viaggio itinerante Sonia Serravalli

LEZIONI DI VIAGGIO e grazie

COSA HO IMPARATO IN VIAGGIO

Toscana

Da chi ho incontrato sulle Foreste Casentinesi ho imparato che non si dovrebbe mai smettere di imparare e studiare qualcosa di nuovo. Ho imparato che esiste il kefir vegetale e che fa miracoli e farò in modo di procurarmelo e riprodurlo. Ho imparato un’insalata dall’orto con combinazioni tra le più buone mangiate in vita mia e che i gambi dei fiori di aglio si possono cuocere al vapore e mangiare in olio e limone (una droga!).

Ho imparato che lo scopo della crescita personale è vivere sentendosi un mosaico integrato e non un caos frammentato di parti contradittorie, come si sente la maggioranza degli esseri umani.

Nel pisano ho imparato che dormivo in casa mobile vicina a una delle mie migliori amiche senza saperlo! E che esistono orti officinali a cielo aperto in cui andare a “fare la spesa”, sotto torri antiche che pochi vanno a visitare.

Il Bosco Femmina on tour

Da chi ho incontrato a Castiglioncello, sul mare toscano, ho imparato che non ero poi così strana a evitare gli integralismi nel mondo del benessere e della salute e che qualcuno capiva la mia posizione.

In quei giorni, scoprii in rete che Caligola assumeva un po’ di dose di veleno ogni giorno per integrare il pericolo che qualcuno lo avvelenasse, e per abituare il suo corpo a questo mondo, che tutto è tranne che solo sano e santo.

Che qualcuno capiva il mio interesse per i pezzetti di autodistruzione nel mosaico dell’umano e che, tutto sommato, forse il mio istinto possiede più equilibrio di chi ricerca solo la parte bianca del Tao, rinnegando mezzo puzzle. Poi, sempre a Castiglioncello, ho imparato che c’è chi si allunga la stagione estiva affrontando il mare e docce fredde da febbraio, urlando 😊 e superando se stesso.

Nel Giardino dei Tarocchi vicino a Capalbio il mosaico mi ha letteralmente abbracciata, facendosi anche grotta e casa. “La Torre” poi è un intero palazzo di sovrastrutture mentali disegnate in tutti i modi – destinate a cadere dalla sua cima. Non mi dilungherò su tutte le simbologie degli arcani e su come mi sono sentita bene seduta davanti alla Morte, come davanti a un dio che mi accompagnerà nei cambiamenti che mi aspettano. Il tempo là dentro si ferma e certamente ci tornerò.

Tuscia laziale

A Vitorchiano e nei suoi boschi segreti ho scoperto di avere ancora un’amica che mi aspettava e che esistono affascinanti case rupestri che quasi nessuno conosce e stima, affacciate sui dirupi. Grazie all’amica pittrice delle piume.

Presso la misteriosa “piramide di Bomarzo” ho avuto la conferma che con le vipere si può convivere pacificamente, che i cinghiali sono inoffensivi sempre se non minacciati, che l’Italia non dà considerazione alle scoperte archeologiche eclatanti delle persone che non vivono alla ribalta ma che conoscono i reperti antichi ritrovati nei boschi meglio di chiunque. Come Salvatore Fosci, che continua a sondare il bosco ogni giorno come un rabdomante, accompagnando gratuitamente chiunque dimostri interesse per il mondo della storia antica fino a quello dei suoi stessi antenati.

A Bomarzo, sempre grazie a Salvatore, ho scoperto una lettura completamente diversa del cosiddetto (erroneamente) “parco dei mostri”, meglio detto “Boschetto Sacro”.  Qui sotto il suo libro al riguardo, emozionante:

A Bagnaia ho rincontrato un altro mosaico, umano questa volta: l’amico militare aeronautico, che nei weekend fa volontariato negli ospedali e nelle case di riposo facendo il clown, e non si è fermato nemmeno nel periodo delle restrizioni, facendo tutto il possibile online.

E ho imparato che puoi vivere eventi più dolorosi o traumatici vestito da clown in un ospedale che in un’intera carriera militare in Italia.

Poi, ho scoperto che vivere in un borgo antico non è un lusso: è poesia, sì, ma è una poesia piccola, buia, umida, scomodissima e sa pure di gas.

Sempre nella Tuscia laziale ho incontrato una comunità spontanea che mi ha confermato quanto sia importante ed evolutiva la socialità e la collaborazione. La bontà della cicoria al posto dell’orzo o del caffè. La bellezza del kirtan la mattina presto (in Egitto era il canto del Corano). E la sana abitudine di raccogliere plastica sempre, passeggiando, e non solo durante un evento organizzato.

Verso Vulci ho scoperto una delle camminate e delle aree più sacre dell’Italia degli etruschi e dei templari.  E che qui esistono colori e panorami alpini anche a trecento metri di altitudine.

A Tuscania ho imparato che i gatti hanno conquistato anche la Chiesa (finalmente…).

Il Bosco Femmina on tour
Foto Sonia Serravalli (Photo-Poetry)

Sul Lago di Bolsena ho imparato come le case “delle nonne” ancora mi fanno sentire bene e protetta. E che gli etruschi erano davvero un popolo che viveva in pieno contatto con la natura e rispetto e devozione per il proprio ambiente.

Marche

A Montelupone ho imparato l’importanza del vivere in una casa bella e funzionale e spaziosa, in armonia con la natura e attrezzati di tutte le accortezze che servono per far star bene il proprio corpo, dall’alimentazione, agli odori, alle vibrazioni del luogo. E la trasformazione della fatica dello yoga in flusso di acqua e di armonia. Circondati dai gatti.

