evolverci senza maschere

EVOLVERCI SENZA MASCHERE

TRAPPOLE DEI PERCORSI SPIRITUALI (E DI FIAMMA)

Essere su un percorso spirituale / di conoscenza di sé / di risveglio e consapevolezza non significa sopire sensazioni e sentimenti.

Non significa disprezzare parti di noi in quanto umane e non ancora illuminate o integrate.

E non significa indossare maschere di luce al posto di quelle di carne: significa essere nudi e basta.

Scrivo su questo tema dopo aver udito diversi dubbi, perplessità e anche idee distorte negli ultimi mesi. Lo scrivo senza voler minimamente indirizzarmi a questo o quel testo, a questo o quel blogger o scrittore/scrittrice. In verità, in rete tante persone che sono su un percorso di consapevolezza stanno facendo del loro meglio nell’intento di aiutare gli altri, e spesso devo dire con risultati veramente apprezzabili.

Ma, poiché le parole hanno molti strati e possono essere recepite in tanti modi, sento di dover chiarire questo punto. E lo farò sotto diverse sfaccettature.

evoluzione spirituale e rischi

@ I nostri lati umani, le nostre sensazioni (tutte) e i nostri sentimenti (tutti) sono degli indicatori. Ascoltarci è fondamentale per migliorarci e per crescere. Non possiamo evolverci senza salire uno scalino per volta. In questo “salire”, gli scalini sono proprio le nostre sensazioni e i nostri sentimenti: il modo in cui agiamo e reagiamo a ciò che percepiamo come “esterno”.

Noi abbiamo scelto di incarnarci in carne ed ossa: dobbiamo avere rispetto di noi stessi nel presente e di ciò che sentiamo. Se vogliamo veramente crescere/ascendere, dobbiamo trattare con amore e ascolto ogni nostro tratto. Quello che importa è cercare di non proiettarlo sull’altro/a. Ma negare ciò che sentiamo significherebbe semplicemente fingere, creare frustrazione, negarci ascolto e amore rischiare di ammalarci.

Rischi e trappole.

I rischi di chi segue un percorso di crescita personale arricchendosi dei vari testi sul tema possono essere diversi, se questi concetti non vengono intesi nella maniera giusta.

@ In particolare, al Femminile è stato ripetuto per secoli di essere la parte “recettiva”, la parte che accoglie, la parte che apporta dolcezza, fluidità, ascolto e armonia. Deve essere molto chiaro che il percorso spirituale su cui l’umanità si sta assestando non comporta affatto e in nessun caso l’accettazione di sopruso, sopraffazione o violenza (di qualunque tipo) a causa della falsa convinzione di dover aderire a tali caratteristiche – che sono in primis energetiche e non sociali o personali.

Se poi a un tale subire si arriva per la volontà di venire così accettati e approvati dall’altro, o per la paura di perderlo, siamo ancora più fuori strada.

La ricettività femminile e tutte le altre sacre caratteristiche del Divino Femminile non prevedono affatto l’accettazione di mancanza di rispetto o di gentilezza nei propri confronti. Al contrario, il Divino Femminile è tenuto a rispettare se stesso, ad amarsi e a non permettere a nessuno di entrare nei suoi spazi vitali se non con rispetto, gentilezza e amore.

@ Un’altra trappola potrebbe essere quella di credere che essere in un percorso spirituale comporti l’obbligo morale di aderire a determinati standard, che ci pervengono da una comunità che va in questa direzione. Quali il divenire forzatamente esseri sovrumani o pressocché perfetti, rinnegando le nostre debolezze che sono proprio quelle che, in un rapporto di amore per se stessi, richiedono la nostra maggiore attenzione (sia dentro che nel corpo, che le rispecchia e le risuona).

Non possiamo diventare santi o illuminati dalla sera alla mattina solo scartando parti di noi ancora presenti e fingendoci sordi ai loro lamenti e alla loro presenza.

Così come non dovremmo cadere nella trappola che per essere all’altezza di un certo percorso spirituale dobbiamo parlare in quel modo, atteggiarci in quell’altro e illuderci che, abbracciando semplicemente una routine che qualcuno ci ha consigliato, oppure recitando la parte dei santoni o delle sante, siamo già arrivati alla fine del lavoro.

Tantomeno possiamo pensare che adesso possiamo ritenerci al di sopra degli altri.

Nel primo caso perché il risveglio, grazie a Dio, per sua natura è puramente interiore ed intimo e non può essere individuato da alcun tratto esteriore né rilevato con certezza da nessuno fuori di noi. E nel secondo caso perché l’idea di gerarchia o di competizione è soltanto l’ennesima illusione, l’ennesima deformazione dei sensi e l’ennesimo travestimento dell’ego.

Essere evoluti non comporta indossare maschere precise per aderire ad un immaginario comune.

@ Una delle conseguenze di queste trappole sta nel fatto che energeticamente teniamo lontano da noi la nostra Fiamma Gemella (per chi si interessa del percorso spirituale di Fiamma).

La Fiamma non sta rifiutando te. La Fiamma sta semplicemente sentendo (subendo) una repulsione energetica verso quello che tu mostri ma non sei: verso la falsa te o il falso te.

fiamme gemelle recensione

Più ti ostinerai ad indossare un travestimento perché ti fa accettare meglio dagli altri o una maschera perché la trovi carina ma non è il tuo vero volto, più la Fiamma

1) non riuscirà ad avvicinarsi;

2) energeticamente (e inconsapevolmente) potrebbe sentirsi spinto/a a fare lo stesso.

