L’INSTABILITA’ COME MAESTRA
SCEGLI LA TUA VITA
Daniel Lumera in questo scritto dà espressione perfetta, forma e ragione a ciò che sento da sempre, ad un prezzo sociale ed emotivo altissimo, fino alla svolta di Ere a cui siamo finalmente giunti…
Respiro… Sì, sono ancora viva… E le parole che lui ha scritto, il mio cuore le ripete a me e agli amici da sempre.
Ti ritrovi?
(Leggi sotto)

“Vi ho raccontato di mia nonna e del suo desiderio di vedermi sistemato, come diceva lei, prima di morire. Col nonno aveva conosciuto la guerra e tutte le privazioni che aveva portato, durante e dopo.
A quel tempo, sistemarsi rappresentava la possibilità di sopravvivere e un privilegio che avrebbe inciso sulla vita dell’intera famiglia. Nel linguaggio comune, in generale, sistemarsi evoca stabilità, sicurezza, una casa, un reddito garantito.
È la promessa di quiete, di un riparo dalle tempeste dell’incertezza.
Ma quante volte, nel desiderio di farlo, ci siamo infilati in ingranaggi che inghiottono il respiro e spengono la voce interiore?
E così sistemarsi diventa entrare in un sistema, collocarsi.
Questo verbo mi ha sempre fatto venire l’orticaria, perché porta con sé il bisogno di allineare se stessi a un ordine esterno (un contesto, un ruolo).
Salvo rarissime eccezioni, porta a piegare i propri talenti a logiche che non li onorano: un titolo, un ufficio, un numero in più nel bilancio, purché tu rinunci alla scintilla che ti rende unico.
Diventa allora un compromesso: abiti un luogo sicuro, ma la tua anima resta in affitto.
(Leggi anche: “Bassa autostima – L’autosabotaggio nascosto”)
Ti viene offerta l’illusione di un rifugio dalla vita, ma quella sicurezza è un castello di carta.
Ti senti protetto finché tutto sembra filare liscio, ma basta un cambiamento di vento per scoprire che quel tetto non era solido. Nel frattempo i tuoi talenti, rinchiusi nei cassetti della routine, perdono vigore; diventano ricordi sbiaditi di ciò che avresti potuto essere.
Una risorsa inespressa e un crimine contro la vita.
La vera casa del talento è invece la vocazione.
Più che cercare di sistemarci, forse dovremmo imparare ad abitare la nostra vocazione.
Una casa non è fatta di quattro mura immutabili, ma di spazi vivi, che dialogano con tutto ciò che è inatteso.
Per questo diventa così importante fare i conti con l’instabilità: un movimento che ci preserva dall’omologazione e ci allena ad andare verso la vocazione.
sistono tanti tipi di instabilità: emotiva, relazionale, mentale, economica.
Spesso viene utilizzata per generare paura e farci ancora più a modelli di successo standardizzati.
Cosa sono gli head hunter se non questo? Procacciatori di talenti da mettere al servizio di un sistema incurante della vocazione.
Siamo stati educati a pensare che i nostri talenti siano merce preziosa da capitalizzare, strumenti da affilare e incanalare verso obiettivi esterni: carriera, strategie di branding, indicatori di performance. Competenze e abilità inserite in contesti che ne massimizzino il profitto. […]
Una sola persona che senta il respiro della propria vocazione può rianimare un intero team.
I tuoi talenti non sono stati dati per alimentare il circo dell’ego, i bilanci trimestrali, bensì per servire una chiamata anteriore più ampia, un proposito che nutra il mondo.
Oggi il fulcro della questione è un tema spirituale, di risveglio di coscienza e consapevolezza.
Anche la vocazione utilizza l’instabilità, ma non come spauracchio: deve scuoterci, destarci, far cadere le stampelle esterne a cui ci appoggiamo.
Una destabilizzazione che ci spinge a sperimentare, reinventarci, così che i nostri talenti non debbano sottostare al mero profitto, ma possano divenire semi di cambiamento.
Una instabilità che funzioni da medicina.
Dovremmo imparare a riconoscerla e impegnarci affinché sistemarsi significhi mettere in ordine la nostra vita secondo la misura del nostro cuore.”

Poi, riapro il libro a caso e…. :
“𝙲𝚒 𝚑𝚊𝚗𝚗𝚘 𝚒𝚗𝚜𝚎𝚐𝚗𝚊𝚝𝚘 𝚊 𝚝𝚎𝚖𝚎𝚛𝚎 𝚒𝚕 𝚍𝚒𝚜𝚘𝚛𝚒𝚎𝚗𝚝𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘.
𝙰 𝚎𝚟𝚒𝚝𝚊𝚛𝚎 𝚕𝚎 𝚜𝚝𝚛𝚊𝚍𝚎 𝚌𝚑𝚎 𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚊𝚙𝚙𝚒𝚊𝚖𝚘 𝚜𝚙𝚒𝚎𝚐𝚊𝚛𝚎, 𝚊 𝚛𝚒𝚏𝚞𝚐𝚐𝚒𝚛𝚎 𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚜𝚖𝚊𝚛𝚛𝚒𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚏𝚘𝚜𝚜𝚎 𝚞𝚗 𝚜𝚎𝚐𝚗𝚊𝚕𝚎 𝚍𝚒 𝚍𝚎𝚋𝚘𝚕𝚎𝚣𝚣𝚊, 𝚍𝚒 𝚜𝚌𝚘𝚗𝚏𝚒𝚝𝚝𝚊.
𝙻𝚊 𝚌𝚛𝚎𝚍𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚌𝚑𝚎 𝚙𝚎𝚛𝚍𝚎𝚛𝚜𝚒 𝚎𝚚𝚞𝚒𝚟𝚊𝚕𝚐𝚊 𝚊 𝚏𝚊𝚕𝚕𝚒𝚛𝚎 è 𝚕’𝚘𝚜𝚝𝚊𝚌𝚘𝚕𝚘 𝚙𝚒ù 𝚐𝚛𝚊𝚗𝚍𝚎 𝚍𝚊 𝚜𝚞𝚙𝚎𝚛𝚊𝚛𝚎 𝚗𝚎𝚕 𝚌𝚊𝚖𝚖𝚒𝚗𝚘 𝚟𝚎𝚛𝚜𝚘 𝚒𝚕 𝚙𝚛𝚘𝚙𝚛𝚒𝚘 𝚜𝚟𝚊𝚍𝚑𝚊𝚛𝚖𝚊.”
Daniel Lumera dal libro “SCEGLI LA TUA VITA – Vocazione, significato, talento: come trovarli dentro di sé”
Il Bosco Femmina, Sonia Serravalli
Chi sono
La donna che scrive nel bosco
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