amor cortese

LA CROCIATA CONTRO LA PASSIONE

LE CORTI DI GUERRA CONTRO LE CORTI D’AMORE

BRANI DAL LIBRO DI Claudio Risé “IL MASCHIO SELVATICO” (neretto mio)

“Intorno e dopo l’anno Mille si sviluppò in Occitania, nei territori del sud della Francia che facevano riferimento a Tolosa, una civiltà feudale profondamente diversa da quella che fioriva nel resto d’Europa.

Al centro delle altre corti c’era la costruzione dello Stato nazionale attraverso la guerra e il potere. Al centro delle corti d’amore invece, nella Francia meridionale, con una ricca agricoltura organizzata in medie-piccole corti locali, c’erano il corpo e la passione, assieme alla ricerca di relazioni personali sincere. Celebrate da tutta la società con l’ascolto di musica e poesia, impersonate magistralmente dai poeti-cantanti “trovatori”.

Questa centralità del corpo e dell’amore per la donna si accompagnava a una vita nella quale la Terra era amata e onorata, anziché oggetto di conquista, e l’agricoltura occitanica divenne in breve la più ricca d’Europa.”

(Articolo: La sessualità sacra)

amor cortese e abbondanza
Foto di Jill Wellington

“La passione e la tensione verso il bello ispirò una straordinaria fioritura artistica, e una diversa visone e cultura dell’amore. Di questa ricerca è rimasta la poesia e la musica dei trovatori, o troubadours.”

“La convinzione che il valore supremo sia l’amore, che rende buoni i cattivi e migliora i buoni.”

“Il principio che ispira l’esperienza dell’amore cortese è la mezura, la misura, che consiste nel vivere l’amore profano con la massima tensione passionale possibile, tendendo alla sua non consumazione, ma evitando al tempo stesso che cessi di essere anche fisico.

Un amore totale, dunque, che parta dal corpo, ma sviluppi in chi lo vive il massimo di tensione e di passione spirituale possibile. Ciò che dà forza all’esperienza dell’amore è il desiderio: che occorre imparare a rinviare, sviluppare, nutrire.”

“Nell’esperienza dell’amor cortese c’era il sapere che “l’uomo è una creazione del desiderio, non una creazione del bisogno” (Gaston Bachelard). La vita propriamente umana consiste dunque nel trasformare la pulsione del bisogno nella creazione del desiderio. Di questa trasformazione faceva parte sia la visione che quella civiltà aveva dei rapporti e delle relazioni fra le persone, sia l’esperienza artistica e la visione politica.

C’era l’intuizione che attraverso questa educazione l’uomo potesse migliorare le proprie forze (non solo affettive e spirituali, ma anche fisiche), che stimolate da queste pratiche e modi di pensare si potevano sviluppare in un processo senza fine.

Tipica della fiducia dei trovatori nello sviluppo dell’intensità affettiva è la certezza che l’invocazione della donna amata durante la prova cavalleresca, se fatta con la necessaria concentrazione, avrebbe assicurato al cavaliere la vittoria.

“Se vuoi vincere invoca la tua donna” è l’esortazione di Parzival a un cavaliere quando la sua formazione è ormai compiuta. È l’Anima, il femminile che dà la grazia: come sa bene il culto mariano.”

cavaliere e dama
Foto di Stefan Keller

“Ciò che conta è la mezura, la compresenza di elementi di tensione affettiva e spirituale insieme a quelli fisici. Da questo punto di vista, un matrimonio d’interesse, o comunque senza amore, è molto più “peccaminoso”, rovinoso per lo spirito, che l’adulterio appassionato. E un matrimonio convenzionale ha un valore inferiore all’amore “puro” del cavaliere e della sua dama (magari sposa di un altro), impegnati nel difficile cammino di trasformazione dalla passione amorosa all’”unione del cuore”.

Al contrario del giudizio dominante, secondo la concezione dell’amore dei trovatori era proprio il suo basso contenuto erotico ed emotivo a svelarne lo scarso valore affettivo.

