coppia e relazione

L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE

LA PASSIONE E LA MISURA

Le cosiddette “corti d’amore” in Francia aprirono la strada per la relazione tra un uomo e una donna che fosse basata sul sentimento – per la prima volta tra il 1.100 e il 1.200.

Prima, dopo e durante, altrove, i matrimoni erano basati su interessi economici o patrimoniali tra le famiglie di appartenenza, questioni di discendenza oppure sociali. Per le corti d’amore, l’importante era “l’unione dei cuori“.

passione e misura
Opera di Robert Lee Berran

Le corti d’amore di Occitania inventarono anche una vera e propria educazione sentimentale, con insegnamenti e pratiche mirate a tenere vivo l’amore.

La cosa fu talmente rivoluzionaria da scatenare l’unica crociata che il Papa lanciò in Europa, la “Crociata degli Albigesi” (o “Crociata catara”), forse proprio la più sanguinosa…

In cosa consisteva l’educazione sentimentale (oggi inesistente) e quale era il suo nocciolo, in grado di tenere viva la “tensione sacra” tra un uomo e una donna?

Riporto qui sotto un pezzo di Claudio Risé, dal suo libro “Maschio amante felice”, che non ho mai dimenticato in anni dalla sua lettura e a cui spesso ripenso. Buona lettura a tutti, donne e uomini!

A COSA SERVE L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Lo scopo dell’educazione sentimentale è quello di alzare il livello dell’energia investita nella relazione, senza che questo offenda o nuoccia all’altro.

È questa in fondo la regola della riuscita di ogni rapporto d’amore. Ci deve essere abbastanza intensità da scaldare, eccitare (non solo sessualmente) la persona amata, ma anche abbastanza “ascolto”, attenzione e sapienza nel comprendere le sue reazioni, da non urtarla o spaventarla.

Alle corti d’amore, questi due fondamentali requisiti della relazione venivano chiamati: passione e misura (mezura).

Ogni innamorato, prima di essere accettato dalla sua donna, doveva dar prova di possedere entrambe queste qualità.

(Leggi anche “La crociata conro la passione”)

educazione sentimentale

LA PASSIONE

La passione è un’energia trasformatrice creativa, da cui l’innamorato viene preso e che porta poi nella relazione, come una dote preziosa […]

La passione compare spesso nei sogni col simbolo del fuoco, perché scalda e trasforma. Ma occorre stare attenti a contenerla, che non dilaghi e bruci tutto […]

La passione deve scaldare, e non distruggere. E siamo già arrivati all’altra qualità dell’educazione sentimentale: la misura, o mezura, come la chiamavano gli amanti alle corti d’amore.

LA MEZURA

La misura, che è poi l’attenzione all’altro e agli altri, la capacità di ascoltare i sentimenti attorno a noi, è un modo di evitare che la passione diventi distruttiva e di renderla, nel frattempo, più creativa.

La mezura era ciò che spingeva il trovatore innamorato della dama ad andarsene lontano e comporre per lei delle melodie d’amore, che ancora oggi sanno turbare i cuori sensibili.

La misura, in amore, cresce con l’esperienza della distanza. In un certo senso, essa è la misura della distanza.

Il suo particolare Eros è indispensabile alla riuscita di un rapporto amoroso. Esso è Teso, forte, insieme attento all’altro e tollerante. Esso è l’eros della lontananza.

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L’EROS DELLA LONTANANZA

Sapevano, i trovatori e le corti d’amore dove cantavano le loro poesie, che l’amante per essere felice deve dosare sapientemente vicinanza e lontananza.

L’amore dipendente conosce solo la vicinanza: i due si stanno addosso, fino a quando l’amore soffoca e loro non ne possono più.

La lontananza intensifica l’amore e lo rende forte. Lontano dall’amata, la passione brucia più in profondità, diventa ancora più intensa: le qualità dell’amata si vedono meglio, il desiderio si fortifica.

Quando poi il trovatore ritornava, le possibilità che la dama cadesse nelle sue braccia, ora che lui si era anche dimostrato capace di sacrificarsi per lei, di restare lontano, per non turbare la sua vita, erano molto più forti.

L’eros della lontananza sembra essere stravagante, dobbiamo riconoscerlo, alla nostra sensibilità contemporanea.

Il carattere materno della nostra epoca premia piuttosto la vicinanza, la simbiosi. L’altra deve essere come un seno sempre pronto, allunghi la mano ed è lì, vicina, pronta a farsi prendere, a sfamarti. Ma appunto questo deprime l’Eros, lo rende debole, piatto….

L’amante Felice è, oggi come ieri, quello che possiede la forza fallica della tensione, della distanza, della lontananza. E al momento giusto prende un biglietto d’aereo, o di nave, o di treno, e se ne va….

La partenza, lo stabilire una lontananza laddove i due potrebbero starsene appiccicati, tende l’arco dell’amore e aiuta l’altro a riconoscere la propria passione.

La distanza, suscitando il fantasma della perdita e accendendo il dolore della rinuncia a ciò che poteva essere e non fu, fa alzare il canto dell’amore della donna…

In realtà, naturalmente, non è che la donna non ami colui che la ama: non ama quello che le sta addosso, che non la molla un istante, che la ama senza misura. […]

Dunque, ancora una volta, (N. d. R. la donna ama colui che è) capace di autonomia.

L’idea della misura è legata alla capacità di rinunciare. Colui che sa solo trattenere, e mai rinunciare, è un amante troppo ingordo. […]

Nella vita quotidiana di ognuno di noi, è proprio dalla misura, dalla limitazione che le circostanze impongono alla passione amorosa, che nasce la creatività della relazione.

La necessità di scrivere una lettera per comunicare con la persona amata, dover trovare un regalo che le piaccia o la colpisca, organizzare un fine settimana che la conquisti, una serata che la seduca.

Tutti questi momenti sono pieni di “limitazione”: la serata finirà con l’inizio del sonno, il weekend con il lunedì eccetera. Appunto in quello spazio, in quel tempo, noi dobbiamo concentrare tutta la nostra creatività amorosa, la nostra capacità di conquistare l’altro. E questo è, di nuovo, un esercizio di misura.

Manchiamo di misura, per esempio, se le scriviamo una lettera di venti pagine, o la teniamo chiacchierare fino alle 4 del mattino, o le mettiamo subito le mani addosso, o invece non la accarezziamo mai. Inoltre è, ancora una volta, la misura a dirci cosa scriverle, cosa dirle, che parte del suo corpo toccare, quando e come. Mezura qui significa capacità di essere in contatto col suo sentimento, col suo desiderio, con le sue possibilità.

Né troppo vicini, né troppo distanti. Lì dove lei ci vorrebbe, e magari neppure lo sa. Alla misura giusta.

Per impararla bene, questa misura giusta, l’educazione sentimentale delle corti d’amore aveva dei veri e propri riti, estremamente precisi.

Essi sono tuttora di grande attualità, come la gente va scoprendo oggi, magari ritrovando quei riti nelle pratiche erotiche e meditative orientali, che ne posseggono di simili.”

(Segue nel libro “Maschio amante felice” di Claudio Risè)


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