Sonia e Zaura

IL LUTTO CANCELLATO

UNA STORIA INCREDIBILE

Uno dei tanti motivi per cui desidero promuovere e diffondere la storia di me e Zaura (gatta egiziana) è perché alla sua scomparsa non ho vissuto il lutto che mi aspettavo e per cui mi preparavo da tanti anni.

Non sono passata attraverso le CINQUE FASI DEL LUTTO che tutti gli psicologi insegnano (negazione/rifiuto, rabbia, patteggiamento/contrattazione, depressione e accettazione).

Mi è stato “stornato”, risparmiato, abbonato. A oltre un anno da allora, mi risulta ancora difficile crederci. Sono, a tutti gli effetti, un “caso inspiegabile”. Ma il mio caso dimostra che E’ POSSIBILE.

autoguarigione
Foto Sonia Serravalli

E’ come se il lutto mi fosse stato risparmiato grazie a un evento misterioso avvenuto durante il mio sonno a due giorni dalla sua scomparsa. E preceduto da una meditazione con sensazioni fisiche precise.

E’ vero quello che dicono i mistici e quello che confermano tutte le persone che sono state dichiarate clinicamente morte e poi sono tornate…

E’ vero: esiste una dimensione d’amore così vasta e abbacinante che se ci passi questo può annullare immediatamente qualunque dolore e anche il suo ricordo, e soprattutto il suo senso.

Ebbene, Zaura mi ha trasportata là, per un attimo, per salutarmi. Fedele fino alla fine, mi ha fatto “capire”. E il lutto, che stava per abbattersi su di me in tutti i suoi tempi e fasi, si è letteralmente volatilizzato.

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Il libro che racconta la storia di me e Zaura, la gatta egiziana che mi ha accompagnata per un terzo della mia vita tra il Medio Oriente e l’Europa (tra avventura, amore, suspence e magia), può davvero aiutare chiunque stia vivendo un lutto o si prepari a viverlo a comprendere la grandezza di questa scuola.

A sospendere il giudizio, ad accettare il “lasciare andare” e a rendersi conto che la realtà è estremamente più vasta di quello che avevamo “preventivato”. E i gatti, o perlomeno molti gatti, sono dei ponti tra le dimensioni.

(Potrebbe interessarti anche: “Quando muore un animale che amiamo”)

Il dolore nasce spesso solo da una carenza di conoscenza del quadro generale e delle grandezze.

Ti invito a procurarti una copia di questo libro (premiato a Roma con il “Premio Bastet” 2026) che, tra le altre cose, contiene le lezioni spirituali della mia gatta, per scoprire di cosa si tratta e per avvicinarti di un altro po’ al reale potenziale magico di questi affascinanti animali che oggi vivono in mezzo a noi, e che ci hanno scelto.

Un paio di brani per te, dal libro UN’ANIMA CON LA CODA (articolo qui).

“Non ho nessuna voglia di lavorare. Tutto si è rallentato. Finalmente, aggiungerei. La morte ha di bello che ti obbliga a vivere minuto per minuto. La morte di un essere caro è un corso accelerato di mindfulness.

Mi sento come se fosse finito un gioco che sapevamo entrambe sarebbe finito prima o poi. Lo abbiamo giocato senza risparmiarci mai per paura, pur sapendo per tutto il tempo che all’improvviso sarebbe finito.”

“Io è una vita che faccio rumore e incendio e scoppio per ottenere quello che voglio. Tu usavi solo il silenzio, lo sguardo e il fattore tempo, e ci riuscivi. Senza sforzi di sorta.

Con noi, ora che non c’è più “noi”, muore una lingua. Una lingua fatta di codici tra suoni modulati ad hoc, tra te che imitavi me e io che imitavo te; parole cantate o allungate, pose definite e sguardi che solo noi due avremmo capito.”

“Mi hai portato un carico di pace che dura tuttora e un senso di amore tale che realmente mi impedisce di soffrire. Credo che tu sia venuta a guarirmi.

È sbalorditivo… Non era certamente solo un sogno…

La scrittura mi chiama, mi strattona e mi tortura esattamente come facevi tu ogni mattina per avere la pappa. Oggi, mentre il dovere di scrivere la nostra storia mi schiavizzava, rispondevo a te, a voce alta. “Sì, Amorino, ho capito…“.

Fa specie questo diminutivo, “Amorino”, per qualcosa che è così grande.

Ieri meditando ho sentito un calore inaspettato infuocarmi il petto, al punto che si è espanso fino a provocarmi una vampata di caldo e sudore che mi ha avvolta come una sfera. Ho conosciuto bene e per anni, ogni giorno, la bolla d’amore che ci avvolgeva insieme. Era fisica, calda, inconfondibile: era quella. Il cuore vibrava.

Ho scoperto ieri che lì il lutto si ferma, che lì sto bene e che lì siamo insieme. È tangibile. Ora so dove rifugiarmi. Mi ha fatto provare uno stato di grazia. Forse è per quello che poi sei arrivata la notte stessa mentre dormivo e hai terminato la cura. Diciamocelo: non ho indotto niente, sei stata tu.

Stamattina ho riprovato. Ho fatto più fatica di ieri a lasciarmi divampare, ed è lì che tu mi hai fatto arrivare chiare queste parole:

“Voi non avete paura della morte, avete paura dell’amore.”

E qui L’INTERVISTA su RADIO ANTENNA WEB con le foto dei retroscena del libro…


Il Bosco Femmina, Sonia Serravalli 

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