GLI ARCHETIPI MASCHILI

INTRODUZIONE AGLI ARCHETIPI

Oggi vi regalo una sezione consistente del mio libro “IL MASCHILE SACRO”, pagine che introducono gli archetipi maschili secondo Robert Moore e Douglas Gillette.

Gli archetipi elencati e loro descrizioni seguiranno poi nel libro. Buona lettura!

“Gli archetipi sono delle figure universali che abbiamo assorbito fin nelle fibre e che guidano i nostri comportamenti, dal momento che ci identifichiamo con uno o con l’altro, o con i suoi “lati ombra”.

Conoscerli può permetterci di vederli in atto in questo o quel nostro modo di agire o reagire.

Dentro di noi, in misura maggiore o minore, sono presenti tutti gli archetipi. In qualcuno ti riconoscerai maggiormente, in qualcuno meno, ma a seconda delle situazioni ne manifesti di più uno o l’altro.

Alcuni sono attivi, in misura differente, e alcuni sono passivi e potenziali.

In teoria, dicono che gli uomini hanno insiti nella parte conscia tutti gli archetipi del maschile e gli archetipi femminili sono nell’inconscio – e da lì guidano anche la scelta del tipo di donna di cui si innamorano. E viceversa per le donne (Giorgia Sitta, psicologa analitica di Bologna).

Tieni presente che le categorizzazioni degli archetipi teorizzate sono diverse. Io ne vedrò qualcuna. In particolare, descriverò qui gli archetipi del Maschile sacro come li hanno concepiti Robert Moore, psicologo junghiano, e Douglas Gillette, mitologo (o “maschile maturo”, come l’hanno chiamato loro).

crescita personale
Foto di Sofia Cristina Córdova Valladares

Questa classificazione, nota da una trentina d’anni, viene dal loro libro King, Warrior, Magician, Lover: Rediscovering the Archetypes of the Mature Masculine”. A partire dal “Bambino divino”, concetto junghiano (ma già di tante religioni).

A volte parlerò a te, uomo, altre volte parlerò con il plurale “noi”, includendomi, perché ho notato che questi archetipi maschili riguardano anche noi donne e che ne incarno in parte anche io stessa, possedendo tutti interiormente sia un’energia femminina che un’energia mascolina.

La perfezione sarebbe l’integrazione di tutti gli archetipi nella stessa persona e la capacità di mantenere attivi e nutrire tutti i loro lati di luce, e di riconoscere invece i lati d’ombra prima che ci agiscano.

Questo, naturalmente, è l’ideale. Ricorda che nessuno è perfetto e che sarà già molto per l’espansione della tua consapevolezza se inizierai a riconoscere queste tendenze in te e nel mondo e soprattutto a utilizzarle per il tuo benessere e quello degli altri, per la realizzazione dei tuoi intenti e dei tuoi obiettivi.

La prima cosa da sapere riguardo gli archetipi è che essi sono tutti, per così dire, bipolari: comprendono un lato di luce e un lato di ombra. Il lato di ombra deve essere tenuto sotto controllo, perché una sua manifestazione libera, senza l’intervento del lato di luce della stessa figura maschile, può solo danneggiare se stessi e gli altri, in tantissimi modi diversi.

Inoltre, per quanto riguarda gli archetipi che vado ad analizzare, essi vengono presentati come una sorta di matriosca. Ossia, nessuno di loro deve venire abbandonato, ma ciascuno, con la maturazione del sacro Maschile, viene integrato da quello successivo, più maturo, e resta attivo dentro la “scatola più grande”. Ed è anche importante che resti attivo.

In questo ordine, essi sono:

IL BAMBINO DIVINO

più i quattro archetipi chiave:

L’AMANTE

IL MAGO

IL GUERRIERO

IL RE

IL BAMBINO DIVINO

L’archetipo del Bambino divino è naturalmente quello che trae le sue caratteristiche dal bambino tipico. E sono caratteristiche fondamentali per rendere un uomo uomo, e uomo felice.

L’archetipo del Bambino divino porta con sé la radice della vita: entusiasmo e curiosità. Inoltre, la capacità di sorprendersi. L’energia sfrenata. La vivacità. La vitalità. La giocosità. La risata, la gioia pura. La spontaneità. L’apertura. La capacità di coinvolgere gli altri.