Continuare a vivere dietro apparenze e a rimandare l’esternazione della propria essenza, della propria vera luce, è ricadere per l’ennesima volta negli errori in cui siamo caduti con la Chiesa, con tutte le religioni, con la politica, con la carriera e con qualunque ruolo abbiamo assunto in passato.

La finzione, così come qualunque forzatura sul percorso, anche laddove inconsapevole, ci toglie energia e la toglie anche all’altro/a. Ci toglie verità.

Poiché il più delle volte ciò avviene senza che ce ne rendiamo conto, consiglierei di “fare pulizia” tutti i giorni delle nostre incrostazioni e liberarci ogni giorno, liberarci da qualunque sovrastruttura si sia aggiunta, di farci caso, di renderci liberi ogni giorno e di abbracciare il nostro vero sé, con calore.

@ Infine, credo non mi resti che ripetere che l’amore per se stessi viene prima di tutto. Amore per se stessi sia in quanto animali, sia in quanto umani, sia nella nostra essenza/energia, sia come esseri divini ma anche amore per se stessi nel corpo, che ci rende il sacro servizio di esistere qui. E per amore per se stessi si intende anche:

  • l’essere veri con gli altri, l’imparare (e questo fa parte del percorso) ad essere nudi, il che non significa senza sane difese, ma senza maschere;
  • il dare a se stessi ogni giorno amore, gentilezza, cura, un ambiente consono alle nostre vibrazioni e a ciò che siamo e il non permettere a nessuno al nostro cospetto di non fare altrettanto o di trattarci male in alcun modo (amore, gentilezza e cura veri, profondi, non parlo ovviamente di proforma o di esternazioni).

E qui torna fuori la trappola in cui ero caduta io in passato – ormai oltre dieci anni fa. Solo per fare un esempio. Il mio approccio al Buddismo, oltre ad avermi naturalmente aiutata tantissimo, purtroppo mi aveva in qualche modo trasmesso anche il messaggio errato che per essere evoluti si sarebbe dovuto accettare di tutto, impassibili, senza limiti.

No, risveglio non è questo.

Risveglio è anche questo, ma non può essere questo prima di aver percorso tutta la scala, gradino per gradino, prima di essere in grado di com-patire colui/colei che ci schiaffeggia e porgere l’altra guancia – perché in effetti se fossimo già arrivati a quel punto avremmo già le capacità di un Gesù – mentre qui ed ora siamo dei “potenziali divini”, non siamo ancora completamente curati/integrati/realizzati!

percorso spirituale
Image by Stefan Keller

Comportarsi come se si fosse già arrivati all’invisibilità e all’invulnerabilità cristica, a far cadere oltre noi l’offesa perché davvero ormai si è impassibili a qualunque “capriccio” o limite umano, mi portò allora semplicemente ad incontrare il più grande parassita emotivo della mia vita presente, oltre ad un corollario di parassiti minori in diversi ambiti. Fare questo significa essere irrealisti; credere agli altri più che al proprio sentire profondo; violentarsi.

Ma buddismo non può essere questo, percorso mistico non può essere questo, l’Amore non può essere questo e neanche il percorso di Fiamma può essere questo!

I limiti ci vogliono eccome, fintanto che siamo umani.

Le condizioni ci vogliono eccome, per arrivare all’amore incondizionato della quinta dimensione.

Ma mentre ci scambiamo queste parole noi siamo ancora dei “potenziali”, siamo tutti insieme “nel viaggio”, siamo ancora umani e da tali dobbiamo amarci e accettarci, con amore e non con negazione, con rispetto per ogni passo del cammino e non correndo avanti in un’esperienza che, così facendo, può solo risbatterci indietro, davanti al nostro ego spezzettato per mille specchi.

Che è anche questo. Perché ego è anche credere di essere già arrivati soltanto perché abbiamo capito. Ego è anche pretendere che l’altro adesso sia all’altezza perché, secondo la nostra percezione, lo siamo noi. Ego è tutto questo e molto altro, ma l’ego non è comunque da demonizzare.

L‘ego è la pletora di porte aperte da cui passare per diventare nudi, per tornare noi stessi.

Arrendiamoci dunque con Amore a tutto ciò che siamo adesso e abbracciamo questo nostro Tutto senza giudizio!

Lasciamo andare avanti o indietro tutti gli altri, impariamo a fidarci dei nostri passi!

Rendiamoci davvero liberi e torneremo nuovi ogni mattino.

Ogni giorno potremo ripartire privi di zavorra e aderire a ciò che siamo veramente, trattandoci come il nostro unico tempio, proteggendoci dai pareri o dai giudizi degli altri, ascoltandoli ma ricordando che l’unica voce che conosce il nostro percorso è quella che ci parla da dentro.

Sposiamo così noi stessi nel primo e vero matrimonio mistico ed energetico.

Da lì si dipana la Storia delle Storie. Da lì si srotoleranno i tappeti del tuo destino e tutto quello che adesso credi di trovare all’esterno.

Grazie a ciascun “tu” qui presente per essere qui ad amarti insieme a me!


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(Sonia Serravalli ha scelto come missione quella di vivere solo della sua Arte, in quanto dono. La scelta, quasi obbligata, è avvenuta dopo essersi dovuta arrendere di fronte all’evidenza che quando non ci prendiamo cura del dono divino del nostro personale daimon, tale dono diventa handicap e non ti lascerà mai libera/o in ogno caso. Manifestarlo al mondo e metterlo al servizio degli altri, al contrario, diviene sia dovere morale imprescindibile che unica via d’uscita)

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