I SOCIAL E LA MANCANZA DI CONTENIMENTO

L’EMORRAGIA EMOZIONALE ED ENERGETICA

Mi è arrivato da YouTube questo video di Jordan Thornton guarda caso esattamente nei giorni in cui ragionavo su questo.

Pensavo a uno scritto di Margaret Mazzantini, di qualche anno fa, in cui lei metteva in guardia sul fatto che oggigiorno abbiamo perso contenimento.

Abbiamo perso quella capacità e quel tempo contenitivi tra il momento in cui abbiamo un’intuizione e il momento in cui le diamo forma per il mondo, o la comunichiamo al mondo in qualsiasi forma.

mancanza di contenimento

L’uso di internet, dei social media e anche il continuo bombardamento di stimoli e finestre apribili in contemporanea, ci ha portato realmente ad abbassare la nostra soglia di attenzione. Quindi anche la capacità contenitiva del pensiero, e, cosa più grave, delle emozioni.

Tutto viene sbattuto fuori quando è ancora in fase embrionale.

Certe persone sono riuscite a velocizzare i loro tempi tra l’intuizione e la “creatura” da condividere e si sono rafforzate nel potenziale energetico in modo da poterlo fare. Ma sono una minoranza.

E resta comunque che il tempo di gestazione dovrebbe essere un tempo sacro e uno strumento per esercitare sempre la nostra capacità di silenzio, di introspezione, di rielaborazione, di contatto con il nostro sé interiore e, appunto, di contenimento.

Guarda caso la nostra società manca completamente di contenimento: nel modo di reagire delle persone oggi, nel modo di esprimersi, in tutti i prodotti di tutti i campi, che guarda caso hanno perso in qualità e profondità, eccetera.

Qui di seguito, quindi, vado a condividere con voi parte del video di Jordan Thornton, super esperto di psicologia, che si chiama “Come smettere di condividere in modo eccessivo” – sottotitolo: “Perché hai bisogno di pensieri privati”.

Il suo pensiero va a completare il mio.

social media problematiche
Foto di Amílcar Vanden-Bouch

AGGIUNGO UN PAIO DI CONSIGLI MIEI PRIMA DI PROCEDERE

Il primo, che ho già dato a volte in passato, di darsi una disciplina riguardo i social media e, oltre alle cose che vi dirà il suo testo, inserire, per esempio, una giornata offline a settimana.

Consiglio, inoltre, di controllare il cellulare in orari prestabiliti e di non lasciare alla mercé della nostra mente libero accesso a internet in qualsiasi momento.

Perché è proprio così che smettiamo di ascoltare (noi stessi e gli altri) e che ogni volta che proviamo resistenza, paura, solitudine o altro tipo di disturbo o disagio, ci siamo creati una fuga sicura per scappare da noi, e da una possibile comprensione.

In questo modo, possiamo procrastinare la soluzione di un problema o il miglioramento di un nostro comportamento o una comprensione anche per anni.

Internet a portata di tasca e di mano è stata solo l’ultima e forse la più geniale creazione per aumentare la dispersione energetica del potenziale umano, dopo infiniti altri tipi di dipendenze e tossicodipendenze immesse sul mercato nei secoli, e soprattutto ai tempi nostri.

cellulare dipendenza
Foto di Marie

Un altro consiglio che vorrei dare è quello di non spalancare subito il nostro spazio privato al mondo appena svegli la mattina. Internet è un enorme porta-finestra sul mondo, senza vetri né ringhiera!

Quindi, di darsi un tempo tra il risveglio e il momento in cui si aprirà internet su computer o cellulare.

Idem prima di andare a dormire.

Idem quando siamo in compagnia di qualcuno, dal vivo.

Il nostro nido deve essere protetto da qualsiasi interazione esterna. Quindi da qualsiasi tipo di scambio, attacco, reazione o commento da parte di sconosciuti, ancor di più se diretto a noi – a meno che non si tratti del proprio coniuge, di un figlio o del proprio cane.

Gli orari, i giorni e i momenti devono essere dosati con cautela.

Non si parla di formalità, ma di questioni energetiche fondamentali per il nostro benessere mentale e per la nostra stessa evoluzione.

LE EMORRAGIE DI PAROLE

Vi è inoltre un eccesso di parole, sia nei nostri vocali che nelle nostre risposte sotto un post, mentre ci facciamo mangiare via il tempo in cui dovremmo vivere (ma sopratutto, restare in silenzio, con noi stessi, in ascolto).

Non è raro assistere a cascate di parole in ogni dove, oggigiorno, spesso ridondanti, quando non del tutto prive di interesse rispetto al tema proposto.

Proporrei di ricordare i “tre setacci di Socrate”, uno dei quali recita: “Quello che dici è utile?”

Le persone non sanno reggere la solitudine, anche perché forse non ce n’è mai stata tanta come oggi.

Ma le relazioni umane sono migliorate, oggi possono essere più vere, non più basate solo su convenzioni o obblighi familiari o culturali.

Quindi, le fasi di silenzio e di solitudine dovrebbero essere vissute come fasi contenitive, funzionali a settarci sulle frequenze realmente nostre, quelle che ci porteranno a incontrare “le persone giuste”, ossia quelle che sono sulle nostre corde, in tutti i campi.