Questi sono tratti che il Femminile in genere letteralmente adora.

Il Bambino divino porta con sé anche la sensazione di potere tutto, non bada agli ostacoli, ed essa è molto importante per spingere un uomo oltre i propri limiti, per fare scoperte, per aprire strade da pionieri, nel piccolo o nel grande.

Un uomo che abbia integrato l’archetipo del Bambino divino continua a trarne ispirazione ed energia per tutta la vita. È dalla sua luce che arrivano la voglia di scherzare, di non prendersi troppo sul serio, la capacità di osare e di credere nell’impossibile, l’impulso creativo (elemento questo anche del Femminile interiore).

Il Bambino divino è un archetipo profondamente radicato in tutti noi, in quanto è stato portato sia nella nostra vita conscia, sia nell’inconscio collettivo, da bambini come Krishna, Mosè, Gesù, bambini alla cui presenza si sono inchinate le folle, in quanto portatori di potenzialità, appunto, divine e di grande innovamento. Pietre miliari. Capaci di aprire un varco verso il nuovo e di aprirlo per tutti.

Trattandosi comunque di bambini “maschi”, questa figura influenza particolarmente gli uomini ed è una di quelle figure emblematiche che chiamiamo archetipi che vale la pena conoscere, inglobare e poi lasciare agire a livello più profondo, mentre l’uomo che cresce si avvia verso gli archetipi successivi.

L’uomo che invece si ferma a questo livello di consapevolezza, di fronte al mondo degli adulti cadrà vittima dei lati ombra dell’archetipo, avrà problemi relazionali e si precluderà i passaggi successivi.

archetipi maschili

OMBRA DEL BAMBINO DIVINO

I lati ombra del Bambino divino sono stati definiti dagli stessi autori o come il “Tiranno del seggiolone”, oppure come il “Principe smidollato”.

Nel primo caso, con il “Tiranno del seggiolone”, si andrà verso una personalità egoica, convinta di essere il centro del mondo, molto esigente quando si tratta di prendere dagli altri, soprattutto in termini di energia, ma incapace di dare, di restituire.

Un uomo che incarna questo non si assume mai la responsabilità delle proprie azioni. Pretende e accusa. Manifesta la sua insoddisfazione verso gli altri e verso l’esterno. Spesso attraverso la rabbia, che nasconde una paura mai affrontata. Rimane in uno stato di narcisismo infantile.

Questa figura tirannica vede se stessa come l’unica pietra di paragone nei confronti del mondo e l’unica che sia nel giusto. Si arroga il diritto di decidere per gli altri e quindi anche di giudicarli. Ma non può tollerare alcuna critica nei propri confronti.

Naturalmente, tanti dittatori e uomini politici hanno manifestato e manifestano apertamente questi tratti. Purtroppo, quasi mai una persona ne è consapevole. A questo servono i percorsi di consapevolezza, e il percorso è da scegliere e da intraprendere, non arriva a chi non lo vuole.

Nel secondo caso, quello del “Principe smidollato”, avremo una persona svogliata, priva di motivazione. Un uomo che tende a vedere l’origine dei problemi sempre negli altri e tende ad assumersi il ruolo della vittima infelice e a identificarsi con essa (ed è sempre l’identificazione con un unico lato archetipico o con un unico archetipo il vero problema). Non prende l’iniziativa. Manca di passione e di forza, manca di determinazione e anche di ambizioni. I suoi sogni non ricevono la dovuta energia per formarsi.

Richiede costantemente attenzione dagli altri. Si sente costantemente in una posizione sfortunata o inferiore. Non sa esprimere chiaramente i propri bisogni, ma viene deluso quando gli altri non li soddisfano, spesso senza che neanche se ne accorgano. Potrebbe anche trattarsi di una persona ipocondriaca. Rispetto al rumoroso Tiranno, la sua è un’aggressione di tipo passivo.

Naturalmente, in entrambi questi casi, l’uomo che manifesta un’ombra del Bambino divino attivamente nella propria vita ha un disperato bisogno d’amore.

