VIVERE NEL BOSCO
FILOSOFIA DI VITA, STRATEGIE PRATICHE E POSSIBILITA’ IN ITALIA
Vivere nel bosco non significa necessariamente abbandonare tutto e costruirsi una capanna lontano dalla civiltà…
(Foto di copertina: Sonia Serravalli)
… Per alcune persone è una scelta radicale di vita, per altre è il desiderio di recuperare un rapporto più diretto con la natura (e con se stessi), ridurre i consumi, magari fare l’orto, usufruire dei frutti selvatici, imparare a fare a meno di ciò che non è indispensabile e ritrovare un ritmo più umano. Più naturale.

Negli ultimi anni, l’idea di vivere nel bosco, o comunque di vivere nella natura, ha attirato sempre più persone. Alla ricerca di una vita meno frenetica, si aggiungono il desiderio di maggiore autonomia, l’interesse per l’autosufficienza, la permacultura, la bioedilizia e uno stile di vita più semplice.
Come si può trasformare questo desiderio in un progetto concreto e sostenibile?
VIVERE NEL BOSCO COME FILOSOFIA DI VITA
Una delle strategie più realistiche consiste nel cercare una proprietà che abbia già un’abitazione regolare – o da ristrutturare in parte.
Nel primo caso, il progetto può concentrarsi sulla trasformazione dello spazio circostante. Un’abitazione esistente può diventare il centro di un piccolo ecosistema autosufficiente composto, per esempio, da:
- orto;
- frutteto;
- spazio per le piante aromatiche;
- raccolta dell’acqua piovana;
- compostaggio;
- legnaia;
- pannelli fotovoltaici o altri sistemi di produzione di energia libera (vedi sotto);
- sistemi di riscaldamento efficienti;
- spazi per conservare gli alimenti;
- area per gli attrezzi;
- zone lasciate completamente selvatiche.
In questo modo il bosco non viene trasformato in un giardino artificiale: al contrario, si cerca di abitare il territorio lasciandogli il più possibile la propria struttura naturale.
(Potrebbe interessarti anche: “L’asilo nel bosco”)

L’ACQUA: LA PRIMA VERA QUESTIONE PRATICA
Chi sogna una vita nel bosco spesso pensa prima alla casa. In realtà una delle prime domande dovrebbe essere: da dove arriva l’acqua?
Una sorgente può sembrare una risorsa straordinaria, ma occorre verificarne effettivamente disponibilità, qualità e utilizzabilità.
Se hai la possibilità di una sorgente, puoi usufruire di acqua viva, oltre che buona – priva di cloro ed altre sostanze utilizzate in acquedotto, non immagazzinata in maniera artificiale e lontano dal suo flusso in natura – ritengo questo aspetto uno dei più importanti, se se ne ha la possibilità.
Anche un pozzo non è semplicemente una questione tecnica: la sua realizzazione e il prelievo dell’acqua possono essere soggetti a specifiche disposizioni.
Una strategia più semplice può essere integrare diverse fonti: acquedotto, quando disponibile, raccolta dell’acqua piovana per gli usi consentiti, eventuale pozzo regolarmente autorizzato e sistemi efficienti di riduzione dei consumi.
L’obiettivo non dovrebbe essere avere acqua infinita, ma imparare a utilizzarla con intelligenza.
(Vedi anche: “I significati del bosco”)

ENERGIA E AUTONOMIA
Vivere nel bosco può diventare anche un’occasione per ridurre la dipendenza energetica.
Il fotovoltaico permette di produrre energia elettrica direttamente sul posto e può essere integrato, a seconda delle esigenze e delle caratteristiche dell’abitazione, con sistemi di accumulo.
Ma l’autosufficienza energetica non significa necessariamente vivere completamente scollegati dalla rete.
Spesso è più sensato progettare un sistema ibrido: ridurre drasticamente i consumi, migliorare l’isolamento dell’edificio, utilizzare elettrodomestici efficienti e produrre una parte dell’energia necessaria.
La vera autonomia comincia dalla riduzione del bisogno e delle cattive abitudini. da una maggiore consapevolezza del valore e della qualità dell’energia, oltre che dal suo “costo” in termini di impatto ambientale.
Vedi l’ultimo paragrafo a fine articolo per più specifiche sulla produzione energetica.