Dovremmo smettere di permettere al cellulare di spostarci fuori dal nostro centro. Che è sacro e va protetto. Da chiunque.

Nella speranza che queste cose siano tenute in considerazione da noi adulti, per poi spiegarle anche ai giovani, ecco qui di seguito il discorso del bravissimo Jordan (riassunto e parafrasato da me).

internet e salute mentale
Foto di Gerd Altmann

SMETTI DI CONDIVIDERE TROPPO

Negli ultimi dieci anni, siamo passati dal tenere le cose per noi stessi al condividerle ovunque.

Abbiamo scordato che la privatezza è un valore.

Ho avuto modo di notare attraverso decine di pazienti quanto danno causi condividere a chiunque le proprie questioni private, soprattutto se si tratta di esperienze traumatiche, dolorose, intime.

La stessa cosa si può dire nei confronti delle persone che ti circondano fuori dal virtuale: se stai lavorando su qualcosa di traumatico, non è necessario che tu lo condivida con i tuoi genitori, con i tuoi zii e con tutto il tuo gruppo di amici.

È molto importante che questa condivisione resti per pochissime persone strettamente fidate, che lo meritano e che siano in grado di contenere quanto racconti.

Il problema è quando portiamo elementi che riguardano la nostra vita più interiore, privata, psicologica o spirituale in contesti non appropriati. Per esempio, la palestra, i colleghi di lavoro o, appunto, i social media.

Perfino con le persone a noi più intime e vicine non è consigliabile condividere proprio tutto prima di assimilarlo, se siamo davvero interessati a un percorso di crescita personale e di integrazione.

Certi processi interiori non vanno raccontati mentre li viviamo, semplicemente perché in questo modo andremo a disperdere il loro potenziale (N.d.R. sarebbe come aprire un fiore prima del tempo).

condivisioni via internet
Foto di Susan Cipriano

CHI DOBBIAMO PROTEGGERE?

La stessa condivisione in sé, in certe fasi della propria crescita interiore, va a interferire con il suo contenuto o con il suo corso, con la sua stessa energia.

Certi momenti hanno realmente bisogno di buio e di silenzio.

Un altro aspetto importante è quello di non condividere immagini o informazioni sui propri cari sui social media.

C’è un motivo per tutto questo. E più diventi popolare, più la tua privacy deve aumentare.

Non si tratta neanche tanto della tua persona come adulto.

La ragione che sta sotto tutto questo discorso è proteggere il tuo bambino interiore.

Se davvero lavori su te stesso e sei in contatto con il tuo bambino interiore, incontrerai un momento in cui ti sarà chiaro che il tuo bambino interiore ha bisogno di essere protetto e al sicuro.

Purtroppo, socialmente parlando, noi siamo e siamo stati ricompensati per divenire estroversi.

Ma a tutti probabilmente è capitato di sentirci violentati quando da bambini, a scuola o in un determinato momento, non avremmo voluto performare quella recita o parlare davanti a tutti in classe o altro.

Il bambino ha chiaro il momento in cui c’è bisogno di buio e di silenzio, di protezione, di privacy.

proteggi il tuo bambino interiore
Foto di Victor Salazar

Il tuo bambino interiore è ancora così.

Il tuo bambino interiore ha da elaborare dei dolori inespressi e al bambino non piace essere pubblico. Nonostante questa società continui a premiare l’immagine di chi si butta, si rende pubblico e pratica l’estroversione.

La frase iniziale di Facebook “What’s on your mind?” – “A che cosa stai pensando?” a livello subconscio ha lavorato per anni in ciascuno di noi, finché più o meno tutti prima o poi siamo caduti nella tentazione di uno sfogo pubblico, tradendo il nostro bambino interiore e omettendo di proteggerlo in quel frangente.

Ci sono persone bellissime che magari ti seguono da anni, ma là fuori c’è tutto il mondo.

Perché dovrei portare la parte più vulnerabile di me a essere vista da tutti, nuda e magari in un momento di difficoltà?

Quando stai male e vomiti, o quando hai una ferita sanguinante, o quando te la sei fatta sotto, sicuramente non ti farebbe piacere essere esposto al pubblico.

Se impari ad onorare il tuo spazio privato, questo avrà un impatto fortissimo su qualunque lavoro su di te.

A quel punto, vedrai che le cose iniziano a cambiare.

Per chi viene inoltre dal mondo olistico o della crescita personale, un’eccessiva condivisione può portare a diventare performativi, a mettere in mostra le proprie conquiste, oppure certamente a disperdere energie a forza di spiegarsi, rispondere, commentare.

Possiamo rimanere intrappolati nella nostra stessa narrativa e annegare in un mare di parole, rigurgitando fuori il cibo trovato prima ancora di averlo digerito.

Che è proprio il contrario di ciò che pratichiamo in meditazione e in qualsiasi percorso di consapevolezza.

La condivisione può avvenire solo laddove tu ti sia assicurato di avere assimilato il processo, che il tuo bambino interiore sia protetto e che la tua vita privata ne rimanga fuori.

La privacy è un valore è una virtù.”


Il Bosco Femmina, Sonia Serravalli 
www.soniaserravalli.com
info@soniaserravalli.com
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