come benedire

USARE LA BENEDIZIONE

UN ATTO SACRO ALLA PORTATA DI TUTTI

Benedire è un atto solenne e terapeutico per entrambe le parti.

Un atto sacro di cui ci hanno privato quando ci hanno insegnato che tra noi e la Divinità dovessero esserci intermediari – intermediari oltretutto imposti e non scelti.

Infatti, a chi di voi era venuto in mente di benedire qualcuno fino ad ora? Può essere capitato magari a qualche madre verso i figli, o alle poche persone che hanno vissuto un tipo di sessualità illuminata e che hanno visto Dio/Dea nell’altro/a.

In realtà, benedire è un nostro diritto. È tra i nostri diritti di nascita in quanto prolungamenti della Divinità e Sue espressioni in terra.

Resta che per essere espressioni in terra di Dio bisogna meritarselo, e allo stesso modo benedire non si può fare alla leggera e senza un percorso dietro che sorregga questo atto così importante.

il potere della benedizione

Cosa serve per essere in grado di benedire?

– Un cuore che si sia aperto. Verso la sessualità così come verso i piani alti: astrazione, pensiero e sublimazione. Cosa non scontata.

– Forza ed energia.

La forza viene dall’avere affrontato e sconfitto diverse paure e diversi ostacoli (dipendenze, attaccamenti, incidenti di percorso, integrazione di lati di sé);

l’energia viene pompata dal cuore e da lì si irradia a tutto il nostro essere e agli altri.

– Pulizia di intenti.

Il cuore deve essere pulito, l’atto privo di egoismi o manie di protagonismo.

Benedire è una sorta di corrente che parte da molto lontano, si incanala nel nostro cuore accendendolo e irradiandolo e arriva a sommergere l’altro – del “dire bene”, di energia d’amore, di luce e calore.

Come ci dice questo articolo di Eticamente: “Troppo semplice? Assurdo? Se consideriamo il potere da sempre attribuito alla forza del pensiero, la benedizione potrebbe davvero cambiarci la vita.”

Ma, badate, non si tratta solo di forza del pensiero. Quel pensiero deve essere collegato al cuore, il cuore al pensiero ed entrambi trarranno luce dal nostro primo chakra, elevato.

Di solito, quando siamo “intonati” sulla frequenza della benedizione, si sente calore al petto. Si sente che il cuore sta davvero reagendo, che irradia, che espande, che gioisce nell’essere chiamato in causa.

(Leggi anche “Un tempio per noi pagani”)

la forza della benedizione
Foto di Christine Schmidt

“IO TI BENEDICO”

è un vero mantra. Ed è molto forte. Muove. Infonde grande energia sia nella persona che lo pronuncia, sia in chi lo riceve.

Può essere usato in presenza o anche in solitudine, alla fine di meditazioni o visualizzazioni funzionali al perdono di qualcuno o a lasciare andare una persona (o più persone) o un’altra creatura (o un luogo, o una situazione).
La benedizione può essere rivolta anche a un oggetto. O a un albero. O a un elemento: possiamo benedire un fiume, un sentiero, un monte…

Questa benedizione non è in alcun modo mirata ad “escludere” Dio (es.: “il Signore ti benedica” o “Dio ti benedica”), tutt’altro: “Io Ti benedico” è un modo per fare entrare Dio/Dea nel nostro cuore e incanalarlo attraverso la nostra anima, verso la persona o le persone di riferimento.

Quando pronunciamo “io ti benedico” non sta parlando la nostra “persona”, stiamo facendo parlare la Divinità che è in noi e che risiede molto più a monte e in fondo di qualunque nostro tratto caratteriale e personale.

Uniche indicazioni:

non usare questa formula alla leggera.

Non usarla senza una preparazione rituale, o se non si è in un momento di profonda comunione, in presenza o a distanza (da soli), verso la persona o le persone (o altro) di riferimento.

Benedire richiede uno stato psicofisico di pulizia, presenza e lucidità.

Con-centrarsi (e fare sì che sia concentrata la persona a cui ci si rivolge, se in presenza).

Benedire richiede che si sia prima ripulito l’altro dalle nostre proiezioni, affinché capiamo bene se stiamo benedicendo quella persona o un’idea (o un archetipo, che è in noi). Per tutto questo, serve un lavoro e serve tempo.

Benedire richiede un profondo rispetto verso l’atto stesso di cui si sceglie di farsi portatori.

Io dico, non delegate tutto nelle mani di intermediari spesso poco raccomandabili, come è avvenuto negli ultimi due millenni, ma nello stesso tempo siate voi degni, o evitate anche solo di pensarci e dedicatevi ad altro o ad altri modi di portare il bene nel mondo.

Del resto, sarà il cuore ad indicarci quando e come. Se è acceso, lo senti. L’importante è continuare a lavorare per affinarlo, affinché non venga ingannato da proiezioni nostre e condizionamenti ancora da stanare.  

Benedire qualcuno fa bene alla salute e allo spirito. Prova a sentire come ti senti, profondamente, fin nel corpo fisico, quando pronunci a voce alta queste parole.

Possiamo diventare sacerdoti e sacerdotesse della nostra luce interiore. A patto che vengano rispettati rigore, uno strenuo lavoro PRATICO e quotidiano su se stessi e che il cuore resti aperto e sottoposto a una regolare pulizia da blocchi e da influenze egoico-mentali.

Buona pratica, buona Forza nella luce che stai portando.

Irradiamola, insieme.


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