la natura sacra di Sonia Serravalli

LA NATURA E’ SACRA

L’INTRINSECA SACRALITA’ DELLA NATURA

La natura ha in sé qualcosa di non intellegibile. Ossia, qualcosa di maestoso che non si può cogliere con la pura ragione, ma che potrebbe attraversarci in una conoscenza immediata se si lasciano aperti altri canali.

L’essere umano (e mi spiace ripetermi, ma devo dire di nuovo “soprattutto in Occidente”) si è gradualmente allontanato dalla consapevolezza del suo far parte della Natura, del suo “essere uno” con la Natura.

Per “Natura” intendo non solo tutti gli ecosistemi esistenti, la flora, la fauna e i vari fenomeni fisici, biologici, atmosferici, estetici e in gran parte ancora pieni di mistero che caratterizzano la vita sul pianeta Terra. Ma anche la natura stessa della vita qui, le sue dinamiche, le sue contraddizioni, la sua perfezione e il suo motore occulto, il modo di essere degli umani stessi e la loro storia.

donna e natura sacra

Uno dei modi migliori per uscire dalla connessione con la sostanza profonda della natura delle cose è stato ed è, per esempio, il vivere ad alta velocità.

Correre tutto il tempo causa una disconnessione dal ritmo sottostante, che è più pieno e più lento. Sarebbe come voler ballare un tango e riuscire ad entrare nelle sue corde dimenandosi come se si stesse ascoltando musica industriale o hard core.

Questo scollamento ha creato il mondo per come lo percepiamo oggi (noi umani). Esso non è per forza come lo percepiamo, né è l’unica realtà possibile, o l’unica possibilità esistente.

In questa fase, stiamo vivendo abitando solo la punta di un enorme iceberg.

È come leggere sempre la stessa pagina e pensare che quello sia il libro.

A COSA HA PORTATO LO SCOLLAMENTO

Il nostro scollamento dal senso di appartenenza all’ecosistema planetario e alla natura delle cose ha prodotto diversi mondi illusori, nei quali noi creiamo, o crediamo di creare, la nostra realtà e la storia della nostra vita.

@ La spiritualità, se mai presente, si è ridotta a un interesse intellettuale, a una tendenza (artistica, filosofica, editoriale, esistenziale o altro) o a un atteggiamento. Ben lungi dal permeare di sé ogni secondo del nostro essere fisico e sottile come fosse ossigeno, essa è diventata qualcosa di esotico, di “interessante”.

Come se potesse davvero concepirsi separata dalla forma della nostra mano, dal funzionamento del nostro cuore, dal respiro, da ogni abbraccio o da un’invenzione geniale della nostra mente.

spiritualità nella natura

@ La magia si è prima demonizzata, poi insabbiata e obliata quasi totalmente, poi confusa con la spiritualità. Facendole seguire un po’ lo stesso destino (interesse intellettuale, esotismo, moda, bisogni dell’ego, eccetera).

In realtà, per gli antichi Egizi e non solo per loro, la magia altro non era che la capacità (e il suo controllo da parte del soggetto) di creare e/o modificare la realtà circostante per il bene proprio e altrui, ai fini di vivere meglio. Mentre la spiritualità è ciò che riconnette alla nostra origine e che porta oltre.

Noi tutti siamo dotati per natura di entrambe queste sfere.

La magia è in parte ciò che questo essere umano schiacciato, annichilito e accecato, negli ultimi secoli ha chiamato “potere della mente”, cercando di riscoprirla.

Si tratta di un mondo vasto quanto il mistero della nostra vita, ma riguarda gli strumenti applicabili in questo piano, quello in cui viviamo (senza i quali non saremmo che barchette di carta in balia della tempesta).

La spiritualità, invece, è una…. – come la chiamiamo? Branca? Un universo? Un infinito? – ancora più alto, più evoluto, che ha a che fare con la dimensione da cui veniamo e in cui torneremo (per quanto possano valere i miei aggettivi e per quanto possano valere i tempi passato e futuro in un universo pluridimensionale).

Il teologo e docente Vito Mancuso in questo articolo scrive:

“Il sacro nasce dall’eccedenza della vita, la quale si manifesta supremamente nella maestà soverchiante della natura. Se gli esseri umani hanno da sempre considerato qualcosa come sacro, l’hanno fatto per esprimere la sensazione di essere circondati da una realtà molto più grande che richiede di essere ascoltata con tutte le dimensioni del proprio essere: ragione, volontà e sentimento.”

magia e spiritualità

@ La donna è stata demonizzata per secoli, temuta per millenni, rivalutata come qualcosa di erotico, spesso oggetto dell’artisticamente bello, o al limite di armonioso – ma ancora, oltre le parole, manca quasi del tutto la percezione della sua appartenenza a qualcosa di remoto e di realmente divino.

@ L’uomo è stato dapprima idealizzato e poi imbarbarito.

Ad oggi l’uomo esce quasi sempre perdente di fronte al confronto con la donna, sia esso estetico o morale.

Ciò ha causato negli uomini un senso di inadeguatezza indotto che tutto è tranne che autentico o riconducibile alla loro vera natura e potenza, splendente e altrettanto divina per sua natura intrinseca. Di nuovo, si è persa completamente di vista la percezione della sua fonte.

Oggi gli uomini sono preda di una percezione di sé che è quasi sempre deformata.

Si vergognano del loro aspetto, si vergognano della loro fisionomia e perfino del loro sesso, cercano di correggersi con espedenti di superficie (cosmesi o sport compulsivo o chirurgia), cercano di coprirsi, di giustificarsi a priori per colpe non esistenti, di evitare il confronto, di rifugiarsi nel virtuale o dietro muri mentali.

