rituali

IL CUORE DELL’INIZIAZIONE

L’INCONTRO CON IL MALE

Per chi si occupa del mio settore d’interesse, in particolare psicologia e antropologia, è ormai tema noto quello dell’assenza delle iniziazioni nella nostra cultura e di tutti i danni che tale mancanza ha creato e sta creando nella nostra società di adulti mai-iniziati, o auto-iniziati.

“Iniziazione” resta per molti un termine oscuro, velato di mistero quando non di qualcosa di esotico o di losco. Ma l’iniziazione è una parte integrante della crescita umana, in particolare della parte maschile dell’umanità e di tutti noi, e posso spiegarvi a livello molto pratico, attraverso il mio vissuto diretto, cosa comporti nelle nostre esperienze di adulti una sua cancellazione.

rito di passaggio
Foto di Cor Gaasbeek

Vi annoio solo un istante con qualche chicca di teoria, prima di entrare nella parte viva e a noi tutti vicina della materia. Per iniziazione si è sempre inteso, in tutte le culture, quel fondamentale rito di passaggio che comporta determinate prove, fisiche o psicologiche o di entrambi i generi, tra gli otto anni e gli anni della pubertà, a seconda delle culture, per operare simbolicamente e inconsciamente:

@ il distacco del ragazzo dalla sfera di influenza della madre, dal suo cordone ombelicale energetico

@ l’ingresso nella cerchia degli uomini adulti (o delle donne adulte, nel caso dei rari riti di iniziazione al femminile)

Ma soprattutto, udite udite, ed è questo il tema che ci sta più a cuore in questo articolo:

@ il confronto con il Male. L’incontro con la “Bestia” (il proprio lato selvatico e incontrollabile e l’incontro con il lato selvatico e spietato della vita stessa) e il confronto con il “Maligno”.

Tale rito di passaggio si è sempre operato attraverso una serie di passi rituali precisi che variano da società a società e attraverso una serie di simboli fondamentali per l’inconscio della persona, per sfondare la “campana di vetro” o il “letto di bambagia” e rendere la persona in grado di cavarsela anche di fronte all’imprevedibile, all’attacco, alla parte oscura della vita – degli eventi, degli altri e di se stessi.

Detto questo, confesso che solo da poco ho compreso quanto, in particolare dalla New Age in poi, ma anche e soprattutto a causa della cultura capitalistica e dell’immagine, tantissimi di noi siano cresciuti negando il male. Minimizzandolo, raggirandolo, coprendolo con farmaci o distrazioni, rendendolo invisibile.

Avulsi dalla tanto venerata Verità.

cenere
Foto di Anke Sundermeier

– Lo ha fatto in primis la TV, poi tutti i mass media, le industrie cosmetiche e il business della chirurgia estetica, con il tentativo ossessivo di nascondere ogni “difetto”;

– Lo fanno la medicina e la scienza, negando le cause prime della malattia, prolungando la vecchiaia (non tanto la vita in salute) ma cercando poi di nasconderla coi mezzi di cui sopra ed altri mezzi, oltretutto nel tentativo ossessivo di scappare alla morte, di trovare finalmente “l’elisir di lunga vita”;

– Lo hanno fatto e continuano a farlo tutti quelli che Robert Bly chiama “gli illuminazione-dipendenti” e che su un gruppo di FB ho trovato sbeffeggiati come “i fulminati della Shakti”: ossia tutte quelle persone che si illudono che intraprendere un percorso spirituale significhi, appunto, annullare il male per sempre, passarci sopra, seminarlo, superarlo, trascenderlo una volta per tutte, scordarlo indietro.

Ecco, queste persone mi hanno sempre risvegliato uno spiacevole senso di allarme e una certa inquietudine. Sempre Robert Bly, nel suo splendido testo “Iron John – A book about men”, riguardo questa tendenza (ed erano decenni fa!), ci dice:

“L’uomo ossessionato dall’oro, il giovane New Age o lo yuppie, è sostanzialmente colui che ancora non ha avuto a che fare con la cenere.”

Dove la cenere rappresenta il marciume, il decadimento (dell’albero bello e forte), la morte, la discesa, la caduta. L’affrontare e abbracciare la Verità che, finché si è vivi, la vita possiede anche un lato oscuro, e che non puoi scordartene o ignorarlo o seminarlo. E, se lo fai, ne divieni pure complice.

