere capaci di accogliere l’altr* in tutte le sue sfaccettature, anche e soprattutto in quelle che non possiamo controllare, occorre prima di tutto amare se stessi molto profondamente e sentire ben saldamente i propri piedi piantati in terra e la propria forza nelle gambe, il proprio immutabile equilibrio.

Si tratta di un amore vero, il quale da solo conferisce e fornisce la luce e la forza necessaria per permettere tutto il resto: accettazione, comprensione profonda, empatia, com-presenza, felicità costante e in-dipendente.

Al contrario, le persone che permettono a carnefici e parassiti di avvicinarsi e usufruire di loro non hanno ancora imboccato la strada del vero amore per se stesse.

Questo è il punto cruciale che fa tutta la differenza.

 

 

amore maturo

 

Se ami l’altr* da un punto di vista egoistico, nel peggiore dei casi potresti trovarti vicino persone tossiche, nel migliore dei casi la persona che hai scelto presto o tardi ti obbligherà a mettere il dito nella tua piaga (ferita) oppure lo farà lui/lei. Il più delle volte, comunque, questo è un passaggio obbligato per imparare.

Se invece ami l’altr* dal punto di vista dell’amore incondizionato (non-condizionato da eventi esterni ma intrinsecamente inglobante qualunque emanazione dell’altra anima), significa che già ti ami profondamente e mai al mondo potresti attirare una persona violenta nel tuo territorio.

Potresti venire mess* alla prova, questo sì: d’altronde, l’amore ha come primo compito quello di continuare a farci crescere ed evolvere. Ma non crollerai mai più, perché tutto, tutto troverà posto in quella luce, in quella felicità che l’infinito nutre costantemente e nulla sarà più escluso: nulla sarà mai più perduto.

Nulla sarà mai più rifiutato, abbandonato, umiliato, tradito o violato.

 

 

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