RISVEGLIARSI AL FUOCO

RIPRENDIAMOCI IL FUOCO

“Chi è vicino a me è vicino al Fuoco…” (dal Vangelo secondo Tommaso, 35)

Negli ultimi decenni, la volontà di allontanare le persone dagli elementi naturali ha sferrato il suo ultimo colpo di coda.

A noi fare sì che sia l’ultimo. Risvegliandoci, per esempio, al fuoco.

noi e il fuoco
(Foto: Pinterest)

Negli ultimi decenni, le candele nelle chiese sono state sostituite con finti lumini elettrici.

Il fuoco del forno con cui cuocevamo il pane e i nostri pasti ci è stato tolto e non abbiamo avuto scelta: ora tutti forni elettrici e fine della storia.

È stata portata avanti una campagna contro l’esposizione al nostro sacro sole.

Nello stesso tempo, ci hanno proibito i falò e i fuochi da campo.

Risvegliarsi al fuoco significa innanzitutto rendersi conto di questo fenomeno.

Risvegliarsi al fuoco significa cercarlo, interagire con esso, usare le candele al posto della luce elettrica, qualche volta, accendere il caminetto o cercare amici che ce l’abbiano, praticare le meditazioni del sole e stare al sole ogni volta che la nostra pelle ne senta il bisogno (ed è molto chiaro sentire quando è troppo o quando è poco, se ci ascoltiamo).

Risvegliarsi al fuoco significa attivarsi affinché possiamo ritornare a radunarci attorno a un falò la sera, in totale sicurezza per noi e per l’ambiente.

Risvegliarsi al fuoco significa trovare il modo di cucinarsi ancora qualche cibo sulla sacralità vitale di questo elemento.

Risvegliarsi al fuoco significa tornare a utilizzare qualche forma di fuoco nei nostri rituali (piccolo fuoco da campo, candele, stufe, caminetti…).

Pretendiamo di risvegliarci al fuoco.

Quando bruciarono molte di noi, non sapevano che saremmo tornate al mondo con la sua forza nel cuore e la sua sacralità in tutto ciò che facciamo…

“Alcune donne temono il fuoco, alcune semplicemente lo diventano” (Cit.)

“Quando nel fuoco un albero muore,
Per l’ultima volta offre il suo fiorire,
Le gelide mani, dalla fuliggine nere,
Si sentono a casa, accarezzano amore.
Un libro sulla sbiadita poltrona,
Il calice rosso, calzini di lana.
Assopito maglione ed io zarina,
Regina del fuoco, finché arde il camino.”
(Per voi, poesia e foto di Tania Sher)

Dopo avere scritto il brano sul fuoco, ho trovato questo video, con le parole di C. G. Jung:


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