Non c’è da meravigliarsi se una cultura che ha cancellato i rituali di iniziazione come sacrosanto punto cardinale della crescita e di una vita sia poi finita a venerare solo il lato luminoso delle cose e a rinnegare il male e a negare che il male esista.

Ed ecco qui la mia parte di esperienza diretta: lo ammetto, ho vissuto fino a poco tempo fa in questo modo, senza esserne consapevole. Anch’io mi ero illusa che, con la forza del mio ottimismo, della mia fede e del mio percorso spirituale, sarei riuscita a trasformare il male immediatamente, ogni volta che mi si fosse presentato davanti.

Sarebbe bastata la mia energia – ma certo.

– Gli incidenti mi avrebbero scostata,

– l’intuito mi avrebbe sempre e solo guidato verso esperienze piacevoli (e non verso quelle utili ed evolutive, magari pure dolorose!) e

– l’eventuale cattiveria di una persona sarebbe stata disinnescata dal mio sincero interesse nel loro caso…

Non avevo compreso la lezione fondamentale, ed è la lezione chiave che manca in tutta la nostra cultura e in quasi tutti i nostri uomini.

rito di passaggio
Foto di RD LH

La lezione magistrale che un’iniziazione ci avrebbe dato

Ossia, il pieno riconoscimento dell’esistenza del Male come passo necessario per uscire dalla propria dannosissima ingenuità ed entrare in un’obiettività adulta e sana. Nella forza di chi regna sul proprio regno, di chi si assume su di sé tutta la responsabilità dei propri accadimenti; ospitalità e sani confini inclusi, con aperture e chiusure, con inviti e con rifiuti e difese.

I vari santoni odierni ci insegnano con una facilità allarmante che “tutto si trasforma”: certo, è vero, ma non lo trasformi con lo schioccare delle dita. Lo trasformi dopo interi percorsi nella dimensione terrena e molto probabilmente nell’arco di migliaia di vite, risalite e ritorni.

Si è pericolosamente confusa la teoria dei massimi sistemi (ossia, un giorno la Luce arriverà ovunque e il Buio sparirà) con il confronto umano con la vita quotidiana, per il quale ci sono state cancellate completamente le chiavi, le indicazioni, il libretto di istruzioni. Sarà pure tutto illusorio dal punto di vista dello Spirito, un ologramma, sì, ma non lo è mentre sei uomo, mentre sei donna, mentre sei in vita.

Per questo i giovani si mettono in pericolo o compiono azioni che a un adulto paiono inconsulte o imprudenti: stanno inconsciamente e disperatamente cercando un rito di iniziazione che permetta loro di sfondare quel muro, di sporcarsi le mani anche con l’oscurità, prima che sia essa a trovarli impreparati e a piombare loro addosso. Magari attraverso una malattia, un lutto, un incidente o una perdita quando si sono già cristallizzati nell’idea di una società performante che, se paghi o se preghi, può mantenerti giovane, perfetto e invulnerabile per sempre.

Non ci ho messo una volta a capirla, ce ne ho messe tante, ma tante. Decenni pieni, e botte. Ho dovuto sbatterci la testa fino a, metaforicamente ma non meno dolorosamente, farne uscire il sangue.

Non capivo dove sbagliassi. Cambiavo strada e spiegazioni, ma poi risuccedeva. Giuro che è stato solo quest’anno a darmi le risposte. E l’ha fatto con tuoni più roboanti del solito, attraverso un paio di eventi davvero destabilizzanti, che poi mi hanno portata a persone e a un libro che mi hanno dato entrambi la tanto ricercata chiave.

E qual era l’enigma?

Che vivevo davvero come se il male fosse un secondo incidentale e il bene tutto ciò che esiste.

Che giustificavo tutti e qualunque comportamento, cercando di salvare il salvabile del lato umano e divino.

Che, soprattutto, sentivo come mio dovere e responsabilità salvare la faccia a tutti, anche davanti al più grande tradimento o al comportamento più bieco, e in nome della sacra “compassione” neanche mi difendevo (concetti fondamentali, ma guai se utilizzati per negare il male, il pericolo, il danno che possiamo farci!).

