integrare il patriarcato

INTEGRARE IL PATRIARCATO

E LE COSE CHE NON FARO’ MAI PIU’

Patriarcato questo (s)conosciuto

Patriarcato non è solo il nocciolo duro delle diseguaglianze tra uomini e donne sul lavoro. E patriarcato (esasperato) non è solo la deviazione estrema del femminicidio e l’incapacità dei magistrati di tenere alta la giustizia, senza avere due metri e due misure.

Patriarcato è, come spiegavo già in questo articolo (sui danni del patriarcato), tutto il modello sociale che conosciamo, la “matrix” in cui siamo nati e stati inseriti da subito durante la nostra educazione.

Si tratta di una serie di leggi e regole non scritte che nei secoli e nei millenni sono entrate nel coscio e inconscio collettivo come fossero l’unico modello possibile.

Patriarcato è dover fare un lavoro meccanico, soffocando le grida dell’anima che ti dicono che stai andando dalla parte sbagliata.

Patriarcato è dover timbrare un cartellino e vivere come polli da batteria, perché il lato marziale del maschile ha stabilito così e la flessibilità femminina si è estinta.

In quasi tutto l’operato occidentale, le regole sono ferree e si crede nel dogma “il tempo è denaro”.

Patriarcato è, appunto, dogma, l’incapacità e la non volontà di andare a fondo, sondare, entrare nel cuore e risalire con prove e risposte che non siano solo numeri e cifre.

 

patriarcato e società
Anderson — Bordone Paris – sec. XVI – Ritratto di due uomini e una donna

 

Patriarcato è anche il pendolarismo e tutto il suo tempo sacro sprecato, perché bisogna per forza andare a caccia, strapparsi via da casa, a costo di inquinare e sprecare in spostamenti extra, rinunciando anche all’ultima dimensione di casa e di nido, di intimità perduta. Non si è saputo valorizzare lo scambio di talenti e servizi all’interno del vicinato e della realtà locale, l’accoglienza, l’integrazione dell’individualità di ciascuno in una realtà completa e armonica.

Patriarcato è la lista di tabù interiorizzati e consolidati, come quello che in pubblico non si piange, come quello che non si ride da soli, come quello che in pubblico non si può gridare. Come l’idea che l’emotività sia imbarazzante (presente da noi e ancora più marcata nel centro e nord Europa). Perché il lato emotivo delle cose andava bannato, sotterrato, negato.

Poco importa se poi avrebbero fatto la loro comparsa nuove malattie ad incarnare ciò che l’uomo e la donna non erano più in grado di integrare ed esprimere.

Spero che inizi a comprendere a che punto si spinge il “modello-patriarcato”.

Patriarcato è la scissione tra spirito e mente e tra mente e corpo. Il contrario della visione olistica e omnicomprensiva.

La filosofia patriarcale sta alla base della scissione che ha portato l’essere umano alla crisi dei valori, alle spinte autolesioniste e al conseguente conflitto con il proprio stesso ecosistema.

Patriarcato è l’ottusità di gridare al miracolo utilizzando fonti di energia letali ed esauribili. È l’ottica dell’interesse immediato senza pensare alle conseguenze.

Patriarcato è il mercato degli esseri umani, delle minoranze, dei bambini e degli organi. Patriarcato è la logica dell’interesse personale, da cui si genera la guerra.

Patriarcato è stabilire uno standard preconfezionato e demonizzare tutto ciò che non vi rientra.

Patriarcato è coercizione e autosacrificio.

Patriarcato è contenimento e la paura che ciò che sta nel profondo, al buio, in fondo al bosco salga prima o poi in superficie.

 

patriarcato e matriarcato

 

Il patriarcato non va combattuto, va integrato, così come l’animus junghiano non va giudicato in sé, ma va integrato con l’anima, sua componente femminile.

Il patriarcato va trasformato, da patriarcato al percorso del mascolino sacro, e non può che andare di pari passo con il percorso del sacro femminino.

In quest’ottica, vanno rivoluzionati, a tutti i costi e al più presto:

  • Le logiche del mondo del lavoro (totalmente da reintegrare con l’insegnamento dello sviluppo delle proprie vere inclinazioni e del rispetto di se stessi e degli altri);
  • Le fonti energetiche, da esauribili e tossiche a verdi e rinnovabili;
  • Tutto il mondo politico e il modo stesso di far politica (laddove i politici dovrebbero essere, in egual numero, donne e uomini saggi ed evoluti);
  • Il nostro rapporto con la spiritualità (abolendo gli intermediari);
  • L’educazione (da quella vacua, coercitiva e superficiale a quella che stimoli alla conoscenza di se stessi);
  • Il nostro rapporto con Madre(/Padre) Terra e con tutti gli esseri viventi, dalle rocce al primate.

E poi ancora tanto altro: come spunto, condivido qui l’incipit di questo articolo su un futuro matriarcale possibile, che vi invito a leggere nella sua versione integrale:

“Il clan e gli altri sistemi familiari allargati. Le alternative al matrimonio e alle gerarchie consolidate. Il declino dei conflitti di natura economica. Il dono senza obbligo di reciprocità. Il metodo del consenso. Dalla straordinaria esperienza delle società matriarcali una densa teoria di spunti e suggestioni che invitano alla riflessione profonda sulle molte alternative possibili a un sistema votato a un rapporto predatorio nei confronti della natura e all’auto-distruzione di molte specie viventi sul pianeta.”

 

trio di donne

Le cose che non farò mai più

(con l’invito di adesione)

Mi sono ripromessa che non metterò mai più il mio tempo, le mie conoscenze, le mie risorse e la mia salute al servizio di uno scopo inutile, meccanico, non umano.

Non correrò mai più contro il tempo senza rendermene conto e soprattutto senza chiedermene il perché. Vivrò nel ritmo che mi è proprio, incurante degli orologi e dei tempi stabiliti da altri.

Annaffierò e accudirò i sogni che sgorgano dalla mia essenza, incurante di coloro che vogliono rendere coercitivi sogni loro. Non lavorerò mai più per sogni altrui, se non allineati con i miei valori e con i valori della Terra.

Eviterò per quanto mi è possibile di ingaggiare scontri frontali ed entrerò nella comprensione altrui al punto da sondare le vie d’uscita e di sviluppo rimaste invisibili per intere ere.

Non rispetterò mai più leggi in cui non mi riconosco, non scritte da me, non aderenti al sentire comune e prive di anima, specie se vanno contro il libero sviluppo personale e sociale.

E tu, quali altri propositi aggiungeresti?

Buona festa delle donne a tutte – con l’augurio che si trasformi in una feste degli esseri umani, quando diverremo davvero umani e possibilmente non solo per un giorno all’anno.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *