LE PROTESTE DI PIAZZA
QUELL’INSANA ILLUSIONE DI ESSERE VITTIME
Le persone vanno nelle piazze a offrire la loro energia al proprio aguzzino e a supplicare il proprio allevatore-padrone perché la vita costa troppo e non è più sostenibile,
e non si accorgono che la vita non è più sostenibile perché per un compleanno di un bimbo non va più bene l’allegria di gruppo a casa propria e la spontaneità è passata di moda: bisogna affittare una sala, l’animazione, i gonfiabili e musica di ultima a caro prezzo.
La vita non è più sostenibile perché comprano aglio o limoni dalla Spagna o dall’altra parte del mondo, quando qualcuno li produce a dieci chilometri da casa.
La vita non è più sostenibile perché lasciano l’acqua aperta tutte le volte in cui non la usano, senza raccoglierla, senza nemmeno darle valore, come non lo danno alla vita.

La vita non è più sostenibile perché si pretende di cambiare il guardaroba ogni anno, come se i vestiti scadessero.
E ventidue gradi in casa d’inverno, e ventidue gradi in casa in piena estate, come se le stagioni non avessero più senso, come se non si sapesse più stare bene in nessun modo, come se il rifiuto della natura fosse entrato nelle ossa, oltre la mente e ciò che si professa.
La vita non è più sostenibile perché si buttano panni e giubbotti per poi comprare un cuscino apposta per il cane o per il gatto.

La vita non è più sostenibile perché si lasciano gli alberi spontanei pieni di frutti a marcire e si va a comprarli al supermercato di fianco (oh, no, non siamo mica ipnotizzati!).
La vita non è più sostenibile perché non fanno più niente da soli. Non si lava neanche più il cane in casa e si ricerca un professionista anche per soffiarsi il naso. Se aumentano le regole e le normative, ci si lamenta e si obbedisce.
(Leggi anche: “Signore, non funziona più niente”)
La vita non è più sostenibile perché si lasciano le luci accese in propria assenza, perché si prende la macchina anche per fare cinquecento metri, perché nessuno cucina più visto che il lavoro toglie tempo, ma poi bisogna andare a lavorare per pagare quello che avresti risparmiato cucinando….
Così, in un unico gesto, si riesce a togliere anche l’amore dal cibo. Che per renderci umani e consapevoli delle cose, servirebbe una pandemia all’anno.
La vita non è più sostenibile per tutti i lavori, gli sprechi e le spese inutili a cui ci si sottopone vivendo in un condominio.
La vita non è più sostenibile perché per default non si accetta più collaborazione, scambio, interferenza umana, la contaminazione con i nostri simili.
La vita non è più sostenibile perché non guardano più le stelle ma gli schermi.
La vita non è più sostenibile perché per un matrimonio e per un funerale si accettano regole contrarie al buonsenso e al sacro, si sceglie lo sfarzo al posto della festosità e la scatola di qualità per contenere ciò che non puoi separare dalla terra, e si paga per perdere la sacralità di questi momenti sullo sfondo del tormentone estivo nel primo caso o del vittimismo nel secondo, al posto della celebrazione rituale, trasformativa, viva.
La vita non è più sostenibile non per colpa dei politici, delle banche o delle multinazionali – che fanno il loro sporco mestiere di distruggere la tua vacuità e la tua dipendenza – ma perché tu chiami vita un’esistenza da pollo da batteria, e combatti pure con tutta la tua forza perché nessuno ti distolga da quella tortura.
La vita non è più sostenibile perché tu non puoi più sostenere quella versione di te stesso.
Quindi, piuttosto che andare a urlare per strada, sarebbe più saggio fermarsi, essere onesti con se stessi fino in fondo, fino a che non avrai visto chiaramente tutte le tue paure schiaviste, tutte le tue deviazioni indotte, tramandate e riconfermate fino ad ammalarti, e non deciderai di riconoscerti libero.
Qui ed ora.
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Riconoscere che solo tu hai deciso di sigillare la vita in una scatoletta, obbedendo come un automa sottomesso a tutto ciò che non hai mai voluto, piuttosto che mettere mano alla tua paura di essere libero, vivo, sano, indipendente.
Sei tu l’AI. Sei tu il tuo stesso dittatore. Smonta la tua mente condizionata. Voltati e guarda cosa esiste dall’altra parte. La porta è sempre stata aperta e il momento in cui uscire dall’incubo e vivere davvero è solo nelle tue mani.
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