ESERCIZI DELL’ANIMA PER SOLI UOMINI

EROI, MITO E SACRO MASCHILE

Dal libro di Richard Rohr “Esercizi dell’anima per soli uomini”.

Questo è un libro per il percorso del Sacro Maschile che trovo fantastico. Parla del “viaggio dell’eroe” alla Campbell sottoforma del percorso del sacro Graal.

Cerco di citarne alcuni pezzi scelti qua e là, ma sarebbe davvero da trovare (non è facile, non lo ristampano più, ma forse qui lo trovate ancora) e da leggere tutti.

Lo utilizzerò anche nei seminari che ho in mente di creare a breve.

Sottolineo che, anche se il discorso vale prevalentemente per uomini, essendo noi tutti composti sia da Maschile che da Femminile, tante dinamiche descritte valgono spesso per entrambi i generi.

Buoni insight!

Maschile sacro

“La nostra civiltà non sta più producendo eroi.

Gli eroi possono essere disgraziati, terribili, peccaminosi, tragici, ma non sono mai piccoli.

Questo lavoro sull’anima, se preso sul serio, non è una passeggiata. Il dolore dell’eroe è straziante e per di più misterioso. Non credo che il motivo per cui non riusciamo più a creare eroi sia che improvvisamente siamo diventati egoisti e diversi da altre epoche e culture. Il problema è che siamo persone prive di un universo simbolico. Senza il mito, la gente si disgrega psicologicamente. Tutti gli indizi ci dicono che la nostra è una cultura che si sta rapidamente disgregando. Non si riesce più a tenere insieme l’anima.”

“La maggior parte delle cattedrali francesi ebbe il nome di “Notre-Dame”, Nostra Signora. La gente era affascinata dalla donna, dalla femminilità.

Tradizionalmente, l’anima è sempre stata vista come “femminile”: ethos che prevale sulla logica, poesia sulla prosa, immagine sul concetto. La strada verso il sacro, per qualsiasi uomo, passa attraverso questo mondo di immagini, non attraverso il mondo del logos e della ragione. Il mondo dell’eros ci apre spazi inaspettati, infiamma l’immaginazione.

Nei secoli passati, tuttavia, abbiamo cercato di aggirare l’anima, e anche il corpo, per arrivare allo spirito. Non funziona.

Non possiamo renderci significativi, restando separati dall’universo più ampio.”

Maschile sacro

I raduni di uomini tentano di porre rimedio alla perdita di significato del “noi”. Le immagini di genere (femminile e maschile) sono le polarità più profonde dell’anima, costituendo i tabù più estremi e la prima seduzione. Nessun’altra immagine eguaglia, per potenza, quella del maschile e del femminile.

E poiché quei paradigmi attraversano una fase di profonda transizione, noi uomini abbiamo fifa. È come se adesso agli uomini fosse richiesto di trovare un significato in un attimo.”

“Viviamo in un’epoca caratterizzata da un alto tasso di ciò che qualcuno ha definito “misandria” – l’odio per il maschio.

È triste trovarsi negli ambienti dove sembra che tutti i mali derivino dal maschio.

In questo scenario, per qualche ragione, il femminile è implicitamente virtuoso, e il maschile naturalmente negativo. E molti di noi arrivano vicini a crederci.”

“Per il singolo uomo, la ricerca inizia con una sconfitta che penetra nella sua vita. Ci deve sempre essere la sacra ferita. Può essere una malattia, un fallimento, un disastro, la perdita di una persona cara.

Spesso nei racconti è descritto come un cuore spezzato.

Questo viaggio veniva espresso in forma abbreviata nel rito di iniziazione per i giovani uomini. Il rito si è evoluto in modo tale che i giovani uomini potessero in seguito ricordare la ferita e tenerne conto. Questo fenomeno, l’umiliazione rituale del giovane maschio, si trova in ogni cultura (nativi americani, greci, cinesi, africani…).

uomini e consapevolezza

In seguito, quando ci scontriamo con un insuccesso o una sconfitta, se riusciamo a ricordare questa ferita e a reintegrarla, il ricordo ci aiuta a passare dalla patologia alla mitologia.

Tale integrazione ci aiuterebbe a vedere il sé come parte di un quadro più ampio. Qui la ferita personale assume un significato di nobilitazione e persino di sacralità.

Ma se – ed è ciò che spesso accade al giorno d’oggi – la ferita non conduce a una storia più ampia ma soltanto alla sopportazione e al dolore, allora questa diventa una cicatrice traboccante di amarezza che ci rimanda indietro al sé privato, solo per maledire la nostra cattiva fortuna.”

“Quello che ci serve è dunque un periodo di tregua, una pausa di silenzio, in modo che l’anima possa cominciare a vedere di nuovo, e ad ascoltare. Allora riusciremo a capire che siamo parte di una storia più grande.

Se continueremo a farci intrappolare dalla nostra piccola storia individuale, e dalla nostra “piccola” ferita, essa si trasformerà nella ferita colma di amarezza. Gli eroi ringraziano Dio per la ferita. I nostri non-eroi contemporanei, invece, si lagnano e lamentano, oppure facciamo causa per milioni di dollari, perché ci è stata inflitta questa piccola ferita, siamo stati umiliati, siamo stati ingannati – da una cultura del genere non emergerà nessun eroe, nessuna grandezza.

Dobbiamo portare la ferita come un distintivo, ecco come ci muoviamo, colmi di grazia, verso la storia sacra.”

 

To be continued…

 


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