RACCOGLIERE E COLTIVARE IL PROPRIO NUTRIMENTO
Un orto può rappresentare uno dei primi passi verso una vita più autonoma.
Non è però necessario trasformare immediatamente tutta la proprietà in un’azienda agricola.
Si può iniziare con poche colture resistenti e adatte al clima locale, imparando progressivamente a:
- conservare i semi;
- produrre compost;
- pacciamare il terreno;
- raccogliere e conservare i prodotti;
- coltivare piante aromatiche;
- creare un piccolo frutteto;
- conoscere le piante spontanee commestibili.
Il bosco stesso può diventare un maestro di osservazione: imparare a riconoscere specie vegetali, tracce animali, funghi, cicli stagionali e trasformazioni del paesaggio porta a sviluppare una conoscenza del territorio che difficilmente può essere acquisita sui libri soltanto. E che non puoi sviluppare in città.
E IL LAVORO?
Il lavoro da remoto ha reso più semplice immaginare una vita lontana dalle grandi città per chi dispone di una buona connessione.
Altre possibilità possono riguardare agricoltura biologica e sostenibile, permacultura, apicoltura, artigianato, educazione ambientale, ospitalità rurale, attività legate al turismo naturalistico, produzione alimentare o forestale (informandosi sulle norme del luogo quando necessario).
Una possibilità interessante è quindi pensare alla proprietà non soltanto come luogo in cui abitare, ma come piccolo ecosistema capace di sostenere diverse attività.

VIVERE NEL BOSCO IN ITALIA: UN PROGETTO GRADUALE
Forse il modo più intelligente di avvicinarsi a questo stile di vita è non fare subito il salto definitivo.
Si può iniziare sperimentando.
Un periodo in una casa rurale.
Un orto.
Qualche mese trascorso in una zona interna.
Un progetto di permacultura.
La partecipazione a una comunità rurale.
La gestione di un piccolo terreno.
Questo permette di capire una cosa fondamentale: ci piace davvero vivere nella natura oppure ci piace l’idea di vivere nella natura?
Sono due esperienze molto diverse.
Il bosco è bellissimo, ma porta con sé freddo, caldo, insetti, fango, manutenzione, animali, rumori notturni, alberi da gestire, problemi di accessibilità, adattabilità iniziale, a volte solitudine o isolamento e una maggiore distanza da molti servizi.
Proprio per questo il progetto dovrebbe essere costruito non contro queste caratteristiche, ma insieme ad esse.
Ti segnalo un paio di canali YouTube in cui si intervistano persone che vivono in natura e in diversi gradi di autosufficienza – video piacevolissimi!
IL VERO SIGNIFICATO DELL’AUTOSUFFICIENZA
Forse, alla fine, vivere nel bosco non significa diventare completamente indipendenti dal mondo. Nessuno è davvero autosufficiente.
Significa piuttosto ridurre le dipendenze non necessarie, recuperare competenze che abbiamo delegato quasi completamente alla società industriale e imparare nuovamente a fare alcune cose con le proprie mani.
Significa sapere da dove proviene il cibo, quanta acqua consumiamo, quanta energia utilizziamo e cosa accade ai nostri rifiuti.
Significa anche sviluppare un rapporto diverso con il tempo.
Nel bosco non esiste la stessa separazione tra vita e ambiente che sperimentiamo in città. Il luogo in cui abitiamo diventa contemporaneamente casa, paesaggio, fonte di risorse, scuola e responsabilità.

VIVERE NEL BOSCO: UN RITORNO AL FUTURO
Il desiderio di vivere nel bosco può sembrare un ritorno al passato. In realtà può essere anche un modo per sperimentare forme nuove di abitare il futuro.
Tecnologie moderne, energia rinnovabile, connessione digitale, bioedilizia, agricoltura rigenerativa e antiche conoscenze possono convivere.
La sfida non consiste necessariamente nel fuggire dalla civiltà, ma nel trovare una relazione più equilibrata con essa. E utilizzare le conoscenze moderne accordandoci con e assecondando la natura e non forzandola, imponendosi o distruggendola.
E forse è proprio questo il punto più interessante: non vivere contro il mondo, ma scegliere con maggiore consapevolezza quale mondo vogliamo portare con noi nel bosco.
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OLTRE IL FOTOVOLTAICO: ENERGIA REALMENTE RINNOVABILE
Fotovoltaico a parte, esistono altre possibilità per produrre energia da fonti realmente rinnovabili: eolico, idroelettrico, geotermico e, in alcuni contesti, biomassa proveniente da residui organici realmente sostenibili (piccole quantità di residui legnosi locali).
La scelta, però, dovrebbe partire dalle caratteristiche del luogo e non dalla moda del momento.
Un piccolo impianto eolico ha senso dove il vento è costante; il micro-idroelettrico dove esistono acqua e dislivello adeguati; la geotermia dove le condizioni del terreno la rendono praticabile. Anche la biomassa va valutata con attenzione, perché non tutto ciò che viene definito “biomassa” è automaticamente ecologico.
Vivere nel bosco può significare anche questo: scegliere fonti rinnovabili, durevoli e riparabili, evitando soluzioni che spostano semplicemente l’inquinamento altrove o che producono, alla fine della loro vita, grandi quantità di materiali difficili da recuperare. E soprattutto ricordare che l’energia più sostenibile è quella che non abbiamo bisogno di consumare.
Hai provato l’esperienza? O hai un progetto che va in questa direzione? Racconta nei commenti!
Il Bosco Femmina, Sonia Serravalli
Chi sono
La donna che scrive nel bosco