Sulla costa delle Marche ho scoperto che se vuoi restare leggero e privo di zavorre materiali puoi vivere in casa come in tenda. E ho imparato che l’ingegneria è la scienza delle persone che, se ispirate dal demone giusto al di fuori degli schemi mentali, indagano le leggi della vita e, alla fine dei conti, di Dio.

Che, come un militare aeronautico può portare il proprio amore facendo il clown negli ospedali, un ingegnere aeronautico può scrivere racconti, costruire aquiloni da regalare ai bambini e disegnare egregiamente fiori sui sassi. Infine, di nuovo, che l’acqua fredda del mare a primavera (che riesco a toccare al massimo con un piede) non ferma certi uomini dal nuotare soli, all’alba o al tramonto.

A Monte Cerignone ho imparato che il giardino botanico fuori dalla rocca è stato creato dalla moglie di Umberto Eco. Che ha casa qui, tra i colli, un ex convento, e che proprio qui lui aveva trovato l’ispirazione per “Il nome della rosa”.

Presso “il borghetto di Tania” (contattatela, può ospitare!) ho imparato come puoi trasformare un ex rudere in una casa di arte e di bambole e in una poesia vibrante. Ho ricordato che le realtà internazionali sono per me sempre pane per l’anima. E che l’arte pittorica nasce spontanea come una fotografia anche durante una cena, tra una portata e un’altra, e non solo in solitaria in uno studio.

Il Bosco Femmina on tour
Foto Sonia Serravalli (Photo-Poetry)

 

FILO ROSSO DEL VIAGGIO n. 1

Il mosaico.

La lezione prima di questo viaggio, suggerita da una grande persona mille volte più vissuta di me, è stata “sentirsi un mosaico e non frammentati”.

Da quella frase il mosaico è tornato quasi ogni giorno e in mille forme, lungo tutto il tragitto e nei luoghi più svariati.

A sorpresa nella chiesa mistica e magica di Suvereto, un mosaico bizantino (vedi il racconto “Discinta in chiesa”).

Nel Giardino dei Tarocchi.

Nella bottega di un’artigiana del vetro in Maremma.

Nel lungomare di Marotta (luogo che ha ispirato a Enrico Ruggeri “Il mare d’inverno”).

E nel borghetto di Tania su Monte Cerignone.

Solo per elencarne alcuni.

 

FILO ROSSO DEL VIAGGIO n. 2

L’aria e il vento.

Aria e vento mi hanno accompagnata per tutto il viaggio, che fossi al mare o sui colli o in montagna. Con suoni diversi e odori di mare o di macchia mediterranea (per me inebriante!).

Sul percorso ho inoltre incrociato tra le persone ospitanti un militare aeronautico che lavora agli elicotteri, un ingegnere aeronautico che vola e un paracadutista.

 

Il mosaico mi aiuta ad integrare le parti di me che fatico ad amare e i pezzi dei luoghi che vorrei mettere insieme.

E il vento mi aiuta a rimanere in volo, perché quello che sta sotto non mi fa bene o non mi interessa o ostacola la mia missione.

Viaggio itinerante

GRAZIE

Grazie a tutti coloro che mi hanno dato ospitalità, lezioni di vita, consigli, luoghi segreti, scambi, visioni, contatti, idee e chiedo scusa:

1) alle persone da cui non è stato possibile passare, per via del necessario seguire il flusso e assecondare il vento di questo viaggio all’avventura;

2) alle persone, alle lezioni di vita e ai dettagli che potrei dimenticarmi di elencare in questo articolo, perché sono davvero tanti… da quelli più invisibili a quelli più pratici.

Concludo con il brano postato sui social a termine viaggio – un viaggio che continuerà a produrre risultati nella mia vita e spero anche nella vita di chi mi segue e che desidero contagiare con felicità e libertà:

 

“Cotta, ubriaca, come uscita da una centrifuga (di pezzi del mondo e di pezzi tuoi).

Dopo un viaggio così la tua mente acquisisce nuove aperture e nuove abilità.

Ti muovi agevolmente nelle cucine d’altri, dormi ovunque e poi non ti ricordi neanche più com’era casa tua, dove mettevi le cose, come facevi le cose.

La mente esprime al massimo la sua capacità plastica e il corpo la segue, ringiovanisce, acquisisce energie e luci che non credevi d’avere.

Mi viene in mente che mi hanno sempre detto che il cane di strada e il cane che viaggia, per esempio con gli artisti di strada, è un cane molto più intelligente e sano di un cane tenuto sotto ansie e controllo, perché deve cimentarsi con tante più situazioni ed è libero di affrontarle. Credo che valga anche per molti umani.

Certamente un viaggio così risveglia appieno la mia natura intimamente nomade e mi fa nuotare nell’elemento di quella che è forse la mia vera essenza – in mezzo a tutti i pezzi del mosaico che mi compone.

Un viaggio così ti fa rendere conto che alla fine ti va bene tutto, perché ti modelli attorno ai luoghi e alle cose e non c’è panorama o imprevisto o evento che non meriti la tua curiosità, il tuo entusiasmo e il tuo esercizio.

Ho imparato qualcosa da ogni singola persona incontrata – spero di riuscire a segnarmi tutto, a scriverlo e ad applicarlo.

E sto imparando la lezione prima di questo viaggio, suggerita da una grande persona mille volte più vissuta di me: “sentirsi un mosaico e non frammentati”.

Da quella frase il mosaico è tornato quasi ogni giorno e in mille forme, lungo tutto il tragitto e nei luoghi più svariati.

Vi auguro di scoprire la luce che potete realmente emettere.”

#soniaserravalli #ilboscofemminaontour


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