ansia da prestazione femminile

L’ANSIA DA PRESTAZIONE FEMMINILE

E L’INNOMINABILE PAURA del MASCHIO

L’ansia da prestazione femminile esiste eccome e quasi nessuno ne parla.

Intendo qui parlare del solo lato psicologico e sociale della cosa (escludendo problemi fisici).

C’è, insita quasi in ogni donna, dopo aver vissuto millenni in una società maschile, una specifica paura profonda e molto, molto difficile da individuare.

Nel lungo lavoro verso la conoscenza di noi stesse, a forza di individuare, vedere e sciogliere condizionamenti e timori, prima o poi si può arrivare anche a scoprire questa paura.

Come una pianta molto forte, essa è sottile ma dalle radici millenarie, molto ben aggrappate alla profondità di noi. Tanto da scambiarla spesso per un tratto della nostra personalità o identità. Si nasconde molto bene. Ma, come tutti i parassiti, anche lei va riconosciuta, neutralizzata e lasciata andare.

In cosa consiste questa paura sottile come la lama di un coltello, nascosta come un mostriciattolo sotto il letto di ognuna di noi? Di quante facce essa consiste e come si manifesta nella nostra vita, mentre continuiamo a scambiarla per altro?

paure femminili
Disaster – Foto di Heather Plew

Essa si coniuga nell’innominabile paura (che va a distorcere la nostra natura e ogni relazione umana):

  • di non essere sufficiente per soddisfare i bisogni di un uomo, dunque di non essere abbastanza donna
  • di venire rimproverate, o subire qualunque forma di disprezzo, giudizio, irascibilità o rabbia
  • del rifiuto di chi siamo e di conseguenza:
  • dell’antica nemica: l’incomprensione.

    paura di donna
    Foto di Mohamed Hassan

Mi ci è voluto tanto vissuto per riuscire a sviscerare tutto questo. Prima di tutto, per percepire questa parassita che convive con tante donne perfino nello stesso sangue, nascosta e invisibile E in secondo luogo, per poter vedere i suoi diversi volti.

Servono tanto vissuto e tanto, tantissimo ascolto di se stesse, nel lungo viaggio verso un amore per se stesse che sia sempre più attento, completo e arricchente.

Suggerisco di ascoltate se stesse molto, molto a fondo. Ogni giorno. Le teorie psicanalitiche e le opinioni delle persone più vissute di noi sono tante, ma a volte rischiano di depistarci.

A volte prendiamo a prestito una spiegazione anche per anni, per poi renderci conto che una nostra paura profonda voleva dirci altro.

Quello che segue è molto importante.

Se ti capitasse di inseguire sempre uomini che si fanno desiderare, che non ti inseguono per primi o che non si espongono nel corteggiamento, alla maniera del “maschio” per come ci era stato prospettato “il maschio classico”, dalla nostra educazione, può essere sì, come dicono la maggior parte delle voci, che sia perché non ti ami abbastanza tu o non ti senti degna di essere amata.

Ma può anche essere benissimo che sia perché hai bisogno di essere tu a dare un segnale secondo i tuoi tempi.

Perché se darai tu il “la”, saprai che fino a quel momento non hai avuto pressioni da parte sua e hai potuto sviluppare il tuo sentire verso di lui senza sensi di dovere o complessi di inferiorità. Questo è uno spazio fisiologico e psicofisico essenziale per come sono costituiti la mente e il cuore femminile.

Se sei una donna, hai bisogno di più tempo di lui, perché in te si deve sviluppare a fondo anche il lato emotivo accanto a quello fisico, per raggiungere un’unione di qualunque tipo. Gli uomini che hanno un lato energetico femminile molto sviluppato fanno altrettanto.

Oppure, potrebbe essere anche perché forse, in un passato infantile oppure in una vita precedente all’interno della società maschile, qualcuno ti ha invasa, qualcuno non ha rispettato i tuoi tempi naturali, qualcuno ti ha rimproverata per non essere abbastanza, o per essere “inadeguata”, qualcuno ti ha umiliata o respinta.

Non esiste amore (in nessuna forma) laddove una persona pretende il soddisfacimento dei propri bisogni dall’altro/dall’altra.

Tale tendenza, in cui prima o poi tutti siamo incappati, anche come suoi protagonisti/e, non può generare alcuna forma di scambio sano, in nessun tipo di relazione umana.

patriarcato e società
Anderson — Bordone Paris – sec. XVI – Ritratto di due uomini e una donna

Questa verità andrebbe affissa su tutti i muri, scritta al neon all’ingresso di casa nostra e segnalata a lettere cubitali sopra il nostro letto, non tanto per gli altri, quanto perché noi stesse possiamo leggerla ogni mattina e ogni sera e smetterla di valutarci in base a ciò che dice il maschio, l’uomo, la figura maschile di riferimento.

Alla quale appiccichiamo paure ormai ancestrali e aspettative negative che non hanno senso di esistere, perché se si rispetta la verità fondamentale qui sopra, sempre, verso noi stesse, verso gli altri e nella scelta di chi accettare vicino a noi, tutto il resto si rivela per quello che è: un’assurda ingiustizia. Un assunto insensato. Uno specchio cupo e sporco, incrinato, da buttare. Una non-verità.

Nessuno ha il diritto di addossare a noi la responsabilità della sua felicità.

Nessuno ha il diritto di aspettarsi da noi il suo soddisfacimento, come fosse qualcosa di inevitabile e scontato.

Nessuno ha il diritto di giudicare, tantomeno nessuno ha il diritto di giudicare nell’altro/a il suo grado di femminilità o mascolinità né il suo livello di evoluzione.

Oltre al fatto che queste cose non le può misurare nessuno dall’esterno di noi, a monte c’è il problema che giudizio non va d’accordo con amore. E se in noi ancora vive qualche forma di paura, paura è proprio il contrario dell’amore.

——

Non ho voluto qui parlare dell’ansia da prestazione femminile in senso fisico. Perché ritenevo molto ma molto più raro un articolo in cui si parlasse dei passi psicologici che portano una donna ad avere “paura del maschio” – una paura che poche donne confesserebbero. E di cui non si parla, anche perché oggi sembrerebbe obsoleta. Ma soprattutto, perchè si nasconde così bene da non essere quasi percepibile.

Volevo parlare di questo, e dei passi psicologici che portano una donna ad autogiudicarsi o ad auto-segregarsi o a rimproverarsi o a non volersi bene, di fronte all’illusione che una valutazione della nostra persona in quanto donna, in quanto essere umano e in quanto anima possa venire da un uomo. O, in generale, da un’altra persona che abbia fatto presa su di noi.

Prima laviamo via da noi anche questa illusione, prima aumenteremo il nostro stato di benessere e quello degli altri – di chi ci ama perché con noi è connesso e di chi ci è più distante perché, di riflesso, continuerà a sua volta a diventare sempre più consapevole.

Attendo commenti e condivisioni qui sotto e sui social e ti ringrazio nuovamente per essere qui con me!


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(Sonia Serravalli ha scelto come missione quella di vivere solo della sua Arte, in quanto dono. La scelta, quasi obbligata, è avvenuta dopo essersi dovuta arrendere di fronte all’evidenza che quando non ci prendiamo cura del dono divino del nostro personale daimon, tale dono diventa handicap e non ti lascerà mai libera/o in ogno caso. Manifestarlo al mondo e metterlo al servizio degli altri, al contrario, diviene sia dovere morale imprescindibile che unica via d’uscita)

 

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