Non trovano una loro collocazione nella bellezza abbacinante di cui fanno parte a tutti gli effetti – se solo uscissimo dal tossico giudizio umano, con tutti i suoi stratificati condizionamenti (educativi, religiosi, culturali, sociali…).

l'uomo e la donna

@ Gli animali si sono venuti sempre più percependo come schiavi dell’essere umano e poi come suoi meri utensili, come oggetti, insensibili e dalle vite liberamente spendibili e spremibili.

La connessione profonda e comunque inalterabile tra noi e loro (mere categorie) è diventata invisibile, muta, impercettibile e noi abbiamo iniziato a pensare di essere soli e unici, sulla Terra e perfino nell’universo.

Ciò ha prodotto mattanze a dei livelli numericamente neanche paragonabili al genocidio degli Indiani d’America o alla Shoà. E un misconoscimento della comunicazione sottostante – di impulsi, di sensazioni, di sentimenti e di informazioni, che, senza ricorrere ai mammiferi, perfino gli alberi conoscono.

Essi “fanno rete”  da diversi milioni di anni prima che la inventassimo noi. Ma noi abbiamo perso un po’ di sensi durante quella che chiamiamo “evoluzione”.

@ Per quanto riguarda l’ambiente – foreste, mari e oceani, ghiacci e gli ecosistemi più svariati, incluso il fattore clima: tutti essi non hanno vissuto destini migliori rispetto a quanto raccontato sopra.

Il motivo è sempre lo stesso.

È come se qualcuno per millenni ci avesse mutilato l’udito alla nascita. Udire qualcosa si sarebbe ridotto a pura eco di leggende lontane, spesso letta come immaginazione o addirittura superstizione.

esseri umani e mondo animale

E noi, in un tempo remoto, abbiamo smesso di sentire l’appartenenza e con essa…

@ assieme alla perdita del senso dell’appartenenza (e parlo realmente di un “senso”, come fosse l’udito o l’olfatto o qualunque altro nostro senso noto oggi), si è perso anche il senso della gratitudine immensa che pervade costantemente qualunque essere sia connesso con la dinamo del momento. Con il cordone ombelicale che nutre nel qui ed ora riportando costantemente al nutrimento dell’origine.

Il senso di gratitudine non è un valore aggiunto, un prodotto di una “buona educazione”, come lo si può concepire oggi. Il senso della gratitudine è fondamentale alla vita tanto quanto l’idrogeno lo è su questo pianeta, perché è lui che fa girare la ruota e da luce produce ulteriore luce, da amore ulteriore amore.

Per quanto mi è stato concesso di apprendere e sentire in questo mondo, il senso della gratitudine produce la riconoscenza, che altro non è che l’essenza stessa del moto. Del movimento.

Tanto quanto il fuoco continua a bruciare nutrendosi del proprio stesso calore prodotto nella combustione, la ri-conoscenza permette alla vita di continuare a manifestarsi.

Senza questi ingredienti, la realtà sarebbe immota e si ricadrebbe nel concetto di Monade, perfetta ma priva di sviluppo: assenza di vita.

In un modus vivendi del genere, in cui la gratitudine fosse prodotta ad ogni respiro, la paura non trovava posto e tutto avveniva sempre nel posto giusto al momento giusto, perché il disegno globale era ed è perfetto per sua natura. Ma, soprattutto, completo. Senza che togliessimo o aggiungessimo niente.

Bastava e basterebbe sempre solo seguire il flusso. Perché sotto, attorno e dentro di noi sussiste un flusso perenne che sa già tutto e tutto opera.

il flusso e l'infinito

Il fatto che noi abbiamo follemente vagheggiato di immaginare di poterci sostituire al suo scorrere con i nostri disegni infantili ci rende come un lupo dissidente che decida di non rispettare le regole del branco. Ciò che lo aspetta non può essere che freddo, fame, isolamento e morte.

Nel nostro caso, abbiamo fatto di peggio. Durante quell’isolamento dal “tutto” (ancora in corso) ci siamo sperimentati in situazioni borderline e anche molto oltre, in leggi che andavano contro quelle viste in natura e in aberrazioni delle diverse specie.

Forse, dunque, visto la che sacralità della natura è infinita e facendone noi parte integrante, anche questo faceva parte dei suoi disegni e noi non abbiamo ancora e mai creato nulla di nuovo.

Quello che oggi potrebbe cambiare è il vedere tutto questo mandala da fuori. Vedere dove ci siamo collocati, che linee abbiamo seguito e immaginare quantomeno lontanamente quanto poco stiamo vedendo, sentendo, udendo, assaggiando, toccando, sperimentando, provando e amando rispetto alla reale natura delle cose su questo pianeta.

Rispetto alle nostre “potenzialità”, si dice.

Ma finché le riterremo solo potenzialità, non saremo ancora tornati a sentirla.

E sentirla significa avvertire un flusso di energia indescrivibile passare attraverso tutte le nostre cellule.

Sentirsi dentro valvole otturate che si aprono e sentire che è stata una sensazione fisica, ma che non era nel fisico.

Sentirsi esplodere nel petto e irradiarsi in tutto il corpo un senso di gratitudine dalle cause tanto misteriose quanto lo sono quelle di un attacco di panico.

Ma noi a questo ci siamo ridotti. Abbiamo scelto il panico e non abbiamo visto più niente.

Quando il suo estremo opposto è lì, a portata di mano e di tuffo. Per chi è pronto a saltare, o anche solo a fare quell’ultimo passo mancante.

 


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