Il problema è che non si rende conto di aver interrotto il giusto equilibrio tra il prendere-e-il-dare e che fa allontanare le persone da sé con i suoi modi, o con un abile auto-sabotaggio le allontana lui, continuando a farsi terra bruciata attorno e lasciando solo sudditi o altre vittime – che a questo punto sono come mere comparse, in quanto a loro volta non in grado di sviluppare rapporti sani e maturi. E, in questo modo, poiché non le ha riconosciute e non ne è in contatto, l’uomo fa realizzare proprio quelle che sono le paure che combatte.

(Qui gli altri articoli dedicati al Maschile)

IL MAGO

Quando il bambino, imbevuto dell’archetipo del Bambino divino, diventa uomo, passa attraverso la fase del Mago.

Questa fase, in altre culture e soprattutto nell’antichità, veniva segnata dall’esperienza dell’iniziazione.

Tutti i passaggi sono importanti e andrebbero accompagnati da una collettività e da una guida (un uomo saggio e vissuto), ma questo lo è particolarmente, perché questo è il momento in cui il bambino muore a se stesso per rinascere uomo. È una fase delicatissima in cui determinati rituali davano delle linee guida, delle istruzioni per l’uso e l’individuo non era lasciato solo a se stesso.

uomo e archetipi
Foto di Theodor Moise

Nella cultura moderna invece purtroppo questo è proprio ciò che avviene, con il risultato che tanti uomini si perdono, o non sanno chi sono, o restano eterni adolescenti (vedi la nota figura di Peter Pan, spesso utilizzata in psicologia come emblema di questo), restando dunque bloccati a un certo livello del loro sviluppo umano, energetico e anche psicologico e “apparendo” semplicemente uomini nel loro aspetto – cosa che peraltro non si sentono realmente.

Il Mago è l’archetipo che rappresenta la ricerca della saggezza. La capacità di introspezione e di chiaroveggenza, la conoscenza delle cose sottili. La conoscenza di come vanno le cose. L’alchimia della vita. La consapevolezza.

Il Mago dentro l’uomo è quella parte che sente come le cose siano interconnesse tra loro e ha compreso il potere di esserne un co-creatore.

Questa figura include dunque anche la capacità fondamentale di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, cosa non possibile se l’uomo si ferma nella fase precedente. E la responsabilità di sé e del proprio pensare e agire viene dalla conoscenza del fatto che ogni causa ha un effetto e ogni effetto risale a una causa. E che noi possiamo intervenire in tutto questo in base, appunto, al nostro agire e pensare.

Il Mago è curiosità e desiderio di conoscenza, anche e soprattutto delle cose “invisibili” (oggi, le energie che stanno alla base di scienza e tecnologia).

Il Mago è un archetipo abbastanza trascurato nella nostra cultura ed è il più incompreso.

Per tanto tempo si è perso il valore dell’“uomo magico” o del “vecchio saggio”, tra la religione monoteista che ha bannato tutto come pagano e l’Illuminismo recente, seguito dall’epoca della tecnologia e di una scienza positivista e determinista.

Si dice che sia stata la tecnologia a prendere il posto dell’energia del Mago.

Gli autori del libro sui quattro archetipi del Maschile maturo sostengono che la tecnologia abbia origine attraverso e grazie lo stesso archetipo, spostatosi dalla figura del vecchio saggio a quella della magia dell’energia che utilizziamo tutti oggi. Gli uomini che stanno alla base delle invenzioni tecnologiche hanno utilizzato l’archetipo del Mago per riuscire in ciò che hanno scoperto – o previsto.

A questo allontanamento dalla figura di un “vecchio saggio” è dovuta l’affluenza impressionante che negli ultimi decenni ha spostato tantissime persone verso la figura di un guru o che ha reso la figura dello “sciamano” visibile e avvicinabile anche nella nostra cultura.

Un archetipo può passare una fase “dormiente” in una certa cultura, ma non può scomparire. E quando torna a galla, ritorna rinnovato, rafforzato, consapevolizzato ulteriormente e pieno di energia giovane e di nuovi propositi.

La figura del Mago dentro un uomo è quella che gli permette di creare ciò che non esisteva prima. Senza una certa capacità di chiaroveggenza, di pre-sentimento, ciò non sarebbe possibile.