Troppo poca energia, poca tensione, poco dono, scarso riconoscimento delle emozioni profonde: cosa poteva diventare un’unione in cui non c’è nulla da trasformare, né istinto, né passione, né desiderio? […] Una situazione priva di valore dal punto di vista della crescita propriamente umana.

Le corti d’amore univano aspirazioni etiche esigenti e praticate alla tolleranza verso chi non si sentiva di seguirle.

Negli stessi anni la Chiesa cattolica viveva un periodo di particolare disorientamento (Francesco era visto come un folle), accompagnato però da intolleranza verso chi proponeva un atteggiamento diverso, in particolare vrso il mondo degli istinti.

Le corti di guerra […] preferirono sopprimere le corti d’amore, un modello sociale che proponeva valori e costumi del tutto diversi da quelli dei nascenti Stati nazionali.”

corti d'amore

“I re di Francia col consenso della Chiesa decisero così di porre termine all’esperienza delle corti d’amore e venne lanciata la Crociata contro gli Albigesi, da Albi, un paese occitanico ritenuto il centro dell’”eresia”.

La conquista dell’Occitania durò più di un secolo, ma alla fine riuscì. Dame d’amore e i loro appassionati trovatori finirono sul rogo.”

“Dopo la crociata, seguita nel 1277 dalla condanna ecclesiastica della concezione troubadorica dell’amore, il mondo dell’istinto e quello del male tendono a essere visti come la stessa cosa.

Come dice René Nelli: “Alla Chiesa ripugnò ammettere che l’istinto, in una relazione d’amore, potesse servire alla perfezione dell’anima.”

In questo mancato riconoscimento si sono alimentate molte delle nevrosi dei secoli successivi.”

Chi di voi sapeva che in certe culture europee dell’epoca cristiana si avevano avuto e si praticavano le stesse intuizioni della cultura tantrica? Chi di voi conosceva la realtà dell’Occitania? E chi se la porta dentro?

Mi premeva molto condividere queste pagine del libro di Risé (anche se è stato davvero difficile dover scegliere cosa trasporre!), sottolineando che tutto il libro mantiene questa stessa intensità e densità e che ormai lo considero, accanto a “Donne che corrono coi lupi”, una Bibbia a tutti gli effetti.

Ecco ciò che alla fine hanno ottenuto la Chiesa e il patriarcato guerriero degli Stati nazionali oggi. Ecco le verità che vengono a galla, come sempre fanno.

Concludo sottolineando quanto il tipo di maschile proposto in Occitania nell’epoca delle corti d’amore incarnasse in maniera brillante l’archetipo dell’Amante – accanto a quello, a monte, del Maschio Selvatico sondato da Risé.

E anche quanto, e lo mettono in risalto tanti testi nel settore, paradossalmente e purtroppo per la Chiesa, lo stesso Gesù manifestasse molto bene lo stesso archetipo (oltre a manifestarli perfettamente tutti, naturalmente uno dei pochi casi al mondo). E quanto lo stesso Gesù fosse sensibile alla bellezza e all’amore, alla tenerezza, incline al dialogo con la natura e gli elementi, attento al contatto fisico, guaritore dei corpi attraverso il corpo, amante del femminile e parte maschile della divinità incarnata in un uomo, di cui Myriam (Maddalena) rappresenta la perfetta controparte.

E se ricreassimo il mondo delle corti d’amore nelle nostre campagne, ora che così in tanti vogliono tornare alla terra, alla natura, alle “comuni”, ai nuovi ecovillaggi, a comunità dalle dimensioni più umane e sicure e a interrelazioni più lente e vere e meno virtuali?

A voi le dovute riflessioni.

(Sonia Serravalli)

“Non accettare nulla come verità che sia privo di amore. E non accettare nulla come amore che sia privo di verità!

L’uno senza l’altra diventa una menzogna distruttiva”

– Edith Stein


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2 Comments

  1. Molto interessante davvero… Avevo letto qualcosa di simile nel libro di Annarosa Mattei l’enigma d’amore proprio sulla cultura occitana e mi aveva molto impressionato positivamente…

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