liberazione dai vecchi schemi mentali

DA SUCCUBI A SOVRANI

LA GESTIONE DELLA REALTA’

COME LIBERARTI

Come avevo promesso alla fine dell’articolo “Cambiamo sistema”, ecco qui i metodi per comprendere e governare la realtà profonda delle cose e le modalità di creazione di nuove realtà.

Per capire la gestione della realtà. Per affrancarsi da gabbie invisibili e modelli sociali oramai obsoleti, che ancora tengono in scacco la tua anima, come quelli descritti in quell’articolo.

 

liberazione dalle sovrastrutture
Photo by Engin Akyut

Come promesso, traggo questi preziosi spunti dal libro “Le regole dello specchio – La gestione della realtà” di Vadim Zeland (il suo quarto pubblicato anche in lingua italiana).

I suoi scritti si basano tutti sul presupposto che siamo noi (con l’allineamento di anima e ragione) a “causare” le cose, o meglio a crearle. Zeland si dedica profondamente e da tutti i punti di vista a ciò che gira attorno alla gestione della realtà.

Come scrivevo in quell’articolo, riguardo qualunque “castello di Kafka” o sovrastruttura ci tenga in scacco a seconda delle epoche (e nella nostra società al giorno d’oggi sono rimasti, per esempio, lo schiavismo del sistema-lavoro e il fisco):

“È un essere che abbiamo creato noi e già da tanto tempo ha assunto vita propria.

Per questo nessuno osa sfidarlo o, meglio, denudarlo. Perché è diventato reale grazie a numerose generazioni che lo hanno pensato e temuto. Sotto le sue vesti, se si smette di credervi, si potrebbe ritrovare il nulla.”

Vadim Zeland mette in guardia dalle nostre stesse convinzioni. Siamo noi stessi con le nostre convinzioni personali, e ancora di più se collettive, a creare l’immagine riflessa nello specchio che poi noi consideriamo realtà indubitabile. Puntualmente rendendoci sudditi di un riflesso, di una realtà che noi stessi abbiamo proiettato “fuori”, nel piano che consideriamo reale.

Ovvio che questi concetti abbiano attraversato l’intero pensiero filosofico umano (esemplare per sempre resta l’immagine platonica della caverna e delle ombre proiettate sulla sua roccia), ma devo dire che Vadim Zeland li sviluppa al massimo livello, fino a rendere finalmente del tutto indubitabile non un mondo esterno a cui assoggettarci, ma al contrario: il nostro enorme (e oso dire divino) potere personale.

Come affrancarci dunque da un sistema cristallizzato che quasi nessuno osa mettere in dubbio perché “è sempre stato normale così”, perché “tutti hanno sempre fatto così”?

Prima di citarvi direttamente questo pensatore, informatico e fisico russo, condivido con voi questa chicca che mi porto dietro ormai da una quindicina di anni.

Grazie ancora al regista romano Silvano Agosti per questo splendido prodotto, perfettamente esemplificativo del modello che il patriarcato ha lasciato a noi tutti in eredità:

Ecco alcune delle frasi di Vadim Zeland sulla gestione della realtà, tratte dal doppio libro:

“Una qualsiasi struttura esterna sottomette esclusivamente ai propri interessi il fine di ogni suo elemento.”

“Gli elementi della struttura cadono in un sonno ancor più profondo e perdono definitivamente il concetto stesso dei loro autentici fini.”

“La realtà è fatta in modo tale per cui egli, creando una struttura, diventa di questa stessa uno schiavo. L’uomo perde se stesso e smette di capire chi è e cosa vuole.”

@@@@@@

Vadim Zeland chiama “pendoli” le strutture e sovrastrutture nelle quali ci arruoliamo, puntualmente scordando il nostro scopo divino in questo mondo e i nostri fini artistici e creativi.

Pendolo può essere qualunque struttura, se ci si addormenta al suo interno delegandole tutta la nostra energia. Famiglia, politica, stato, un circolo, una credenza, una religione, una cultura settaria, un lavoro o il sistema-lavoro in genere, un modello sociale, una convinzione, il denaro, il patriarcato stesso, eccetera.

“Ogni sistema è un pendolo.”

“Noi tutti otteniamo quello che scegliamo. Anche l’illusione è una scelta e ognuno ha il diritto di fare anche questo tipo di scelta, se lo preferisce.”

Prigionia delle strutture

“Il principale prodotto in circolazione è l’energia. Si compra e si vende soprattutto energia. Tutto questo mercato energetico è controllato dai pendoli.”

“I pendoli piazzano i loro seguaci in posizioni chiave non per i loro alti meriti ma per la loro maggior corrispondenza al sistema.”

“Coloro che infrangono le regole del pendolo diventano leaders o rinnegati. La differenza fra queste due categorie sta nel fatto che i primi sono sicuri di essere in pieno diritto di violare la legge del pendolo, mentre i secondi non ne sono molto sicuri.”