Infine, vi aggiungo, applicavo lo stesso a me, giustificando così attraverso la spiritualità una totale mancanza di struttura e di disciplina. Giustificando e difendendo come buoni e giusti la mia ingenuità e il mio candore, rimasti allo stadio prepuberale, per non volermi sporcare le mani con “la cenere”. Entrare a farvi parte. Come esperienza sine qua non della vita nella dimensione umana.

(Articolo: “Lilith, chi sei? Integrazione dell’ombra”)

iniziazione
Foto di OpenClipart-Vectors

Pericoli della negazione del Male

Negare il male fa sì che esso si gonfi ed esploda prima o poi in maniera fragorosa nella nostra vita. È una legge terrena: tutto ciò che viene negato e non considerato, visto e affrontato apertamente, diventa una bomba a orologeria.

Negare il male ci espone dunque a seri pericoli, possiamo farci molto male, al punto da spezzarci davvero, quando una “dose omeopatica” dell’ombra, del lato oscuro delle cose, come quella operata dalle iniziazioni, ci avrebbe vaccinati ad esso e avremmo poi saputo come affrontarlo per il resto della nostra vita. Questo era lo scopo primario delle iniziazioni.

Negare il male, inoltre, ci rende tronfi, ci fa identificare con il nostro Ego anche in età adulta, ci fa vivere nell’illusione laddove si scambia l’apprendimento dell’utilizzo delle nostre potenzialità divine con l’essere Dio e l’unico Dio, al di sopra di tutti gli altri.

Badate: sto parlando delle cause sottostanti i maggiori problemi contingenti dell’epoca odierna.

Un libro sacro

Sì, considero il sopracitato libro di Robert Bly (poeta statunitense del secolo scorso, appassionato di psicologia maschile, organizzatore di cerchi di uomini e attività inerenti) davvero un libro sacro (“Iron John – A book about men”). Esso contiene davvero delle chiavi, chiavi che nessuno ci aveva consegnato a scuola, né a casa, né certamente durante il rito dei sacramenti (probabilmente la loro sede più adeguata).

Dispongo del PDF tradotto in italiano, che non si trova in rete, purtroppo – se vi iscrivete alla newsletter del bosco/blog e mi mandate un messaggino posso inviarvelo gratuitamente per email.

Esistono libri interi sul tema delle iniziazioni, vi invito a cercarli, quindi mi fermo qui, o le cose da dire sarebbero ancora tante, troppe. Specie quando compendi che tutto questo ci riguarda direttamente, quotidianamente, oggi; che non si tratta affatto di concetti per antropologi che vanno a studiare una qualche tribù della foresta amazzonica.

Vi lascio con alcuni brani dello stesso Bly.

“Nel corso della parabola discendente si può ricevere qualche istruzione sul lato oscuro di Dio, sul lato oscuro della Grande Madre.”

 

“Fare esperienza del Maligno è un modo per compensare la precedente vita fra le nuvole.”

 

“Il sangue freddo di alcuni uomini non è che un indice del fatto che hanno saltato la fase delle ceneri.”

Il potere della strega

Importantissimo, la risposta per tanti:

“Nella nostra cultura i giovani uomini desiderosi di incontrare Baba Yaga immaginano sovente di poterla “uccidere”. Sognano l’annientamento, la vittoria totale, ma dalle storie appare chiaro che tali fantasie appartengono solo ai non iniziati. L’unica maniera per sfuggire il potere della strega è che il giovane sviluppi un’energia pari alla sua, altrettanto violenta, selvaggia, astuta e chiara negli intenti.

Quando un giovane si presenta alla sua dimora dimostrando a se stesso di avere raggiunto un pari livello di intensità, di determinazione e di rispetto per la verità, Baba Yaga potrà finalmente chiedere: “Bene, cosa vuoi sapere?”

(Baba Yaga o Baba Jaga: “Mostruosa vecchietta dotata di poteri magici e vari oggetti incantati, spesso paragonata a una strega o a un’incantatrice, è un personaggio per lo più negativo che a volte agisce in qualità di aiutante del protagonista del mito, spesso con funzioni iniziatiche” – fonte Wikipedia)

Qui sotto il mio video, con altri concetti ancora: “SOFFRIAMO PER L’ASSENZA DI UN’INIZIAZIONE”

 


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