L’archetipo del Mago incarna il potere della trascendenza. Quando riesci a trascendere qualunque cosa tu stia vivendo, in una data situazione, quello è il potere dell’archetipo Mago che è in te.

Il Mago deve essere un Maestro, una guida. In termini personali, questa figura incarna il tuo stesso Maestro interiore, la tua bussola.

Ha familiarità con la trasformazione. La capacità di vedere oltre. Di passare dall’ordinario allo straordinario. Ogni singola volta in cui tu hai manifestato questo, nel piccolo o nel grande, hai manifestato il Mago. Il Mago ci insegna che abbiamo già tutte le conoscenze necessarie dentro di noi. Non parlo della pretesa dell’aver sempre ragione contro tutti, questo è il contrario del Mago. Parlo di una saggezza profonda che ci guida a fare sempre la cosa giusta per noi e per gli altri, se impariamo ad ascoltarla.

Il Mago ci sprona contro il nostro ego e le nostre paure, perché attraverso di lui possiamo vederle chiaramente. Anche questa è una forma della sua chiaroveggenza: ci dona la capacità di autoanalisi e di essere introspettivi anziché proiettare sugli altri ciò che un uomo-bambino non è in grado di individuare in sé. Su cui non è in grado di “fare luce”. Il Mago opera attivamente verso una decostruzione dell’ego.

Il Mago può agire dentro gli uomini come creatore di cose materiali sul mondo esterno e/o come conoscitore e trasformatore delle energie sottili e dell’interiorità e della propria psiche, in un lavoro interiore. Nella nostra epoca, l’energia della seconda capacità è stata abbastanza esigua.

OMBRA DEL MAGO

Il Mago utilizzato al negativo non ci porta ad agire in un interesse comune, ma ad utilizzare le sue capacità per manipolare gli altri allo scopo di mantenere uno status quo o una supposta superiorità.

Il Mago-al-contrario significa cecità, non vedere bene, il che si può manifestare in invidia, controllo del prossimo, o anche lavaggio del cervello e manipolazione.

Non ci sono propositi costruttivi qui, ma solo distruttivi. Per esempio, la figura di The Jocker è l’esatto opposto del Mago. Caos versus magia creativa. Irresponsabilità versus responsabilità.

uomo e archetipi
Truls Espedal Tutt’Art@

L’AMANTE

Questo archetipo sorge nell’infanzia e arriva al suo massimo splendore da adulti.

Caratteristiche di questo archetipo sono vivacità, passione, pienezza, una sensibilità sensuale molto profonda, un ottimo connubio tra esperienza fisica ed esperienza interiore, la sensazione di essere uniti ad ogni cosa, la capacità di sentire.

È una figura profondamente connessa ai luoghi e alle persone, alla bellezza, all’esperienza nella sua pienezza. Vuole vivere a fondo, desidera toccare ed essere toccato. In questo senso è profondamente fisico e sensuale. Non ha limiti, vuole esperire tutto ed emana grande gioia di vivere.

È giocoso, vibrante, brillante. Incarna il tipico brio dell’essere vivo. Emerge quando usciamo dai mondi virtuali e ci immergiamo nel mondo reale, nella natura, nella bellezza di un panorama o di un dettaglio.

Emerge quando sentiamo il nostro corpo. E quando si lascia andare il controllo, il bisogno di essere performanti, quando si riesce a essere se stessi pienamente, godendo al massimo del momento presente. È l’energia che ci inonda quando ci lasciamo andare. Ha sviluppato una profonda empatia e connessione con il mondo.

Un tipico esempio dell’archetipo dell’amante è il personaggio Zorba il greco (del libro di Nikos Kazantzakis). Zorba è terreno, gioioso, connesso con la natura, gode a piene mani del presente e di tutta la ricchezza che porta ogni momento. È libero, ha il cuore grande e pieno di gioia, la sua vita emotiva è profonda e si serve anche di un sano pizzico di follia. L’Amante è colui che è profondamente connesso con se stesso e che ha imparato l’amore profondo per tutto.