@@@@@@

Come dunque sfuggire alle grinfie del pendolo che nel mondo odierno ci schiavizza, non ci lascia liberi di divenire per quello che ognuno di noi è, non permette ancora all’energia femminile di guarire e all’energia maschile di riequilibrarsi di conseguenza e non ci consente di creare ciò che dovremmo creare?

Semplice.

Ma, come dice Zeland, “per uscire dai ranghi, bisogna sapere come fare.”

@ Prima di tutto bisogna svegliarsi. Risvegliarsi dal sonno profondo del plagio collettivo.

Risvegliarsi dall’allucinazione e ricordarsi che ciò che si sta vivendo è un gioco di ruoli, che alla base vi era un patto cui noi abbiamo acconsentito, ma che noi siamo altro e molto più di questo.

Che noi possiamo anche fare un passo ed uscire tranquillamente dalla struttura, qualunque essa sia. Vederla da fuori, darle un calcio, riderne, minimizzarla, prenderla in mano e rimodellarla, eccetera.

Che noi non siamo i nostri soldi, il nostro lavoro, la nostra famiglia e neanche il nome che ci hanno dato o le storie che abbiamo ereditato.

E qui lascio di nuovo parlare Vadim Zeland:

@ “Poi, bisogna liberarsi del senso di colpa. E per fare ciò, occorrerà smettere di giustificarsi e di rispondere delle proprie azioni di fronte a coloro che si sono permessi di giudicarvi.”

@ “Inoltre, bisognerà smettere di difendersi e di voler dimostrare il proprio valore.”

“Risvegliandovi, sentirete e comprenderete in che modo la struttura vi fa pressione, cercando di imporvi le sue regole. Allora potete decidere per voi stessi cosa fare, se ripudiare le regole o seguirle. L’importante comunque è fare ciò con consapevolezza, mentre attorno a voi tutti dormono.”

gestione della realtà

Inoltre, e qui sta la parte più illuminante:

@ “Se vi metterete a lottare contro “gli uomini in nero”, subirete sicuramente una sconfitta. Nella lotta contro i pendoli sarete sempre perdenti.

Tutto il segreto, infatti, sta nel fatto che bisogna uscire dai ranghi senza lotta.

Si può uscirne e, sorridendo tranquillamente e agitando la mano verso “gli uomini in nero” in segno di addio, procedere per la propria strada. Non potranno fare nulla se rinuncerete a lottare contro di loro.

@@@@@@

Quello che più di tutto ha sconvolto il mio modo di vedere nella produzione di Zeland è stato lo scoprire come il combattere contro un determinato sistema o nemico sia esso stesso una forma di dipendenza. Il che è un modulo maschile di fare le cose (lotta, sopraffazione, confronto), laddove il maschile non si sia ancora evoluto nel maschile sacro.

Donne, dee, Signore, Madonne, fate, madri di luce, curanderas…. È in questo modo che possiamo smettere di dare la nostra energia in pasto a chi ci vuole stremate e sotto controllo.

Giriamoci sui nostri tacchi di centottanta gradi e tracciamo la nostra strada tra l’erba alta, sulle spianate, nel fondo del bosco, ovunque, a patto che seguiamo la nostra personale via.

Ognuno di noi sente quale essa sia senza dubbi, quando ci riconnettiamo con il nostro profondo. Rinunciare alla lotta, ai rancori, alla rabbia è ormai necessario ed è l’unica forma di liberazione che possa rendere l’evoluzione fisicamente possibile.

liberazione dalle idee limitanti

 

E tu? Saprai rinunciare alla rabbia, a giustificarti con tutti e a mantenere il legame che nutri con il tuo schiavista di turno?

Saprai convincerti fino alla tua ultima cellula che ne hai il pieno diritto? Riuscirai a scambiare l’importanza che dai ad arrabbiatura e rimpianti con tutto quello che devi fare e portare a questo mondo?

Saprai sostituire la lotta con la creazione? Riuscirai a liberarti della tua gabbia per prendere la tua strada, senza prendertela con nessuno?

Io spero di sì, perché questo è il segreto con il quale potremo davvero cambiare il mondo.

Unisciti alla corrente. Io ho già cominciato e siamo già in tanti <3


Grazie

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(Sonia Serravalli ha scelto come missione quella di vivere solo della sua Arte, in quanto dono. La scelta, quasi obbligata, è avvenuta di fronte all’evidenza che quando non ci prendiamo cura del dono divino del nostro personale daimon, tale dono diventa handicap e non ti lascerà mai liber* in ogni caso. Manifestarlo al mondo e metterlo al servizio degli altri, al contrario, diviene sia dovere morale imprescindibile che unica via d’uscita)


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