Purtroppo questo archetipo è stato molto svilito dal cinema e dai media e nel nostro periodo spesso associato a un’energia femminile. O è stato romanticizzato e banalizzato. È importante capire come nella propria vita personale un archetipo sia stato deprezzato dai propri amici, dalla società, dalla famiglia…. A volte basta un commento per farci vedere e vivere una cosa sotto un’altra luce, sotto un filtro che la distorce per il resto della nostra vita.

OMBRA DELL’AMANTE

Il lato ombra dell’amante esce sotto diverse forme.

Una è quella del “cocco di mamma”: uomini che cercano l’approvazione della madre o dell’archetipo della madre nel mondo.

Un’altra è quella del sognatore: uomini passivi che sognano ma non hanno nessuna capacità di iniziativa per realizzare i loro sogni e nutrirli nella realtà. Restano quindi, come si dice, “su una nuvoletta”, che non è che l’espressione che descrive una sconnessione tra il desiderare e il realizzare.

Un’altra forma d’ombra dell’Amante è quella dell’amante dipendente, ossessivo-compulsivo, posseduto da una fame insaziabile: è un uomo irrequieto, alla ricerca dell’adrenalina, incapace di andare in profondità. Il suo non è desiderio, è lussuria.

Un’altra ombra possibile è quella dell’amante impotente, non tanto sessualmente, quanto nel fatto che questi individui (così come nel caso delle ombre precedenti) vivono una disconnessione interna, che non permette loro di sentire le esperienze e dunque nutrirsene e potenziarsene. Quest’ombra porta a un’avidità infinita per un’intimità che però non si riesce mai a raggiungere. È un’ombra che genera un uomo spento, privo di entusiasmo e forza vitale.

È relativamente facile supporre quale sia l’ombra fondante di un archetipo: se l’Amante ha il suo focus di massima luce nella connessione con gli altri, con se stesso e nell’amore, la sua ombra sarà l’esatto opposto: impoverimento emotivo, disallineamento, disconnessione e quindi perdita di energie e di nutrimento. Con diverse conseguenze, tra le quali alcuni dei casi appena visti.

Dalla pienezza dell’Amante, si passa qui invece a vivere uno stato di vuoto, di insoddisfazione, di mancato compimento, mancato raggiungimento, mancato congiungimento. I colori della vividezza precedente vengono vissuti come un unico grigio.

Per uscire dall’influenza dell’ombra di questo archetipo, l’uomo deve ritrovare la sua sana connessione con la “Madre” infinita, fuori e dentro di sé, e imparare che le basi per qualunque serio scambio emotivo e intimo risiedono nella capacità di nutrirsi da soli e di amarsi e di non dipendere da nessuno per il nostro “cibo”. Trovare l’infinito nutrimento già presente dentro di sé, per riuscire a creare rapporti bilanciati e soddisfacenti.

L’Amante è vitale ed è molto importante sapere usare questo lato di noi quando si tratta di raggiungere il successo. E l’Amante lo fa in particolare rallentando i tempi. Trovando gioia e presenza in ogni momento del percorso, senza precorrere niente e senza fretta né ansia. L’energia dell’Amante è quella che ti permette di essere totalmente presente in un’esperienza. È questo che ha il potere di riempire di gioia e di entusiasmo e di tenere alto lo stato vitale.

Se ti riesce difficile accedere a questo stato, gli uomini che scrivono di queste cose consigliano di crearti il tuo personale rituale per riuscirci. Ti servirà come ponte per avere accesso al tuo Amante interiore.

Lo puoi fare vivendo in modo zen anche solo un caffè la mattina: gustandoti quel momento completamente, anziché attaccarti ai social mentre fai altro. Puoi farlo assaporando ogni singolo boccone che mangi in piena presenza, consapevole della masticazione e di ogni melange di sapori, grato e conscio anche della storia e della provenienza di ogni ingrediente che ti sta nutrendo. Puoi farlo con una doccia, restando in consapevolezza e ascoltandoti, fisicamente ed emotivamente. O durante una passeggiata, o mentre semini in giardino, o in qualunque tuo momento privato tu voglia rendere tuo spazio sacro.

Potrai incontrare l’Amante che è presente dentro di te staccando tutto il resto e immergendoti in un’esperienza manuale, fisica/sensoriale o estetica.”

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